Bruno Neri, storia del calciatore e partigiano e il rifiuto al saluto fascista

Bruno Neri, storia del calciatore e partigiano e il rifiuto al saluto fascista

La foto risale al 1931: l’occasione è l’inaugurazione dello stadio di Firenze intitolato allo squadrista Giovanni Berta, ucciso dieci anni prima in un agguato antifascista. Lo stadio di Firenze, dopo la fine della guerra, sarà ribattezzato Stadio Comunale, e solo nel 1993 sarà intitolato ad Artemio Franchi, così come lo conosciamo ora. Quel ragazzo cerchiato nell’immagine è Bruno Neri, ventuno anni al momento dello scatto, nato a Faenza, mediano di professione. L’unico calciatore che ha il coraggio di mostrare la sua avversione al regime con un semplice gesto. Nessun braccio destro teso verso la tribuna, dove siedono i gerarchi fascisti invitati all’evento. Lo spirito di uomo libero già era evidente; lo stesso spirito che lo portò a morire sul campo sì, ma quello di battaglia, il 10 luglio del 1944.

La carriera di Bruno Neri

La carriera calcistica di Bruno Neri ha inizio nella sua Faenza. Gioca giovanissimo dal 1926 al 1929, mettendo in risalto le sue doti di forza e sicurezza con cui dirige la linea di centrocampo, sui campi di serie B. In quegli anni l’impegno sul campo di allenamento è affiancato dalla preparazione scolastica. Bruno frequenta infatti l’istituto agrario di Imola. Nell’estate del 1929, alla giovane età di 19 anni, viene notato e acquistato per la generosa somma di 10 mila lire dalla Fiorentina, il cui padron è il marchese Ridolfi, fidato gerarca di Mussolini. I viola militano nel campionato cadetto, ma l’acquisto di Neri è volto al raggiungimento della promozione in serie A. In due stagioni, la Fiorentina guidata dalla giovane rivelazione Bruno Neri, riesce a conquistare la promozione. L’obiettivo viene raggiunto vincendo il campionato di serie B con tre giornate di anticipo.

BrunoNeri

Fuori dal campo Neri si distingue per la sua brillantezza intellettuale e per le sue frequentazioni culturali. È un accanito lettore, non disdegna visitare musei e pinacoteche e stringe amicizie con giovani scrittori e giornalisti presso il Bar delle Giubbe Rosse a Firenze. A soli 22 anni, nel 1932, arriva la prima convocazione azzurra da parte dell’allenatore della nazionale B Vittorio Pozzo. In occasione del match d’esordio contro l’Austria, così scriveva di lui la Gazzetta dello Sport: «[…] ha meritato di arrivare alla meta a cui aspirava. Giocatore serio, coscienzioso, tenace.»

L’esordio in nazionale maggiore arriva 4 anni dopo, quando gli azzurri laureatisi campioni del mondo nel ’34, allenati ancora da Pozzo, scendevano in campo con giocatori del calibro di Giuseppe Meazza e Silvio Piola. Il 25 ottobre del 1936 si gioca Italia – Svizzera, conclusa con un sonoro 4 a 2, e la Gazzetta scrive ancora di Bruno Neri:  «Neri imposta magnificamente l’azione che sviluppa Meazza, Ferrari, Piola». Dopo l’esordio, Neri indosserà la maglia azzurra solamente in altre due occasioni.

L’incontro con Erbstein

Nella stagione 1936/1937 Bruno Neri sbarcò alla Lucchese, dove ha modo di essere allenato da Erbstein, ebreo ungherese, che con l’avvento delle leggi razziali sarà costretto ad abbandonare l’Italia. Stessa sorte accaduta all’allenatore del Bologna Arpad Weisz.

La stagione successiva Erbstein passa al Torino, e porta con sé il 27enne Neri. Bruno milita nei granata fino al 1940, anno in cui fu costretto ad abbandonare i campi da gioco per una serie di infortuni. 

Negli anni di Torino Bruno Neri continua a soddisfare la sua voglia di cultura e ad alimentare il suo fervore politico. Lo storico Gerbi lo ricorda così: «Neri frequentava giovani giornalisti e scrittori, alcuni di loro lo avevano scelto come modello di personaggio, come esempio di atleta con una sensibilità aperta e cordiale, dotato di fermezza di carattere e schiettezza nei rapporti, coraggio e fiducia nel prossimo».

L’antifascismo

Tornato a Faenza nel 1940, Neri si avvicina agli ambienti antifascisti e partigiani attraverso il cugino Virgilio, notaio milanese in contatto con personalità come Don Sturzo e Giovanni Gronchi. Nel 1943 si arruola nel battaglione Ravenna con il nome di battaglia “Berni”. Con l’autorizzazione del Cln, fonda l’Organizzazione Resistenza Italiana, con l’obiettivo di fare da tramite tra le varie brigate partigiane. Come vice-comandante del suo battaglione viene impiegato in prossimità della Linea Gotica. Nonostante questo impegno costante non si preclude la possibilità di calcare ancora i campi di calcio. Veste così la maglia del suo Faenza per il Campionato Alta Italia 1944.

Eremo_di_gamogna

Proprio nel 1944, il 10 luglio, Bruno Neri, con l’amico e compagno Vittorio Bellenghi, cestista, trova la morte nei pressi della chiesa di Camogna, vittima della violenza nazista.

Sulla lapide posta nella sua casa a Faenza si legge: “Dopo aver primeggiato come atleta nelle sportive competizioni rivelò nell’azione clandestina prima, nella guerra guerreggiata poi magnifiche virtù di combattente e di guida, esempio e monito alle generazioni future”.