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athletico bilbao

L’incantesimo era svanito così. Con quei inutili tre punti contro il Galatasaray al vecchio San Mames con rete di Julen Guerrero. Era il 9 dicembre del 1998, e i baschi terminarono ultimi nel girone B di Champions League alle spalle di Juventus, Galatasaray e Rosenborg. Era l’Athletic Bilbao di Ismael Urzaiz, Santiago Ezquerro, Imanol e Joseba Etxeberria, Bittor Alkiza e Javi Gonzalez. L’anno precedente, anche anno del centenario, era arrivato un clamoroso secondo posto, conquistato solamente alla terzultima giornata dopo aver navigato per gran parte del campionato a metà classifica, e che aveva regalato ai baschi la storica qualificazione alla Champions League. In panchina sedeva il francese Luis Miguel Fernandez. Già, un francese. Per gli allenatori c’è da sempre l’eccezione, e spesso degli stranieri sono arrivati al San Mames.

Da quel momento in poi per l’Athletic è stata una parabola discendente. Legata alla sua tradizione di tesserare solamente giocatori baschi e purtroppo afflitta dalla repressione del calcio moderno, fino al 2008 non aveva neanche uno sponsor sulla maglia, eccezion fatta per la Coppa Uefa e Copa del Rey 2004-2005 dove la scritta EUSKADI padroneggiava sulle maglie per imposizione della Uefa e per volontà dell’Athletic di sponsorizzare il governo basco. Nel 2001 fondò un proprio marchio, la Marca Athletic, che tutt’ora fornisce materiale alle giovanili della squadra. Con l’esponenziale crescita e ingresso nel calciomercato globale di molte big del calcio spagnolo fra la fine del secolo scorso e il primo decennio del nuovo, l’Athletic Bilbao paga pegno e si ritrova con un enorme divario con tali squadre. Ma, nonostante tutto, la forza dei giovani baschi si è fatta valere e la squadra ha continuato a militare in Liga senza mai retrocedere e raggiungendo dei traguardi impensabili per una squadra che ogni stagione non spende nulla sul mercato e utilizza solamente giocatori delle proprie giovanili. Le due finali di Copa del Rey nel 2009 e 2012 e la finale di Europa League nel 2012, dopo 35 anni, sono autentici miracoli. Quest’ultime sono state conquistate dal Loco Marcelo Bielsa, che in Europa League ha saputo eliminare squadra blasonate come Manchester United, Schalke 04 e Sporting Lisbona, andando poi a perdere per 3-0 la finalissima nel derby spagnolo contro l’Atletico Madrid. Anche sconfitta, la banda di Bielsa è stata lodata e presa come esempio da tutti, forse come ultimo baluardo di un calcio romantico che non c’è più.

Quest’anno però le cose sembrano essere cambiate. In panchina è tornato dopo 8 anni Ernesto Valverde, vecchia gloria dei baschi fra il 1990 e il 1996 e nella scorsa stagione al Valencia. Sono partiti Amorebieta e Llorente,sono arrivati Mikel Rico, Etxebarria,Sola e Balenziaga. L’esordio sul campo del Valladolid è vincente: 2-1 firmato Susaeta e Munian. Nella seconda giornata arriva la prima partita in casa, che però viene giocata all’Anoeta di San Sebastian per via dei lavori che devono terminare al nuovo San Mames: 2­-0 con l’autogol di Arribas e De Marcos e vetta della classifca. Alla terza arriva la prima sconfitta, sul campo del Real Madrid per 3-1. Alla quarta giornata si gioca la prima partita sul nuovo San Mames ed i baschi battono per 3-2 il Celta Vigo con le reti di San Josè, Iraola e Etxebarria. In seguito l’Athletic perderà poche altre partite e continuerà a rimanere nelle zone alte della classifica, inseguendo la Champions con Villareal e Real Sociedad. Attualmente è quarto con 15 vittorie, 9 pareggi e solamente 6 sconfitte, con un buon margine di vantaggio dalle inseguitrici. Il San Mames è un vero e proprio fortino,dove i baschi in 15 partite hanno perso solamente una volta (1-2 contro l’Espanyol) e fermato squadre del calibro di Barcellona e Real Madrid ( rispettivamente 1-0 ai Catalani e 1-1 ai madrileni).

La rosa è molto giovane, con una età media di 26,6 anni. Vi è un solo straniero: il centrale francese Aymeric Laporte, nato nel 1994 ad Agen, cittadina della regione di Iparralde, ovvero i Paesi Baschi francesi. E’ il secondo transalpino della storia ad aver vestito la maglia biancorossa dopo Bixente Lizarazu ed è nel giro della sua nazionale under 21. Coach Valverde schiera l’Athletic solitamente con il 4-2-3-1: Iraizoz in porta, Iraola-Gurpegi ( il capitano)-Laporte-Balenziaga il quartetto di difesa, Iturraspe e Rico in mediana, Susaeta e Muniain come ali, Herrera come trequartista e Aduriz unica punta. Durante la partita può diventare un 4-3-3, con Herrera che si abbassa sulla linea mediana e Susaeta e Muniain che salgono in attacco per non dare punti di riferimento all’avversario. Dalla panchina possono subentrare ottimi elementi come San Josè in difesa, De Marcos ed Etxebarria a centrocampo, Ibai Gomez e Toquero in attacco. Il capocannoniere attualmente è Aduriz con 11 gol. Seguono quindi Ibai Gomez con 8 reti, Susaeta e Rico con 5, De Marcos, Muniain e San Josè con 4, Herrera, Laporte e Gurpegi con 2 e infine Iraola, Etxebarria, Guillermo e Kike Sola con 1. Per quanto riguarda gli assist invece abbiamo ancora Aduriz al primo posto con 9 assistenze, seguito da Susaeta con 8.

Il lavoro di Valverde sta pagando e continuando di questo passo la “Coppa dalle grandi orecchie” non sarà più un’utopia. 16 anni sono passati troppo lentamente, ed ora i baschi vogliono tornare in Europa in grande stile, andando a blindare a fine stagione i propri gioielli per provare ad aprire un ciclo vincente in questa Liga che è sempre più aperta che sta riacquistando un certo fascino. La favola dell’Athletic Bilbao è la prova lampante che non servono sempre i soldi per poter fare delle ottime squadre, basta solo una certa sostanza e credenza nel proprio settore giovanile. Vero Italia?

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