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Andrea Luci mantiene il sorriso nonostante un anno che ha portato troppe brutte notizie. Su tutte la malattia del figlio Marco, che a soli 6 anni è affetta da Fop, la fibrodisplasia ossificante progressiva, patologia molto rara di cui non si conosce una cura e della quale esistono solamente 700 casi accertati su 2500 persone afflitte in tutto il mondo e che colpisce soltanto 29 individui in Italia. La Fop è una rarissima malattia genetica che porta alla formazione di ossificazioni sparse ai tessuti connettivi e muscolare. A livello sportivo le cose non stanno andando poi benissimo, con il Livorno impelagato nella lotta salvezza e che ad oggi tornerebbe in Serie B ad un solo anno dalla promozione ottenuta nella scorsa stagione. Luci inoltre è alle prese con la lesione completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro patita a febbraio, cosa che lo ha costretto di fatto a concludere anzitempo la propria stagione e a deporre la propria fascia da capitano degli amaranto.

ANDIAMO AVANTI – Luci ha dichiarato all’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport” in edicola oggi: “Quando abbiamo saputo che razza di malattia sia la Fop io e mia moglie abbiamo pianto, più per la rabbia che per la depressione. E’ una patologia che si manifesta nel primo decennio di vita e ti chiedi perché mai tutto questo debba succedere proprio al tuo bambino ed alla tua famiglia. Andiamo avanti nonostante tutto con speranza. Se mio figlio Marco cade gli va somministrato subito del cortisone in via cautelativa, deve evitare qualunque tipo di trauma. Non può fare tutto ciò che fanno i ragazzini della sua età: non può correre, non può saltare, niente di niente”.

FIDUCIA IN TUTTO – Luci e la sua famiglia però non sono soli: “Tanta gente ci ha manifestato affetto e vicinanza: i tifosi del Livorno, Fondazione Milan, poi Gianfelice Facchetti che mi ha donato una maglia del suo compianto papà Giacinto dei Mondiali ’70 da mettere all’asta. Ed ovviamente devolverò tutti i miei guadagni alla ricerca. Il Livorno? Ci salveremo, ne sono sicuro”.

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