martedì, Dicembre 7, 2021

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Angelo Pagotto, da Raul e San Siro al tuffo nella coca

Pagotto Milan

Ancora una volta nella nostra rubrica, ci troviamo “costretti” a parlare di un ex calciatore che ha visto sconfitta la sua voglia di emergere e i suoi stimoli di crescita dall’abuso di droghe pesanti (e non solo). Stavolta le nostre attenzioni si spostano su Angelo Pagotto, un portiere che aveva la stoffa per diventare il più bravo di tutti ma che nella sua vita ha scelto male il tempo dell’intervento contro la più grande minaccia avversaria che potesse capitargli: la dipendenza.

Angelo Pagotto nasce a Verbania nel 1973. Fin da giovane viene notato da molti osservatori, che vedono in lui lo Zenga del futuro. La sua prima squadra professionistica è il Napoli, che lo ingaggia nel 1993. Non scende mai in campo, complice la giovanissima età. Successivamente, si fa notare per una buona stagione alla Pistoiese in C1 dove gioca 34 partite subendo solo 21 reti. Questa positiva annata, insieme alla titolarità nella Nazionale Under 21, lo porta a Genova, sponda blucerchiata. Inizia il suo momento migliore da calciatore: Pagotto è titolare nella Sampdoria e inamovibile nell’Under 21 di Cesare Maldini, una delle più forti della Storia. Per farvi capire quanto Pagotto fosse considerato dall’ex bandiera del Milan, vi basti pensare che relegò in panchina al ruolo di secondo un portierino non da poco: Gianluigi Buffon. E’ l’anno di grazia: alla Samp gioca 24 gare a fronte di 33 reti subite, ma il meglio arriva nella rappresentativa Nazionale con la quale vincerà il titolo Europeo del 1996. Pagotto fu assoluto protagonista ed eroe della Finale contro la Spagna padrone di casa, parando due rigori a futuri mostri sacri del pallone come il leggendario Raul e la meteora laziale Ivan De La Pena. La carriera di Pagotto sembra ormai sul trampolino di lancio e la grande occasione arriva con la chiamata di un top club italiano: viene acquistato, nell’estate del ’96, dal Milan. I rossoneri sono convinti di aver trovato un portiere di sicuro affidamento. Ma la vita è una ruota che gira e per Pagotto iniziano i primi alti e bassi.

Pagotto inizia la nuova stagione da titolare ma, forse pagando l’impatto con una piazza troppo esigente, finisce per essere relegato in panchina da Sebastiano Rossi che diverrà poi il primo portiere. Giusto sottolineare che il ragazzo pagò demeriti non solo suoi, vista anche la scarsa vena di squadra in quel campionato. Vero però che forse Pagotto arrivò a San Siro troppo giovane e inesperto per poter avere la forza di affermarsi in un simile contesto. Così, a Gennaio il Milan lo presta all’Empoli: 4 presenze e 7 gol presi. Niente rinconferma. Pagotto cerca il rilancio e lo trova nella tranquilla Perugia, il club forse al quale è rimasto più affezionato. Gioca nel club umbro dal 1997 al 2000 (escludendo un breve prestito alla Reggiana con cui giocò 12 gare prendendo 14 segnature avversarie): i numeri sono discreti, 38 presenze e 43 gol subiti. Una media tutto sommato accettabile per chi ha bisogno di rilanciarsi come lui. Ancora una volta però il ragazzo è costretto ad uno stop forzato. Ed è qui che inizieranno i guai seri: Pagotto viene trovato positivo all’antidoping dopo un Fiorentina-Perugia. “Andai a Perugia e lì mi dissero che ero stato trovato positivo all’antidoping – spiega in un’intervista rilasciata tempo fa a Sky SportSapevo di essere innocente non avrei avuto problemi ad ammettere lo sbaglio come ho fatto, poi, la seconda volta”. Nonostante si sia sempre professato non colpevole, Pagotto viene squalificato per quasi due anni. Gli tocca ricominciare da zero.

Torna a difendere una porta di calcio nelle serie inferiori, tra B e C. Due anni alla Triestina, con 52 match e 52 palloni raccolti in fondo al sacco (dunque, una media di un gol subito a partita), poi altri due anni ad Arezzo in C2 con la media che migliora leggermente: 71 presenze, 69 gol degli avversari. Nel frattempo, Pagotto rivela di aver avuto svariati problemi personali: “Ho giocato in C2 e su ogni campo me ne dicevano di tutti i colori – racconta – Ho superato un divorzio, sono stato anche in cura da uno psicologo perché ero a pezzi, e poi con le mie mani ne sono uscito”. Pagotto ce la mette tutta per ritornare a giocare a livelli quantomeno accettabili per uno che poteva essere un craque. Il Torino gli offre un contratto, lui accetta ma non scenderà mai in campo. L’anno successivo arriva la proposta del Grosseto, nel quale scende in campo per 8 volte prendendo 9 gol. Si cambia ancora una volta casacca, c’è da indossare quella del Crotone. Sarà l’ultima vestita da Pagotto, perché stavolta è lui a sbagliare l’uscita: dopo un Crotone-Spezia di Serie B viene trovato positivo alla cocaina. Confessa tutto. “Lì sono stato io a fare una cazzata – afferma – Ero recidivo e mi hanno dato 8 anni di squalifica che equivaleva alla fine della mia carriera”. Il gol preso stavolta è da sconfitta definitiva. Percorso calcistico irrimediabilmente compromesso. Pagotto chiude la carriera con 270 presenze tra A, B, C, Under 18 e Under 21: 275 le reti subite. La squalifica durerà fino all’anno prossimo, il 2015. Fu evitata la radiazione grazie anche alla richiesta di grazia presentata dal giocatore e accolta dalla Corte di Giustizia della FIGC. Pagotto però non smette di cacciarsi nei guai: nel 2007 viene pescato ad allenare furtivamente i portiere della Sanremese, cosa che gli vale una proroga di 6 mesi della squalifica precedentemente combinata.

Come anche Flachi e Bachini, Pagotto ha chiesto di tornare a fare calcio. Purtroppo la cosa non sembra per ora percorribile. Dopo aver fatto il portiere nella Scala del Calcio e aver parato un rigore a Raul il Galactico, Angelo Pagotto nella sua nuova vita ha fatto anche il cameriere e il cuoco, cercando sprazzi di normalità. Adesso, in attesa del prossimo anno, cerca di farsi forza e di voler credere ancora in un ritorno nel calcio che conta, magari da allenatore. Serve un balzo felino: non importa se con fortuna, un legno, o una mano di richiamo calcisticamente miracolosa. L’importante, per Pagotto, è che la palla smetta di entrare in rete.

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