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Molto spesso il calcio viene trattato come una scienza esatta, come se una partita di pallone potesse esser raccontata da freddi numeri. Il gioco del calcio è prima di tutto sensazioni: c’è chi preferisce la sistematica e tranquilla ridondanza di stampo tiqui taca, fatta di passaggi orizzontali atti a sfiancare e poi finire inesorabilmente la vittima di turno, c’è chi adora la sensazione di rottura dell’assedio, quel brivido della ripartenza che solo un contropiede in velocità può dare. Qualche che sia il vostro credo calcistico, almeno una volta nella vita sarete rimasti estasiati da un colpo di tacco: il colpo che spariglia gli schemi, il genio che esce fuori e spezza i precari equilibri che tengono su uno 0-0 con le unghie e con i denti.

La nostra è una vera e propria esegesi, ci perdonino gli storici per l’uso vagamente improprio del termine, del colpo di tacco: un’interpretazione critica finalizzata alla comprensione del significato del coup de theatre, il colpo di scena calcistico per eccellenza. In un calcio dominato da statistiche, da caselle dei gol aggiornate e da record infranti ogni giorno, tutto il mondo si ferma ad osservare il colpo del campione (o, perché no, del gregario) di turno che trova quel miracolo di equilibrio e coordinazione che lo porterà a sorprendere l’estremo difensore avversario. 

Ci sono gol che ci ricordiamo ancora a distanza di decenni: decidere il derby, una delle partite più sentite dell’anno, con un colpo di tacco è una delizia che possono concedersi poche persone. Come nella mente di ogni tifoso bianconero è impresso il tacco in sospensione con cui Alessandro Del Piero ha sbloccato il derby della Mole il 17 novembre 2002, ai romanisti tornerà sicuramente in mente l’1-0 di Amantino Mancini a 10 minuti dalla fine nella stracittadina contro la Lazio il 9 novembre 2003: passando alla storia più recente non ci può non venire in mente lo scorso 22 dicembre, con Rodrigo Palacio che decide il derby di Milano con un geniale colpo di tacco negli ultimi minuti di gioco. Se il più elegante e stilisticamente perfetto è il colpo di tacco di Roberto Mancini contro il Parma che sorprende un incredulo Gianluigi Buffon, uno pesantissimo è quello del Valdanito Crespo che annienta la Juventus al Delle Alpi, mentre oltremanica ricordano ancora “the Little Magician” Gianfranco Zola, che ha lasciato il segno a Stamford Bridge.

Sicuramente un posto d’onore in questa classifica lo occupa, ça va sans dire, Zlatan Ibrahimovic, lo svedese dalle lunghissime leve che non finisce di stupire il mondo con i suoi colpi ad effetto: se in Italia ci ricordiamo bene il suo scorpione ad Euro2004, non possiamo scordarci la prodezza in maglia nerazzurra contro il Bologna, un colpo quasi da arti marziali sul cross teso dalla sinistra di Adriano, fino al più recente numero contro il Bastia dello scorso 19 ottobre, che ha lasciato a bocca aperta i fini palati parigini.

Con questa breve pellicola di ricordi (potete trovare praticamente ogni rete delle sopra citate su YouTube) che ogni appassionato di calcio ha impressa nella mente possiamo giungere ad una conclusione: se ogni rete è unica per le emozioni che suscita, quelle appena elencate lo sono di più, perché rimangono impresse della mente di ogni amante di questo gioco per decenni. Se considerassimo una partita come una tela e il tiqui taca come un disegno geometrico ed astratto possiamo figurarci il colpo di tacco come una firma d’autore su un quadro impressionista, una di quelle opere che rimarranno indelebili nel Louvre del gioco del calcio a deliziare i tifosi che ci sono e quelli che verranno con la loro precarietà: un centimetro più a destra o più a sinistra e la loro fragile perfezione cadrebbe, distrutta in mille pezzi.

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