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L'11 della Steaua Bucarest prima del calcio d'inizio della finale di Siviglia
L'11 della Steaua Bucarest prima del calcio d'inizio della finale di Siviglia
L’11 della Steaua Bucarest prima del calcio d’inizio della finale di Siviglia

L’incredibile cavalcata della Steaua Bucarest nella Coppa dei Campioni del 1986, protagonista Helmuth Duckadam, numero uno di quella magica squadra.

Il calcio: storie nelle storie, intrecci geo-politici e tragedie immani che si legano a stretto giro con esperienze di vita, miracoli sportivi e successi personali. Helmuth Duckadam ne è la testimonianza. Ad Arad in piena Transilvania o magari a Bucarest dove ricopre la carica di presidente onorario dello Steaua, ancora oggi, dall’alto dei suoi 189 cm e delle sue 55 stagioni segnate sulla pelle, potrebbe raccontarvi la sua vita e vedere quegli occhi brillare al ricordo della magica serata del 7 maggio del 1986. A quasi un anno dall’Heysel e a pochi giorni dal disastro di Chernobyl il destino regalò a Duckadam una notte da eroe. Lui che non era un numero 10, non era un attaccante e nemmeno un regista dai piedi sopraffini. No, lui era un portiere di quelli agili e istintivi, di quelli in grado di segnare le partite e un’intera generazione. Duckadam con le sue parate portò lo Steaua Bucarest a vincere la Coppa dei Campioni in una finale che, prima del fischio d’inizio, sembrava già il massimo per quella squadra e dal verdetto ovviamente scontato. Una finale che il Barcellona aveva già vinto per tanti addetti ai lavori e che invece fece conoscere l’implacabile undici di Emerich Jenei.

TRIUMVIRATO DI SUCCESSO – La Coppa dei Campioni della stagione 1985/86 era ovviamente segnata dall’Heysel e dal divieto di partecipazione alle squadre inglesi. Tra le favorite c’era sicuramente il Barcellona guidato da Terry Venables e l’Anderlecht del regista Vincenzo Scifo che come da pronostico arriveranno poi in semifinale. Tra le partecipanti c’era anche lo Steaua che era di fatto la squadra del Ministero della Difesa e la più grande polisportiva rumena. Negli ultimi tempi aveva patito la crisi ma dopo sei anni di digiuno era riuscito a conquistare lo scudetto, grazie a Ioan Alexandrescu, Emerich Jenei e in parte Valentin Ceausescu: un triumvirato di successo. Il primo costruì la squadra all’inizio degli anni Ottanta acquistando i migliori giovani della Romania, tra questi Belodedici, elegante libero, Piturca, attaccante rapace, Boloni, mezz’ala, e Lacatus, ruolo ala e divenuto poi più il più grande della storia del club. Jenei era lo stratega, il collante, l’uomo in grado di assemblare e creare una macchina capace di essere solida ma allo stesso tempo raffinata grazie alle ripartenze veloci e alla qualità dello stesso Lacatus, di Piturca e di Boloni. Infine c’era Valentin Ceausescu, il figlio del dittatore, che amava il calcio e approfittava della sua posizione per intervenire nella conduzione del club, sempre con il massimo rispetto e soprattutto guadagnandosi la stima della stessa squadra. (lo stesso venne “ospitato” da Lacatus durante la Rivoluzione che vide la morte dei suoi genitori).

SPAVENTO IN SCANDINAVIA – Con quella struttura e quell’organizzazione la Steaua rimase imbattuta in Patria per 104 partite vincendo cinque campionati e quattro Coppe Nazionali. Furono in tanti a sostenere che ci fossero aiuti politici ma la squadra dimostrò anche in Europa di essere superiore sul campo. La campagna continentale iniziò il 2 ottobre 1985 in Danimarca contro il Vejle: pareggio in trasferta e roboante vittoria per 4-1 in casa con reti Piturca, Boloni, Balint e Stoica nello Stadio Ghencea, vero fortino della squadra. Anche il secondo turno fu una passeggiata nonostante l’uno a zero subito in trasferta. Belodedici e compagni in casa spazzarono via l’Honved di Budapest, che viveva la sua seconda epoca d’oro. Ai quarti tutta Bucarest attende un avversario nobile, forte e candidato alla vittoria e invece il sorteggio mette di fronte alla Steaua la squadra più debole del lotto. E’ il Kuusysi Lathi, vero miracolo della Finlandia che con un catenaccio spietato riuscì a sconfiggere Sarajevo e Zenit Leningrado. La sfida è rude e il muro eretto dagli scandinavi non viene scardinato in Romania. Si va in Finlandia dove Lacatus e compagni rischiano tantissimo. I padroni di casa sprecano numerose occasioni da gol e vengono puniti da un gol di Piturca all’87 in mischia dopo un assist fortuito dello stesso Lacatus. Ma poco importa, è semifinale.

