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serie afatturato

Money!! It’s a crime, share it fairly, but don’t take a slice of my pie. Benvenuti nel magico mondo del calcio come azienda, in cui i soldi volano come proiettili in una battuta di caccia, e che, proprio come quest’ultimi, possono ferire più o meno violentemente, quasi fossero vere e proprie palle, non più di cuoio, bensì di cannone. Oggi vi spieghiamo perché nell’ultima giornata di Serie A Rafa Benitez si indigna davanti alle dichiarazioni di Conte, chiamando a testimoniare il suo passato da Manager in Inghilterra, e perché lo stesso tecnico juventino continua in questa chiara pantomima di chiacchiere e atteggiamenti che, in ultima istanza e alla luce dei più informati, risultano essere niente altro che un metodo dilatorio per allontanare polemiche dalla propria squadra suscitando, tra l’altro, il medesimo effetto dall’altra parte della barricata.

FATTURATO Questo sconosciuto, la parola più chiacchierata del calcio italiano degli ultimi tempi, eppure fino a poco tempo fa nessuno ci pensava, e adesso è sulla lingua di tutti, chiediamoci allora come mai, perché solo facendoci questa domanda possiamo trovare una risposta vera e propria a tutto il sistema che si sta delineando non solo in Italia ma in tutta Europa. Per fatturato si intende tutto l’indotto prodotto da un club in un anno, i dati vengono discussi, e approvati, nell’assemblea direttiva di qualsivoglia società e risponde a punti fondamentali riguardo proventi particolari che derivano principalmente da tre fonti separate: Indotto Stadio, Merchandising, Diritti TV. Andiamo nel particolare, non per “seminare pessimismo”, come direbbe Paolo Onofri, ma per vederci chiaro in questa cosa che mai e poi mai nei programmi televisivi ci verrà spiegata, e che risponde al nome di Fatturato.

INDOTTO STADIO L’indotto di uno stadio risulta essere il quantitativo dei profitti ricavati dall’impianto in cui ogni squadra gioca, quindi si parla di biglietti, abbonamenti, potenziali affitti riscossi da privati che gestiscono un’attività all’interno dell’impianto (Bar, Punti Ristoro, ecc). E’ chiaro e solare come l’indotto di uno stadio di proprietà risulta essere notevolmente superiore rispetto a quelli di proprietà dei comuni della città in cui si trovano, in quanto come prima cosa questi ultimi prevedono un affitto richiesto dallo stesso comune alla società in questione, finendo quindi per detrarre denaro, e non “fatturarlo”; come seconda la gestione dei proventi degli spazi interni, uno stadio privato, come Juventus Stadium, è amministrata direttamente dalla casa madre bianconera che può scegliere chi “mettere dentro” il proprio stadio, cercando quindi di ricavarne un fatturato maggiore. Chiedetevi come mai le maggiori potenze mondiali hanno uno stadio di proprietà, come mai tutti stanno cercando di sviluppare al suo interno forme di intrattenimenti differenti come “Museo della squadra”, cosa che anche la Juventus sta mettendo in piedi, se seguite la logica di questo articolo capirete facilmente il motivo.

MERCHANDISING Risulta essere l’indotto che deriva dalla vendita di tutto quello che riguarda “la vendita del proprio marchio”, si va dalla magliette, comune a tutte le squadre, fino alle varie campagne pubblicitarie legate a sponsor più o meno importanti che decidono di profondere o meno i propri liquidi. Chiaro è che maggiore è la visibilità di una squadra, maggiore sarà la possibilità di “far vendere”. Questo lato del fatturato è un tema scottante nel nostro paese e nella Serie A, siamo infatti forse quelli più indietro in Europa da questo punto di vista, se da un lato siamo infatti “affossati” dagli stessi sponsor che non sono proprio felicissimi di investire su squadre che difficilmente riescono ad avere una visibilità pari a quella di altre compagini, spagnole e inglesi su tutte, dall’altro si unisce un costume popolare, tutto nostrano, che vede una vendita di prodotti ufficiali non proprio in voga, alla luce anche della recente crisi che sta portando gli italiani a spendere sempre meno e meglio, aggiungiamo noi giustamente.

DIRITTI TV Finalmente qualcosa di positivo per noi italiani. I diritti tv, detti comunemente “broadcasting”, sono i proventi che vengono versati dalle emittenti televisive (Sky-Mediaset-Rai nel nostro paese) nelle tasche dei team per le partite giocate, prezzo che può variare in base al tipo di competizione (Champions League vera mecca dei diritti tv). Nel nostro paese deteniamo un certo tipo di prelazione nei confronti di questi, sono infatti i “soldi delle tv” a tenere a galla i team nostrani, privi dello stadio di proprietà e di un merchandising all’avanguardia. Nel 2013, incredibilmente, la Juventus e il Milan risultano essere rispettivamente la 3° e la 4° forza europea da questo punto di vista, bianconeri con 166 mln di € e rossoneri con 140.9 mln di €, cifre addirittura superiori a colossi quali: Manchester United, Chelsea e Bayern Monaco. E’ poi notevole vedere come, sotto queste due, bisogna abbassarsi di molto prima di trovare un’altra italiana che possa vantare un tale introito (sempre e solo per i diritti tv), circa 60 mln di € più sotto troviamo infatti l’Inter, poi tutte le altre a cascata.

