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nobili decadute

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

In questo numero della nostra rubrica vi raccontiamo la storia di una delle società più antiche d’Italia. Un club celebre per il florido settore giovanile in cui hanno mosso i primi passi diversi campioni del passato come Cabrini e Vialli e che ha lanciato l’attuale commissario tecnico della Nazionale Cesare Prandelli e l’ex doriano Attilio Lombardo. Una squadra salita alla ribalta negli anni ’80-’90 del Novecento, grazie alla disputa di 3 campionati di Serie A consecutivi e allo storico successo di Wembley col quale i grigiorossi misero in bacheca il Trofeo Anglo-Italiano. Quella che leggerete nelle prossime righe è la storia della Cremonese.

cremonese

ORIGINI – La Cremonese nacque ufficialmente nel lontano 1903 quando, il 24 marzo presso la trattoria “La Varesina” di piazza Sant’Angelo, un gruppo di amici fondò la società polisportiva, con lo scopo di diffondere e facilitare tra la gioventù l’educazione fisica, l’amore agli esercizi sportivi, alla disciplina ed alla concordia, onde possa rendersi utile a sé ed alla patria. All’interno di questa il calcio si affermò significativamente a partire dal 1913, quando dopo la fusione con l’Associazione Calcio Cremona, la U.S. Cremonese si affiliò alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Alla sua prima stagione la squadra, i cui colori sociali erano il bianco e il lilla, stupì tutti vincendo il campionato di Promozione del 1913-14 conquistando la promozione in Prima Categoria. Con il salto di categoria la società decise di cambiare i colori sociali scegliendo le divise grigiorosse utilizzate ancora oggi e dalle quali deriva il soprannome del club: i “Pigiamati”. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale molti giocatori della Cremonese vennero arruolati e mandati al fronte: il portiere Giovanni Zini, idolo del tempo a cui è intitolato lo stadio di Cremona, proprio in seguito ai tragici eventi bellici perse la vita. Nell’immediato dopo guerra la società lombarda visse uno dei suoi periodi più felici: tra le tante stagioni brillanti dei grigiorossi merita una menzione speciale l’annata 1925-26, anno in cui la Federazione aprì le porte agli stranieri e a Cremona giunsero l’allenatore Eugen Payer e gli attaccanti Jezmas e Wilhelm, tutti provenienti dall’Ungheria. Al termine di quel campionato di massima serie la Cremonese si piazzò al secondo posto a 12 punti dalla formidabile Juventus di Combi (miglior risultato di sempre della storia del club lombardo). Dalla conquista dello strepitoso secondo posto dell’annata appena citata cominciò un lento ma costante declino che culminò con la retrocessione dell’annata 1929-30, arrivata dopo la cessione di diversi pezzi pregiati della squadra. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale il calcio si fermò nuovamente. Anche in questo conflitto la Cremonese pagò il suo terribile pegno, perdendo in battaglia due pilastri della squadra, Umberto Franzini e Giuseppe Puerari.

L'amatissimo presidente Luzzara in mezzo ai tifosi della Curva.
L’amatissimo presidente Luzzara in mezzo ai tifosi della Curva.

IL DOPOGUERRA E L’ARRIVO DI LUZZARA – Alla ripresa ufficiale dei campionati, nonostante gli sforzi del presidente Zucchi, la Cremonese disputò una serie di campionati piuttosto anonimi dividendosi tra B, C e quarta serie. L’unico momento di gloria degli anni ’50 per i tifosi grigiorossi fu l’amichevole del club contro la nazionale italiana, datata 13 febbraio 1951. Finì 6-0 per gli azzurri ma la squadra, allora guidata da Renato Bodini, ricevette gli elogi dell’intera stampa nazionale. La svolta per la squadra della “città delle tre T” avvenne con l’avvento di Domenico Luzzara al timone della società nel 1970. L’inizio, per la verità, non fu dei migliori, anzi. Prima, nel gennaio 1970, il neo-presidente venne colpito da un infarto mentre era a Pavia al seguito della squadra e si salvò solo perchè l’ospedale San Matteo si trovava a 500 metri dallo stadio. Poi, pochi mesi dopo, lo stesso numero 1 della società perse il figlio Attilio in un incidente stradale. Proprio per onorare la memoria del figlio, grande appassionato di calcio, Luzzara donò anima e corpo alla Cremonese, ottenendo risultati immediati. Al primo anno il presidente conquistò la promozione dalla quarta serie alla C, costruendo allo stesso tempo un brillante settore giovanile che, negli anni Settanta, si rivelò uno dei migliori d’Italia. Proprio dal settore giovanile grigiorosso proveniva Antonio Cabrini, che esordì in prima squadra nel 1973 e vi rimase due anni prima di spiccare il volo verso l’élite del calcio italiano. Dopo alcune stagioni interlocutorie, nel 1977, la squadra (guidata dal prodotto del vivaio Cesare Prandelli) ottenne l’attesissima promozione in B, ma la gioia durò un solo anno vista l’immediata retrocessione in C della stagione 1977-78.

Gianluca Vialli molti anni (e capelli..) fa con la maglia della Cremonese.
Gianluca Vialli molti anni (e capelli..) fa con la maglia della Cremonese.

