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VEDI NAPOLI E POI MUORI – La Juventus ritrova familiarità con la sconfitta al termine del big match disputato al San Paolo tra la squadra di Benitez e quella di Conte. Un 2-0 senza storia, poiché la Juve gioca forse una delle più brutte partite dell’anno. Centrocampo che è sembrato stanco e nervoso (nel caso di Vidal la situazione va avanti ormai da svariate partite, con il cileno ormai abbonato al giallo), attacco inconsistente con Llorente spompato e Osvaldo spesso lasciato solo al suo destino. Bianconeri che subiscono il secondo ko in Campionato, di nuovo in trasferta, dopo quello contro la Fiorentina nel girone d’andata. Non solo, dopo 43 gare di Serie A consecutivamente a segno, la Juve chiude una gara con la casella “reti segnate” ferma allo zero. Dove finiscono i demeriti della Juventus, iniziano i meriti del Napoli: partenopei in controllo della gara fin da subito (lo testimoniano i primi 20′ a una porta sola) con buona intensità e grande carattere, come si è sempre visto al San Paolo contro le squadre più quotate. Se gli uomini di Benitez avessero approcciato alla stessa maniera molte gare contro le “piccole” forse avremmo visto un torneo diverso. Tornando alle dinamiche del match, interessante notare come Hamsik appaia finalmente in ripresa (avvisaglie positive c’erano già state a Catania): il ragazzo entra sempre in tutte le azioni offensive dei suoi, gli manca solo il gol (o meglio, lo trova ma in fuorigioco). Qualora Hamsik tornasse ai suoi abituali livelli, ne beneficerebbe il calcio italiano tutto. Benitez ha anche la bravura d’indovinare i cambi, inserendo Pandev e Mertens che confezioneranno la rete della sicurezza. In generale, tutta la squadra ha offerto una prova maiuscola e, dopo una partita del genere, forse è corretto assecondare De Laurentiis quando sostiene che i 17 punti di margine tra le due squadre non sono poi così veritieri. La Juventus ha comunque subito l’opportunità di riscattarsi a Lione, in Europa League. Campioni d’Italia nettamente superiori, ma la stanchezza può essere un fattore determinante come di certo lo è stato anche ieri.

CINQUE MINUTI DI FOLLIA – Il Mapei Stadium è terra di conquista anche per la Roma. Lo 0-2 contro il Sassuolo e la contemporanea vittoria del Napoli sulla Juventus provano a riaccendere la già flebile fiammella di speranza dei tifosi giallorossi riguardo progetti di remuntada, poiché se la stessa Roma dovesse vincere la gara da recuperare contro il Parma potrebbe ridurre il margine dalla capolista ad un -8. La gara comunque verrà ricordata specialmente per la gaffe di Rizzoli che prima concede un rigore al Sassuolo e poi, dopo un’eternità, decide di rivedere la sua decisione tramite segnalazioni varie dei suoi colleghi. Un’altra brutta figura per la classe arbitrale italiana che, di settimana in settimana, continua a perdere di credibilità. E non sarà facile recuperarne in fretta. Eusebio Di Francesco trova il secondo stop casalingo consecutivo, la sua squadra prende due gol fotocopia e la settimana prossima si va a Bergamo contro un’Atalanta in formissima. La sterzata che serviva non è arrivata, e la squadra di Squinzi vede l’obiettivo salvezza sempre più sfocato.

NIENTE DA CHIEDERE AL CAMPIONATO…O NO?Sampdoria e Fiorentina danno vita ad un pareggio che, a dispetto dello 0-0 finale, ha vissuto picchi di grande ritmo e buon calcio. La squadra di Mihajlovic, ormai libera dal fardello della conquista dei 40 punti salvezza, è apparsa sciolta&disinvolta, dominando per quasi l’intera gara la Viola, in sofferenza soprattutto nella prima frazione. Non una prestazione sbagliata dopo il 3-0 subito contro l’Atalanta e tifosi che possono stare tranquilli. Montella sorride un po’ meno: il terzo posto è ormai definitivamente sfumato e l’assenza di Gomez e Rossi continua a farsi sentire anche (e soprattutto) per via della pochissima freddezza di Alessandro Matri sotto porta. Oggi anche un po’ di sfortuna, con la bellissima punizione di Vargas che non trova buon esito (a momenti vien giù la traversa). Due squadre senza più obiettivi, dunque? Neanche per sogno. Mihajlovic ha fatto chiaramente capire che, fin quando la matematica sarà sua amica, vuole cercare di andare in Europa League. Montella invece di sicuro non potrà raggiungere il Napoli ma, anzi, dovrà stare molto attento all’arrivo del gruppone di inseguitrici mai così folto (dall’Inter alla Sampdoria sono praticamente tutte in lotta) quantomeno per difendere il 4° posto visto che, a prescindere, l’Europa League del prossimo anno è già conquistata.

