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Verratti

Il centrocampista del PSG, Marco Verratti, ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ nella quale il giocatore ex Pescara si confessa affrontando diverse tematiche. Ecco le sue parole: “Ibrahimovic ha detto che ho classe  mondiale? Ibrahimovic è un vero amico. Con lui c’è un rapporto speciale, mi sta vicino fin dai primi mesi. Gli devo molto. Mi insegna la rabbia di vincere. Se perde solo una partitella in allenamento si incazza. Questo ti spinge a dare il massimo, anche per non farlo incazzare. Da Thiago Silva imparo la capacità di gestire con lucidità ogni pallone, per cominciare l’azione dalla difesa, con calma e intelligenza. Con Thiago Motta invece c’è intesa naturale e imparo a crescere. È la mia banca: posso dargli qualsiasi pallone e lo mette al sicuro”.

Verratti viene spesso criticato perchè prende troppi rischi e troppi gialli: “Lo so, è la critica che mi viene mossa da sempre. Il problema è che questo difetto è anche il mio pregio. Gioco così. L’ha capito anche Blanc che non mi censura, ma mi chiede di valutare meglio il rischio. Devo migliorare nell’analisi del rischio, ma ci sto lavorando. Vero, ma non sono cattivo. Faccio tre falli a gara, ma posso migliorarmi anche su questo”.

E al Psg non ha ancora segnato: “Preferisco mandare in gol i miei compagni . Al Psg c’è gente che sa segnare più e meglio di me”.

Verratti spiega come è cambiato negli ultimi due anni: “In campo ci vado sempre con lo spirito di quando giocavo con gli amici. Per me il calcio resta un divertimento. È stupido mettersi pressione. Anzi, la pressione deve essere uno stimolo. Poi, qui è come all’università. Mi sto perfezionando, tocco meno palloni, ma meglio. Cerco di essere più essenziale, prendendo spunto da tutti i miei colleghi”. 

Verratti è stato sempre definito il nuovo Pirlo. “Etichetta scomoda? Assolutamente no. Pirlo è il mio idolo, voglio diventare come lui e ci lavoro ogni giorno. Quando sento questo paragone sono orgoglioso perché è forse la prova che sto facendo bene”. 

Sulle difficoltà in Nazionale: “Prandelli dice che dovrei cambiare modo di giocare perchè ha già un Pirlo? Sono cose che vanno chieste al c.t…. Prandelli mi è venuto a cercare quando non mi conosceva nessuno e gliene sono grato. Quando vado in Nazionale, so che mi chiede di giocare più velocemente in fase offensiva e di evitare le scivolate in difesa. Lui sa più di chiunque cosa posso dare. E posso soltanto adeguarmi alle sue richieste.  Oltre a Pirlo, a centrocampo abbiamo tutti caratteristiche diverse. Non sono né Marchisio né Montolivo o De Rossi, giocatori che hanno vinto tanto e sono fonte di ispirazione per me. Io mi sento veramente in forma, e quando giochi ogni tre giorni puoi soltanto stare meglio. Lo dimostra anche il fatto che l’altra sera contro il Chelsea abbiamo segnato al 93’. Pirlo però è un campione, sa gestire al meglio le sue forze e non deve spettare a lui correre dietro il pallone. Va detto che Prandelli poi sta chiamando anche altri giovani come Destro, Insigne e Immobile. Clima di perplessità attorno a me? Un po’ è normale in Italia, perché con i giovani non si è mai contenti. Però lo considero uno stimolo in più, per fare an­ cora meglio.  Pago il fatto di non aver mai giocato in Serie A? Sono contento di non averci giocato. Sono passato dalla Serie B a una squadra che mi permette di fare grandi partite di Champions Lea­ gue. Non mi pento della scelta fatta. E oggi come in futuro sarà sempre più difficile comporre una Nazionale di soli “italiani”. Il calcio sta offrendo possibilità anche fuori dai nostri  confini. Il Psg è una squadra piena di nazionali. Se in ritiro ho fatto  o detto  cose  che  hanno  urtato  la  sensibilità  di qualcuno? Non penso. Sono un ragazzo trasparente, il calcio lo vivo come una passione. In Nazionale mi sento tra amici, oltre che tra grandi campioni.  Un Mondiale senza Verratti come sarebbe? Triste, ma soltanto per me, sapendo comunque che ci andrebbero i migliori secondo Cesare Prandelli”.

Verratti commenta poi le voci che parlano di uno scambio con Pogba: “Se mi danno fastidio? Un po’ sì, perché sembra che il Psg non mi voglia e non mi valorizzi alla pari di Pogba. Invece sento di avere piena fiducia dei dirigenti, del tecnico e dei colleghi. Se domani mi dicessero di andarmene ci starei male perché qui mi sento come a casa. Però stiamo parlando della Juventus. Anche se non ho nessuna intenzione di muovermi da Parigi, si tratta di uno dei progetti più seri e ambiziosi d’Europa. Conta questo, non il come né il perché, che sono cose da giornalisti”.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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