GLI ANNI ’80 E IL RITORNO IN A – Dopo un paio di vani tentativi, nella stagione 1980-81 la Cremonese (in cui esordì il 16enne Gianluca Vialli, altro prodotto del florido settore giovanile) tornò in Serie B. Con l’arrivo di Emiliano Mondonico sulla panchina della “Cremo”, poi, la squadra spiccò il volo. Dopo la salvezza dell’annata 1981-82, il cui principale artefice fu proprio il tecnico baffuto, l’anno successivo la Cremonese disputò una stagione fantastica in cui il sogno di tornare in A si infranse solo in seguito agli spareggi di Roma contro Catania e Como. Poco male: l’anno successivo (1983-84) l’undici di Mondonico tornò in serie A con un turno d’anticipo dopo 54 anni di attesa. Al termine della prima stagione in serie A la squadra, orfana di Vialli ceduto alla Sampdoria, retrocesse immediatamente, tornando comunque nella massima serie nazionale nel 1988-1989 quando, guidata da Bruno Mazzia, vinse ai rigori lo spareggio con la Reggina con penalty decisivo di Attilio Lombardo.

 

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Nonostante le vittorie ottenute contro Milan e Lazio, i pareggi contro Juventus e Napoli e i gol del sorprendente attaccante argentino Gustavo Dezotti, la Cremonese (guidata da Tarcisio Burgnich) retrocesse immediatamente in B. Nel campionato cadetto 1990-1991 il sardo-mantovano Gustavo Giagnoni, che aveva ereditato da Burgnich una situazione di classifica che sembrava ormai compromessa, riuscì nell’impresa di riportare la squadra in Serie A. La stagione successiva la squadra non riuscì a mantenere la categoria e chiuse il campionato al penultimo posto retrocedendo nuovamente in B. Un’annata non certo indimenticabile per i tifosi dei Leoni, ma che resterà negli annali perché fu la prima in cui nella classifica dei marcatori comparve un portiere che aveva segnato su azione. Fu Michelangelo Rampulla, allora numero 1 proprio della Cremonese, che nel corso dell’incontro disputatosi a Bergamo contro l’Atalanta segnò di testa al 92′ il goal dell’1-1. 

SIMONI E LA GLORIA – L’arrivo di Gigi Simoni nell’estate 1992 coincise con il momento di maggior prestigio della Cremonese. La guida di Crevalcore chiede con insistenza l’ingaggio di un giovanotto di 23 anni che si era espresso a buoni livelli alla Vis Pesaro. E’ un attaccante imponente (190cm), ma con il baricentro basso e le braccia lunghe, si chiama Andrea Tentoni ed è di Rimini. Simoni lo affianca a Dezotti, stella della squadra e la Cremonese, tornata in Serie A nel 1992/93, stabilisce l’allora record di vittorie consecutive iniziali per una squadra professionistica italiana. Tentoni realizza 16 reti, contribuendo alla promozione in Serie A della squadra lombarda e alla conquista, il 27 marzo 1993, del Trofeo Anglo-Italiano con una spettacolare vittoria sul Derby County per 3-1 a Wembley. Nella stagione successiva, all’esordio in Serie A, realizza altre 11 reti attirando l’attenzione della stampa nazionale e del commissario tecnico Arrigo Sacchi e conquistando la salvezza nel massimo campionato. La squadra lombarda rimase nella massima categoria nazionale per tre stagioni consecutive, Gigi Simoni incoronò il suo pupillo con una frase storica: “Tentoni è il più forte centravanti d’ Italia se si gioca in contropiede, bravissimo comunque in campo e fuori. Non è poco”. Grazie ai suoi trionfi,in occasione delle celebrazioni dei 100 anni di storia della società del 2003, Gigi Simoni è stato votato “allenatore del secolo” della formazione grigiorossa e ne è l’attuale direttore tecnico.

IL DECLINO – Dopo le splendide tre annate in serie A, per la Cremonese cominciò un periodo buio. In soli due anni la squadra retrocesse dalla A alla C1, finendo addirittura in serie C2 nel 1999-2000. In questi anni lasciò la società lo storico presidente Luzzara e, dopo un effimero quanto breve ritorno in Serie B, la squadra accusò diversi problemi finanziari che si risolsero solo nel 2007 con l’acquisto del team da parte dell’imprenditore cremonese Arvedi. Nonostante i tentativi di riportare la squadra ai fasti del passato e l’arrivo a Cremona di diversi giocatori di categoria superiore come Lamberto Zauli e Leonardo Colucci (grazie all’encomiabile lavoro del ds storico Erminio Favalli, scomparso improvvisamente nel 2008), la società non riuscì a lasciare la Serie C, mancando la promozione pur qualificandosi ripetutamente ai play-off (persi di volta in volta contro Cittadella, Varese e Trapani). Dopo il settimo posto dello scorso torneo, quest’anno la Cremonese, a due giornate dalla fine, occupa il terzo posto in graduatoria ed è una delle favorite per aggiudicarsi i play-off: che si concretizzi il tanto atteso ritorno in B?