Classifica_fatturati_societ_calcio_2014_stagione_2012_2013_

FAIR PLAY FINANZIARIO A partire dal 2011 è entrato in vigore il sistema di Fair Play finanziario, a cui ha aderito anche la Serie A, che prevede come massima ultima quella di “far quadrare i conti”, ovvero non sarà possibile per una società di calcio aderente alla UEFA di poter spendere più di quanto fatturi. Per la precisione, i club possono spendere fino a 5 milioni di euro in più di quanto guadagnino ogni anno. Tuttavia, possono superare questa soglia entro un certo limite, se il debito viene coperto totalmente da un contributo/pagamento diretto da parte del proprietario(i) del club o di una parte correlata. L’accordo prevede anche sanzioni relativi a determinati scompensi o infrazioni che potrebbero essere messe in atto dalle società. Inoltre ci sono poi degli scaglioni annuali che devono essere rispettati:

• 45 milioni di euro per le stagioni 2013/14 e 2014/15
• 30 milioni di euro per le stagioni 2015/16, 2016/17 e 2017/18

Per promuovere gli investimenti negli stadi, nelle infrastrutture per gli allenamenti e nel settore giovanile, tutti questi costi sono esclusi dal calcolo dei bilanci.

Giusto dite voi, del resto una squadra che fattura tanto deve poter spendere tanto, ecco allora iniziamo a vedere il tutto da un’altra inquadratura, anche perché questo sistema può essere facilmente aggirabile per non parlare poi del fatto di come la tassazione italiana, essendo differente da quella inglese, spagnola e francese metta non poche apprensioni agli stessi dirigenti delle nostre squadre. Prendiamo in considerazione, per esempio, Manchester City e PSG, squadre letteralmente create a colpi di “Petroldollari”, queste compagini, negli ultimi due anni, hanno incrementato notevolmente le proprie entrate grazie ai liquidi profusi dai proprietari tramite un valido escamotage reso possibile dalle direttive UEFA: ricapitalizzazione tramite merchandising. Ovvero il proprietario della squadra, essendo al tempo stesso anche sponsor, può permettersi di investire una cifra che definire controllata è puramente fantasia, ecco allora Etihad e Qatar Tourism Authority farsi portatori della croce del fatturato e rialzare le sorti, e i problemi, di queste compagini.

CAPITOLO INGAGGI L’ingaggio è la parte più importante del fatturato, chi pensa che il mercato sia la maggiore uscita per una società ha sbagliato in toto, noi gli apriamo gli occhi e cerchiamo di fargli capire cosa significa pagare l’ingaggio di un giocatore, onde evitare che si creino leggende metropolitane al pari di quelle sugli “Alligatori nelle fogne di Roma” o delle “Scie chimiche della CIA”. Le prestazioni di un giocatore sono acquisite tramite un contratto che prevede una lunghezza e un totale di emolumenti da versare al giocatore, al tempo stesso però ci sono dei costi aggiuntivi riguardo le tasse che devono essere pagate allo stato proprio riguardo quest’ultimi. In Italia è prevista una tassazione sugli ingaggi da parte delle società di Serie A per un totale del 92% dello stesso, provocando di fatto un peso lordo sul fatturato di una società doppio rispetto al netto, cosa questa che non avviene in nessun’altra parte d’Europa, Germania(53%), Inghilterra(52%), Spagna(50%) e Francia (75%). Chiaro quindi come molte squadre estere possono garantire ingaggi superiori alle italiane che si vedranno costrette, non solo a tirare sul prezzo del cartellino, ma anche nel dover continuamente cercare di rinegoziare contratti onde evitare di ritrovarsi a vendere i propri pezzi pregiati al magnate di turno che potrà fare leva proprio sull’ingaggio del giocatore. Facilmente intuibile anche il capitolo relativo agli svincoli e come le società più piccole si ritrovino costantemente in mano ai procuratori e schiave delle volontà del giocatore che avrà sempre il coltello dalla parte del manico per quanto concerne proprio il fatto di voler o meno rinnovare o “arrivare a scadenza”, provocando un danno doppio alla squadra che ne possiede il cartellino che sarà obbligata, da una parte a dover garantire gli emolumenti e rispettive tasse al giocatore, e dall’altra a non poter fare nulla in caso di eventuale perdita del cartellino, quindi minusvalenza nella maggior parte dei casi.

serie aingaggi

IN SOSTANZA Quello che si è cercato di raccontare è un sistema, un modo di intendere l’economia che fa capo ad un ente europeo che sta “a cappello” su tanti “cappelli” nazionali, vi ricorda per caso qualcosa? Sarà mica il Fiscal Compact? Ecco, ci siamo, siamo arrivati alla considerazione finale, quella in cui si capisce che a meno di disegni strani sarà difficile mettersi al passo dei giganti, a meno che no si voglia “andare a sbattere i pugni sul tavolo dell’Europa di Platini”, il “Fair Play finanziario” di fair play ha solo il nome, e che le squadre grandi lo saranno sempre più, avviluppate in un circolo vizioso, dettato da interessi, da cui sarà impossibile uscire. Nella nostra diatriba relativa alla Serie A tra Conte e Benitez ora ci vediamo più chiaro e capiamo che, in fondo, ad avere ragione è il tecnico dei partenopei, del resto il Sergente Conte deve mantenere il suo “faccino ingrugnito”, non si è mai visto il sergente Hartman fare una carezza al soldato Joker o a Palla di lardo, quindi non si può pretendere dal tecnico dei bianconeri parole al miele nei confronti dei “nemici”. Quello che si dovrebbe pretendere è il rispetto degli avversari e della verità, perché quello che è stato fatto in diretta tv, se è vero che Conte vuole fare il manager all’inglese, ergo conscio di tutte queste dinamiche, è disinformazione; perchè sulle stesse basi, buttando un occhio al fatturato, il prossimo anno i media dovrebbero allora pretendere dalla Juve il Triplete.

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