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Se è vero che il 2012/13 è stata la stagione della rinascita per la Fiorentina dei Della Valle, lo stesso non può essere detto per quella attuale. La stagione 2013/14 sarebbe dovuta essere infatti per tutti i fiorentini il momento del salto di qualità, tanto atteso da Montella e compagnia, mai però realmente avvenuto. Doveva essere la stagione della definitiva consacrazione, anche a livello europeo, puntata, anzi glorificata, dalla splendida coppia Gomez-Rossi, dalla qualità sublime del centrocampo viola e dall’agonismo dei vari Gonzalo, Savic e Roncaglia. Eppure qualcosa è andato storto, colorando a più riprese tutta l’annata gigliata di tinte fosche che hanno avuto il merito ultimo di far calare una triste aria grigia su tutto il mondo viola.

STAGIONE FIORENTINA Era iniziata nel migliore dei modi, in un’afosa Firenze d’agosto, con Rossi subito redivivo e Mario Gomez che sembrava sulla retta via di “iniziazione” alla massima serie del nostro paese; sensazione ribadita poco dopo nella partita di Genova dove la premiata coppia gigliata riuscì a dimostrare appieno le proprie qualità offensive andando ripetutamente in gol. Poi però, quasi fosse un romanzo di stampo romantico, il tutto si è bloccato, l’infortunio del pezzo pregiato del mercato proveniente da Monaco e la conseguente metamorfosi della squadra, obbligata a mettere da parte gli automatismi che sembravano ingranare per far spazio ad un nuovo modulo capace di far fronte alle defezioni di Gomez stesso, a quella di Cuadrado e di Ilicic. Nel frattempo si leva l’impegno europeo, quell’Europa League vero e proprio obbiettivo stagionale, con conseguente dispendio di energie sia nervose che fisiche. E’ stato allora il momento della ribalta per i vari Joaquin, Matos e Vargas, giocatori che si sono rivelati più che utili comprimari di una formazione che sembrava sempre più ansimante con l’andare degli impegni. Difficile però reggere e onorare al meglio tutti i fronti, soprattutto dopo la pausa invernale, al ritorno della quale la squadra di Montella si è vista privata dell’altro pezzo da novanta: Giuseppe Rossi. La bocca da fuoco viola, capocannoniere del campionato con 14 centri, costretto nuovamente alle stampelle e all’ennesimo stop della sua, a dir poco, sfortunata carriera.

FIORENTINA-JUVENTUS ALL’INFINITO Vuoi o no è stato l’impegno principe di tutta la stagione per entrambe le squadre, per la Juventus l’andata a Firenze fu l’incipit del cammino devastante che tutt’ora la vede protagonista, per la viola il momento di riscatto capace di donare forza e motivazioni nel non tralasciare il campionato. Tre scontri più tardi non si può dire che la situazione sia la stessa, a farne le spese a lungo andare è stata proprio la formazione allenata da Vincenzo Montella, fuori sia dalla competizione nazionale che da quella europea, distanziata oltremodo da quel Napoli che la stessa Fiorentina si troverà di fronte in campionato domani e che difficilmente riuscirà nell’impresa di mettere in difficoltà per quanto riguarda il capitolo 3° posto. Una sfida infinita che ha lasciato in casa viola malumori e tristezza, oltre qualche altro infortunato illustre (Pizarro), tanto per non farsi mancare nulla, e qualche considerazione utile per il futuro però fortemente critica riguardo il presente. Come prima cosa la mentalità, non si può perdere sempre la partita giusta per il definitivo salto di qualità, è successo contro il Napoli a Firenze, a Roma contro gli uomini di Garcia, si è ripetuto tristemente contro i bianconeri; viene da pensare che quello che manchi alla viola, costernata da infortuni questo è chiaro, sia quella voglia di andare oltre il risultato, aldilà dell’agonismo, mettendo in campo quella rabbia che è tipica di chi conosce le proprie prerogative ed è pronto a tutto pur di arrogarsi un risultato reputato giusto, proponendo quindi quell'”arroganza doverosa” che permea i grandi team. Secondo spunto è la mancanza di un giusto ricambio in attacco, la sfida contro la Juventus ha dimostrato come la Fiorentina sia rimasta in campo finchè Gomez non ha alzato bandiera bianca, stremato il tedesco ha lasciato il posto al “velino” Matri, capace di non toccare nemmeno un pallone in venti minuti e che poco o nulla ha fatto vedere anche negli ultimi incontri di campionato.

LA FIORENTINA E IL SUO GOLGOTA E’ stata una stagione in salita, quella che sembrava infatti inizialmente una via ferrata da affrontare con giudizio e dedizione è divenuta, a lungo andare, un vero e proprio Golgota degno delle migliori passioni cantate nei periodi pasquali. Il carattere romantico a cui si faceva riferimento prima è quindi sempre più scemato in un racconto ai limiti del grottesco, soprattutto a livello mentale, con tanto di “croce”, “corona di spine” e folla inferocita e incuriosita a fare da sfondo alla fatica di una squadra resa quasi “espiatrice” di una condanna donatagli dalla sfortuna e dal cinismo di un calcio di stampo tutto italiano. Se è vero infatti che ad inizio stagione, e buona parte di essa, l’obbiettivo è stato triplice, 3° posto in campionato, Europa League e Tim Cup, adesso non si può dire lo stesso, la Fiorentina è infatti già “caduta” due volte, in Europa League due giorni fa, in campionato diverso tempo addietro (a meno di evoluzioni che sembrano al momento inspiegabili), e in ogni episodio è finita per deformarsi, come abbattuta rimanendo quindi “sulle gambe”, gravando sulle stesse articolazioni che, ad ora, risultano sempre più malconce, proprio di chi cammina incessantemente su un terreno mal lastricato e tutto in salita, figurazione stessa di un vero calvario. Adesso c’è il Napoli in campionato, anteprima di quella finale che tutti vogliono vincere solo e soltanto quando si ritrovano a giocarla, il sentiero viola non è quindi finito, anzi  risulta essere più in salita che mai; rifacendosi quindi alla narrazione biblica che vede nostro signore cadere per tre volte prima di raggiungere la cima del suo Golgota, l’augurio che facciamo alla Fiorentina e a tutti i tifosi viola è quello che, almeno per una volta, la storia non si ripeta.    

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