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Walter Mazzarri (52) mentre dà indicazioni ai suoi giocatori.
Walter Mazzarri (52) mentre dà indicazioni ai suoi giocatori.

Trentuno giornate di campionato rappresentano un periodo di tempo sufficiente per poter stilare un bilancio su un’intera stagione. Se la protagonista di quest’analisi dovesse essere l’Inter, dalle parti di via Durini dovrebbero mettersi le mani nei capelli. Basta guardare la classifica per iniziare a capire quanto desolante sia lo scenario. Se ad inizio stagione i progetti di rinascita nerazzurra targata Mazzarri dovevano passare necessariamente per una qualificazione in Champions League, via via l’asticella si è andata abbassando sempre di più e, a sette giornate dal fischio finale del campionato, l’unico vero obiettivo della squadra nerazzurra è riuscire a mantenere il proprio piazzamento valido per l’Europa League, difendendosi dagli attacchi delle agguerritissime Parma, Atalanta e Lazio su tutte. Non esattamente una situazione auspicabile la scorsa estate.

Sembrava tutto più facile all’inizio di questa stagione. La scelta di Mazzarri era parsa ai più quella giusta, forse la prima largamente condivisibile per ciò che riguarda la panchina. Il problema è che ci si è fermati lì. Ha speso tanto e male la società che fu di Moratti, strapagando giocatori che hanno dato un apporto nullo (si pensi a Belfodil per dirne uno) ma soprattutto non sono stati acquistati gli uomini adatti al gioco dell’ex tecnico del Napoli, non a caso il primo vero (e unico) colpo da Inter, Hernanes, ha avuto un impatto importante fin dall’inizio. Ecco ci vorrebbero più Hernanes, più giocatori da Inter. Un’operazione che quest’estate non potrà più essere procrastinata e che nemmeno l’arrivo di un Vidic d’annata potrà rendere meno urgente.

L’altro dato impietoso del bilancio nerazzurro è ancora la classifica. Questa volta confrontata con quella dell’anno scorso dopo trentuno giornate. Premessa, di questi tempi nella passata stagione la squadra allenata da Stramaccioni perdeva in casa 2-1 con la Juventus e viveva una crisi nerissima. Tuttavia il tecnico romano era riuscito a portare in cascina cinquanta punti, uno in più di Mazzarri. Differenze minime ovviamente, però se anche questa Inter dovesse riuscire a superare la sua più vicina antenata (bastano altri cinque punti) il fatto di ritrovarsi un anno dopo nella stessa identica situazione negativa dovrebbe far riflettere. Evidentemente il problema non era, o non era solo, l’allenatore. Il problema sta in una rosa composta, tranne qualche eccezione, da giocatori di medio livello che per di più stanno prendendo la peggiore abitudine che il calcio riservi: perdere.

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