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Thohir

 

Il presidente dell’Inter,  Erick Thohir, ha rilasciato un interessante intervista alla “Gazzetta dello Sport” dove ha sottolineato come l’Inter, ma più in generale tutto il campionato italiano, debba assumere una dimensione internazionale: “La serie A deve capire che per competere con gli altri grandi campionati europei serve un cambio di mentalità. Ad esempio è fondamentale che ci siano delle gare di cartello programmate alle tre di pomeriggio sia il sabato che la domenica. Quello è il prime time in Asia, un mercato fondamentale. Ne ho parlato con altri presidenti e credo sia possibile che qualcosa cambi dalla stagione 2015-16. Bisogna iniziare ad esportare il calcio italiano, la Nba gioca degli incontri in Asia o in Europa. Provate a immaginare cosa sarebbe far giocare una partita di campionato a New York, magari il match di apertura… “.

Il magnate nerazzuro in seguito, ha analizzato in particolare quali sono i progetti per la sua squadra e quale è la via da seguire: “I tre punti fondamentali sono avere un club sano a livello finanziario, competitivo in campo ma anche con una visibilità globale. Tutti devono vederci in tv. Per questo a fine luglio andremo a fare una nuova tournée negli Stati Uniti. Ho anche pensato di portare la squadra in Asia, ma per arrivare in America bastano 6-7 ore, per l’Asia ne servono 12. Poi ho venduto le partite dell’Inter a un’emittente indonesiana. Lo stesso Moratti ha ammesso che prima del mio arrivo non era stato esplorato il mercato estero. E io posso anche portare i miei contatti in Asia e Stati Uniti. Tra due mesi partirà anche una nuova piattaforma digitale. Poi è chiaro che per triplicare i ricavi, servono almeno due o tre anni”.

Thohir ha anche puntualizzato cosa si intende per salary cap e cosa comporta: “Ho parlato spesso di modello americano non a caso, anche se spesso vengo frainteso e si pensa che intenda solo il salary cap . A proposito del quale ripeto, non è un tetto ‘a giocatore’ ma riguarda l’intera rosa. Resta il fatto che una società sana deve partire da un concetto molto semplice, quello dell’equilibrio tra costi e ricavi. Se incassi 100 milioni, non puoi spendere più di cinquanta milioni per il monte ingaggi dei giocatori, che è una delle voci più pesanti per una società, anche per la tassazione che c’è nel vostro Paese. E sarebbe sbagliato pensare che se abbassi gli ingaggi, la squadra per forza debba peggiorare”. 

Sulla questione relativa allo stadio ha predicato calma spiegando che: “Non c’è alcun dubbio che potremmo incassare tra i 20 e i 50 milioni, ma al momento le priorità sono altre. Ora stiamo lavorando per migliorare San Siro: aree dedicate alle aziende,l’idea di un ristorante, varie promozioni e uno spettacolo di intrattenimento che verrà testato nell’ultima gara interna di campionato, contro la Lazio”.

Per concludere si è lasciato andare a dichiarazioni d’amore per la sua Inter: “Amo tutti gli sport, ma ho capito che il vero sport globale è il calcio. Ho sempre avuto il sogno di possedere un club europeo. In Spagna vincono sempre le stesse due squadre, in Inghilterra sono in 4-5, mentre in Germania c’è una legislazione che rende quasi impossibile un’acquisizione. Eppure tante squadre di queste leghe mi hanno cercato ed successo anche con un’altra società italiana prima dell’Inter, di cui non posso svelare il nome. Però io sono da sempre tifoso dell’Inter e quando si è aperta questa possibilità mi è sembrato un sogno. Qui c’è un grande potenziale”.

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