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 “Se la Juve vincesse l’Europa League non sarebbe un successo perché è una squadra da Champions che è finita in Europa League”. Parole e musica di Josè Mourinho, tecnico plurivincente del Chelsea. Una provocazione? Probabile. Ma forse non così lontana dalla verità.

Si sa, Mourinho è un abile comunicatore e, come tale, risulta essere anche un virtuoso della provocazione, del mind game, della parola fuori posto. Spesso però, pur utilizzando metodi definiti scontrosi e poco galanti, lo Special One ha dimostrato di avere ragione da vendere. In questo caso, come è sempre accaduto dopo una sua dichiarazione fuori norma, molti si sono schierati dalla sua parte mentre altri la pensavano diversamente. Dunque, si può dare ragione a Mourinho quando sostiene che se la Juventus dovesse vincere l’Europa League non avrebbe comunque fatto nulla di speciale? Entriamo di petto nella faccenda.

La Juventus sta letteralmente dominando la Serie A. Non c’è una sola squadra che possa essere paragonata ai bianconeri per forza, qualità, grinta e motivazione. Il terzo Scudetto di fila è praticamente in tasca. Ma, forse, quest’anno bisognava cercare di uscire dai confini italici per aumentare l’appeal esterofilo e il blasone del club. La Champions rappresenta, in tal senso, un’occasione ghiottissima anche per la questione degli introiti economici. Purtroppo la Juventus da armata imbattibile che asfalta gli avversari in Campionato, si è ritrovata fuori dalla Champions League manco fosse un infruttuoso aggregato di reclute alle prime armi. Il girone non era di certo eccezionale: il Real Madrid aveva sicuramente prenotato la prima piazza, ma il Galatasaray e soprattutto il Copenaghen erano assolutamente alla portata. E’ proprio con le ultime due squadre che la Juventus è venuta clamorosamente meno: 1 punto in due partite con il Galatasaray e 4 contro il Copenaghen. Con tutte le attenuanti del caso (il campo al limite della praticabilità di Istanbul) la Juventus poteva e doveva fare di più. Il fatto che la squadra di Conte domini da tre anni la Serie A è più un male che un bene, poiché la non abitudine a partite di alto livello o dalla difficoltà superiore può aver portato un appagamento psicologico (o una sottovalutazione delle contendenti) che avrà sicuramente inciso sulla prematura eliminazione dalla massima competizione europea. Lo stesso Conte, prima degli Ottavi di Europa League contro la Fiorentina, ha giustamente sostenuto che la Juventus è una squadra da Champions League, quasi a rimarcare la straordinarietà (in negativo) della situazione. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e in due anni sono arrivati un Quarto di Finale e un eliminazione al primo turno. Una piazza come quella torinese merita sicuramente di fare maggior strada nell’Europa calcistica, specie se la stessa formazione in Campionato non ha rivali.

Quindi, Mourinho ha ragione? Ni. Di certo l’onta dell’eliminazione dalla Champions della Juventus è un fallimento che Conte dovrà ricordare ai suoi ragazzi ogni giorno per evitare d’incappare nello stesso errore, ma un trofeo internazionale è pur sempre tale. E, a maggior ragione, una vittoria dell’Europa League da parte della Juventus sarebbe decisamente ben accetta, dato che l’ultima squadra italiana ad aver vinto tale competizione (quando ancora era nominata Coppa Uefa) è stata il Parma nell’ormai lontano 1999. Di conseguenza, non vediamo come una vittoria di un “titulo” possa essere considerata un fallimento. A prescindere da ciò, la Torino Bianconera si consoli: è ormai certo che non potrà chiudere la stagione a “zeru“.

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