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Soccer: Serie A; Lazio-Sassuolo

Un’inchiesta sul tifo condotta da “La Gazzetta dello Sport” e presentata nell’edizione odierna della rosea, parla dei numeri in calo negli stadi italiani, con le presenze complessive che dai 31 milioni di supporters sono scese a 25 milioni, anche se le curve degli impianti di casa nostra, location abituali dei cosiddetti ultras, non hanno risentito di questa crisi. Proprio il tifo organizzato è visto da anni con sospetto e del resto la cosa è giustificata da non pochi episodi anche recenti che hanno scosso il calcio italiano. Mettiamoci anche impianti fatiscenti, inadeguati ed inospitali ed ecco spiegato il perché le famiglie non vanno più allo stadio.

QUANDO I TIFOSI DETTANO LEGGE – Si va dai fischi razzisti a Boateng nell’amichevole Pro Patria-Milan del gennaio 2013 agli innumerevoli casi di discriminazione territoriale che ci sono stati nel campionato in corso, fino alle pesanti contestazioni messe in atto dai tifosi di Lazio e Bologna verso i rispettivi presidenti, Lotito e Guaraldi. Ed anche al Milan non sono stati teneri con Galliani. Come non citare poi il peso rilevante avuto dagli interisti quando a gennaio stava per andare in porto lo scambio Vucinic-Guarin con la Juventus

RIPRENDIAMO A SOGNARE – Demetrio Albertini, vicepresidente della FIGC, ha addossato la responsabilità di tutto allo stesso sistema calcio: “Una volta era possibile assistere agli allenamenti dei vari club ed era una festa, oggi fa notizia se una squadra, specialmente se di grosso calibro, si allena a porte aperte. E’ stata tolta ala gente la possibilità di sognare, nel calcio la cosa più bella è il senso di appartenenza, che per diversi fattori è stato estremizzato visto che non c’è dialogo fra le compagini ed i tifosi stessi. Bisognerebbe ricordarsi sempre che il calcio non è soltanto un business. Noi istituzioni del pallone rispettiamo i tifosi anche se vorremmo lo stesso trattamento, per cui cori beceri od aggressioni non sono accettabili”.

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