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bonaventura

Nella vita di un calciatore si vive momenti contrastanti, c’è chi nasce, vive e cresce fenomeno, a 18/19 anni è già in pianta stabile in formazione di alto livello e ha tutto il mondo ai propri piedi, ci sono poi gli altri, quelli che fenomeni non sono nemmeno nati, crescono nel sogno di vestire una maglia importante, di lottare per qualcosa, e alla fine concludono la propria esperienza di calciatore barcamenandosi alla “bene e meglio” tra le varie serie. Giacomo Bonaventura non è ne l’uno ne l’altro, lui è semplicemente “Jack”, ragazzo mite e tranquillo prima ancora di essere l’ennesima scoperta tutta italiana dell’ incredibile vivaio della Dea.

JACK BONAVENTURA Classe 1989 come i vari Jovetic, Javi Hernandez o Pastore, marchigiano di San Severino, un piccolo comune di appena tredicimila anime, che lascia a soli 13 anni alla ricerca di quel sogno che si chiama calcio che lui venera fin dalla tenera età e che vede palesarsi nella sua stessa cameretta nel solo ammirare i poster dei suoi idoli bianconeri Del Piero e Zidane. Sogno questo che si materializza una domenica di maggio del 2008, quando subentra nel corso della partita Atalanta-Livorno terminata con il punteggio di 3-2 per i bergamaschi. Per la consacrazione bisogna però attendere, del resto la Serie A non è cosa per i deboli di cuore, lo sanno bene i dirigenti nerazzurri, lo sa ancora meglio lo stesso Bonaventura che dovrà aspettare altri due anni prima di entrare a far parte in pianta stabile della formazione della Dea. Nel frattempo il ragazzo di San Severino si fa le ossa, finisce prima al Pergocrema in Prima Divisione e l’anno dopo al Padova in Serie B, squadra questa dove aveva militato anche il suo stesso idolo Alessandro Del Piero prima di spiccare il volo nella Juventus di Lippi. In questo intervallo di tempo raggranella non molte presenze, frenato da infortuni che ne limitano l’esplosione ma non le capacità, che sembrano esserci tutte, ecco allora la grande occasione che si chiama rinascita e passa da quella stessa Atalanta, retrocessa in serie cadetta, che giovanissimo lo aveva sottratto alla sua terra natia.

E’ PROPRIO MAGIA JACK L’Atalanta, nemmeno a dirlo, riesce nell’imprese, riconquista la massima serie in una sola stagione, conquistando il campionato cadetto con tre giornate di anticipo, tra gli artefici della promozione c’è proprio lui: Jack Bonaventura, capace di ben 9 centri stagionali che gli valgono la stima di Colantuono e la riconferma in Serie A. Dopo l’antipasto di due anni prima adesso il nostro bravo ragazzo si ritrova alla portata principale, affare non da poco se si gioca in una neo promossa, eppure Bonaventura non si spaventa, mette insieme una ventina di presenze, condite da un paio di centri di cui uno che vale la salvezza per l’Atalanta, pronto per la maturazione nell’anno successivo (scorsa stagione), in cui il trequartista di San Severino stabilisce il suo record di gol stagionali (ben 8) e risulta essere una delle scoperte più belle di tutta l’annata bergamasca. Infine il presente e la doppietta di Milano contro la sua “preda preferita”, quell’Inter che in quattro gare si è vista perforare altrettante volte dal nostro “magico” Jack.

FUTURO, MONDIALE, DICHIARAZIONI  Adesso è Jack-Time, non possiamo non negarlo, la favola del bravo ragazzo senza tatuaggi, che ben poco parla se non attraverso le prove in campo ha già fatto innamorare gli amanti del calcio e gli addetti ai lavori, su tutti i dirigenti di molte squadre italiane e non che avrebbero già richiesto informazioni sul suo conto. Lui intanto si allena e cercherà di fare bene fino alla fine del campionato, l’obbiettivo è quello di convincere non gli allenatori o i dirigenti di altre squadre, ma il CT nostrano Cesare Prandelli a chiamarlo in Brasile per quello che sarebbe la realizzazione nemmeno di un sogno, ma di un volo pindarico degno delle migliori fantasie. Lo stesso Bonaventura ha dichiarato “Il mister è attento, ma io ho poca esperienza a livello internazionale. È difficile per me, ma faccio il possibile per essere uno dei migliori giocatori d’Italia e poi di conseguenza vestire l’azzurro. Sono un centrocampista offensivo e posso anche giocare in altri ruolo, ma nell’Atalanta il mio ruolo è quello di esterno di centrocampo”. Sul mercato invece è tutto ancora da chiarire “Non so quale sarà il futuro, ma dobbiamo pensare di raggiungere le squadre che ci stanno davanti e magari provare a lottare per l’Europa”. Intanto l’Atalanta e l’agente si fregano le mani, in vista sembra esserci l’ennesimo diamante grezzo reso opera d’ammirare, con tanto di assegno circolare dotato di svariati “zeri”; a loro noi facciamo i nostri complimenti, a Giacomo, Jack, Bonaventura invece diciamo “Continua così”.


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