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lotito

Giovanni Malagò, presidente del CONI, ha parlato di una Serie A e di un calcio italiano in netto declino, con un calo generale di qualità e competitività ormai inarrestabile da troppi anni. E a rispondergli per le rime è stato Maurizio Beretta, presidente della Lega Calcio, il quale ha contrapposto a Malagò una visione tutta sua del pallone di casa nostra: “La Serie A continua a mostrare motivi di interesse, con eccellente tenuta tanto nell’audience tv che in quanto a presenza negli stadi. Le società hanno cominciato ad applicare il fair play finanziario ed il nostro torneo resta rilevante anche a livello internazionale al di là dei risultati sportivi, perché è sostenibile nel tempo e tutto ciò nell’interesse del calcio, dei tifosi e di questo sport”.

Al di là del fatto che non si capisce cosa voglia dire Beretta, ma come si fa a dire che gli stadi italiani siano pieni ogni domenica, che siamo competitivi con il resto d’Europa visto che anche il Portogallo ci supererà se il Benfica dovesse estromettere la Juventus dalle semifinali di Europa League e che “nell’interesse del calcio la Serie A resta importante”?! Vuol dire che è la storia a tenerci di diritto tra i migliori? No, perché sul campo e sugli spalti non sembra affatto così. Bundesliga e Ligue 1 non erano campionati significativi a livello tecnico, qualitativo e spettacolare, ma nell’ultimo decennio sono cresciuti di importanza e valore, la Germania in particolare ci ha sopravanzato istituendo ovunque centri tecnici giovanili e multietnici sfornando una generazione di talentissimi da Reus a Ozil, “rubandoci” il quarto posto utile per i preliminari di Champions League ed onorando le competizioni europee, in particolare l’Europa League, che invece da noi è considerata poco più di un allenamento e che solo quest’anno è diventata per la Juventus qualcosa di importante grazie al fatto che la finale si giocherà a Torino. Le precedenti partecipazioni non solo dei bianconeri, ma anche di Udinese, Lazio, il Napoli l’anno scorso e l’Inter di Stramaccioni ci hanno fatto perdere parecchi punti nel Ranking UEFA ed anche la considerazione del mondo nei confronti del nostro calcio. Debiti, razzismo, ultras violenti, stadi arretrati e politiche che impediscono alle famiglie di mettere piede negli impianti italiani hanno fatto il resto.

Non una parola da parte di Beretta abbiamo sentito riguardo alla motivata critica avanzata da Malagò: “Invece di buttare soldi in ingaggi faraonici i presidenti di Serie A avrebbero dovuto costruire degli stadi nuovi, che in poco tempo avrebbero fatto recuperare l’investimento sostenuto. Paghiamo la scelleratezza di chi in questo mondo ci sta da anni”. Mentre sulla “tenuta eccellente degli spettatori sia da casa che sugli spalti” vediamo come un’analisi presentata dal Centro Studi Sviluppo ed iniziative Speciali della Figc, da Arel e da PwC riportata stamani anche su calciomercato.com dal direttore Xavier Jacobelli, parli di un calo di un milione di spettatori nel giro di un solo anno tra Serie A, B e Lega Pro, arrivando addirittura a 2 milioni se si parte dalla stagione 2008/09. E ancora, l’età media calcolata degli stadi italiani è di 64 anni in A, 58 in B e Lega Pro e 56 in Seconda Divisione. Il confronto di spettatori presenti negli altri campionati europei è impietoso: la Serie A totalizza 22.591 presenze in media contro i 42.624 della Bundesliga, i  35.921 della Premier League  ed i 28.237 della Liga. La Ligue 1 francese fa 19.211 spettatori ma solo perché ha stadi più piccoli dei nostri. Beretta l’ha sparata grossa…

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