CONTRO IL MODERNO ANDERLECHT – A contendersi il titolo saranno Steaua, Goteborg, Barcellona ed Anderlecht. Le prime due sono le vere sorprese del torneo e nessuno immagina che possano alzare la Coppa a Siviglia (sede della finale), mentre i blaugrana e i belgi sono i favoriti fin dal primo sorteggio e considerano la semifinale una tappa di passaggio prima della meritata finale. La Steaua pesca l’Anderlecht che nell’86 riesce ad esprimere un gioco moderno e in grado di evolvere quel concetto di zona olandese che aveva fatto la storia. I belgi avevano in squadra delle ottime individualità, tra questi Vincenzo Scifo che decide il match dell’andata con un gol al 76′. Ma è in Romania che gli uomini di Jenei compiono l’impresa. In 23 minuti con una squadra impostata all’attacco ma sempre con ordine e razionalità, Piturca in diagonale di sinistro e Balint al volo ribaltano lo svantaggio iniziale e al 71′ lo stesso attaccante fa esplodere il Ghencea realizzando di testa la sua doppietta personale, la quinta rete nel torneo ma soprattutto mettendo il sigillo alla conquista di una finale storica. Nell’altra semifinale il Barcellona rischia di soccombere, perde 3-0 in trasferta ma poi ribalta tutto e con la tripletta di Pichi Alonso accede alla finale.

Il 3-0 della Steaua sull’Anderlecht

CONTRO TUTTO SI ERGE DUCKADAM – E’ il 7 maggio 1986 e allo stadio “Ramon Sanchez Pizjuan” di Siviglia, davanti ad un tutto esaurito (65mila spettatori) si gioca la finale di Coppa dei Campioni Steaua Bucarest – Barcellona. Tutto è a sfavore dei rumeni: a Siviglia si celebra la Catalogna e una marea blaugrana invade la città, mentre in Romania c’è la dittatura e per sventare eventuali richieste di asilo politico, solo 1000 funzionari rumeni possono seguire la squadra in questo appuntamento storico. Ma non basta, la Steaua è abituata a giocare con la luce del giorno dato che il paese ha solo uno stadio con impianto di illuminazione artificiale e a Siviglia si gioca di sera, altro punto a sfavore. Per non parlare della squadra. Gli spagnoli sono guidati da Venables e hanno Schuster come autentico faro anche se è abulica da qualche partita e sta attraversando un momento grigio. Il tecnico Jenei, dall’alto della sua esperienza, fiuta le difficoltà e sogna l’impresa. La partita non offre tanti contenuti tecnici ma mette in luce l’intelligenza e la personalità di Belodedici che guida la difesa con naturalezza. Il Barcellona è povero di idee e nonostante l’arrembante attacco non riescono a sbloccare il match e così arrivano i calci di rigore. Inizia la classica lotteria e sembra una corsa a perdere: Urruticoechea, portiere del Barcellona, para i tiri di Majearu e Boloni. Duckadam non è da meno e respinge le conclusioni di Alexanko e Pedraza. La svolta arriva con Lacatus che realizza di potenza il suo rigore. E’ chiaro, il destino decide di regalare al portiere Duckadam una notte da leoni, paradossalmente l’unica e ultima della sua carriera. Pichi Alonso batte ma la sua conclusione viene addirittura bloccata. Balint non sbaglia. Il Barcellona dovrebbe realizzare il rigore successivo per restare in gioco ma anche Marcos Alonso Pena viene ipnotizzato da Duckadam. 4 rigori e 4 parate. La Steaua Bucarest è campione d’Europa, l’unica compagine del proprio paese e dell’intera Europa dell’Est ad aver conquistato il trofeo più prestigioso. Per il Barca una nuova delusione dopo la finale del 1961.

IL RITIRO E LA FINE DI UN CICLO – L’eroe di Siviglia fu conteso dai maggiori club europei (in primis lo United di Ferguson) ma Duckadam dopo quella notte non tornò più a giocare. Il destino lo condannò al ritiro per una trombosi alla mano sinistra, proprio l’estate post Coppa dei Campioni, nonostante le leggende parlassero di una punizione delle autorità per aver giudicato irrisorio il premio partita. I suoi compagni continuarono a vincere in Romania e in Europa fino al 1989 quando il Milan degli olandesi li disintegrò con un secco 4-0 in finale di Coppa dei Campioni. La Rivoluzione allontanò Lacatus e compagni dalla Romania e l’unico a vincere di nuovo la Coppa nel 1991 fu Belodedici che divenne pilastro difensivo della Stella Rossa Belgrado, l’ultimo club a vincere il torneo prima dell’introduzione dell’attuale Champions League, poco romantica, per nulla imprevedibile e senza quel fascino che portò alla ribalta Helmuth Duckadam, il portiere felino divenuto eroe per una sola notte.

La Stella Rossa Belgrado vincitrice nel 1991
La Stella Rossa Belgrado vincitrice nel 1991

Il tabellino e il video del match più sorprendente della storia della Coppa dei Campioni:

7 maggio 1986 – Siviglia, stadio “Ramon Sanchez Pizjuan”

STEAUA BUCAREST – BARCELONA 2-0 ai calci di rigore
(0-0 dopo i tempi supplementari)

Steaua: Ducadam, Iovan, Belodedici, Bumbescu, Barbulescu, Balint, Balan (72′ Iordanescu), Boloni, Majaru, Lacatus, Piturca (113′ Radu). All. Jenei.

Barcelona: Urruti, Gerardo, Migueli, Alexanco, Julio Alberto, Victor Munoz, Marcos Alonso, Schuster (85′ Moratalla), Pedraza, Archibald (111′ Pichi Alonso), Carrasco. All. Venables.

Arbitro: Vautrot (Francia).

Rigori: Majaru (parata), Alexanco (parata), Boloni (parata), Pedraza (parata), Lacatus (rete), Pichi Alonso (parata), Balint (rete) Marcos Alonso (parata).