SOGNO GIA’ SVANITO? – Il Parma trova la seconda sconfitta consecutiva, di nuovo in esterna, contro la Lazio. Vittoria last minute per i biancocelesti che, in un Olimpico disilluso e semideserto, soffrono da matti ma alla fine conquistano i tre punti grazie ad un gol di Candreva. La Curva Nord promette boicottaggi fino alla fine della stagione, la guerra con Lotito non accenna a placarsi. Tutto ciò non può che far male alla Lazio che, nonostante tutto, può ancora dire la sua per l’Europa League. Donadoni invece deve capire come gestire questo momento: dopo i due ko di fila, arriva il recupero contro la Roma e il posticipo di domenica contro il Napoli. Se dovessero arrivare altre due sconfitte, la situazione del Parma diverrebbe meno rosea ed il sogno europeo sfortunatamente irraggiungibile.

PER FARE LA STORIA – L’Atalanta non si ferma più e va a vincere anche a Bologna per 0-2. Altra prova di forza per gli uomini di Colantuono, ormai in fiducia totale dopo gli ultimi ed esaltanti risultati consecutivi. Anche chi all’inizio aveva meno spazio, come il giovane De Luca, si sta facendo largo a suon di gol e prestazioni altisonanti. Con le certezze Denis e Bonaventura, questa squadra può dire davvero la sua per l’Europa. E domenica prossima arriva il Sassuolo, non certo avversario insormontabile. Mai come in questo momento, invece, il Bologna rischia seriamente la retrocessione. Anche se Livorno e Catania dovessero perdere, la squadra sembra davvero allo sbando e punti di vantaggio sul terz’ultimo posto sarebbero soltanto due. I tifosi contestano ed inneggiano ad idoli passati, quasi come fosse una consolazione. Poiché il presente appare più nero e buio che mai.

DI NUOVO IN CORSA – Continua il mini momento positivo del Milan, che trova la seconda affermazione di fila e di nuovo senza subire reti (complice stavolta anche il penalty fallito da Thereau allo scadere). L’avversario era di certo inferiore ma la squadra ha espresso un discreto calcio per tutta la gara, con rari cali di tensione e poche disattenzioni di cui lamentarsi. Sugli scudi un Kakà versione vintage, che festeggia le 300 presenze in rossonero con due gol stupendi: il primo costruito con uno stop sublime, il secondo invece una lezione di classe e stile. Come sostengono i britannici, “form is temporary, class is permanent”. L’Europa, adesso, non è più un miraggio. Corini e il suo Chievo non dovevano certo costruire la salvezza sulla gara del Meazza, ma la situazione dei gialloblu non è poi così diversa da quella del Bologna. E settimana prossima incombe il Derby cittadino.

CERCI E TONI, FINALMENTE! – Il Torino senza Immobile ha comunque ragione del Cagliari per 2-1. Assoluto protagonista del match è Alessio Cerci, che confeziona l’assist per il primo gol di El Kaddouri e ritrova la marcatura personale dopo settimane di digiuno. Tre punti che permettono al Toro di superare quota 40 punti e di provare a guardare con maggiore positività ai prossimi impegni. Lopez può stare tranquillo, la sua squadra rischia poco e nulla in termini di retrocessione. Il Cagliari è però molto discontinuo, pericolosa abitudine da mutare assolutamente in vista del prossimo anno. Come Cerci, anche Luca Toni torna finalmente a timbrare il cartellino dei marcatori dopo un lungo digiuno, addirittura con una doppietta che mette la parola fine alla partita contro il Genoa. Precedentemente, era stato l’inaspettato Donadel a portare in vantaggio i suoi. Di contro, il Genoa ha giocato male dopo tante partite di alto livello. Calo fisiologico che può starci, a patto che la squadra torni a macinare sin dalla prossima sfida casalinga contro il Milan.

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