Michelangelo Rampulla, il portiere goleador

Michelangelo Rampulla, il portiere goleador

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

RampullaIl concetto di gregario, spesso inflazionato nella visione del centrocampista di sacrificio, trova un suo innalzamento nel ruolo nel portiere di riserva: il numero dodici, quello che entra solo in caso di tragedia imminente, ossia in caso di espulsione o infortunio del numero uno, la maggior parte delle volte per tuffarsi a freddo dietro a un calcio di rigore. Oggi vi raccontiamo la storia di uno dei più famosi numero dodici degli anni ’90: Michelangelo Rampulla, una vita alla Juventus, dove ha fatto il secondo a Peruzzi, Van Der Sar, Carini e Buffon.

Figlio di uno dei tanti tifosi bianconeri nel sud dello stivale Michelangelo nasce a Patti, provincia di Messina: il padre gli trasmette la fede bianconera e lo porta, ad appena 5 anni, a vedere i bianconeri in trasferta a Palermo. Abbonato al mensile bianconero “Hurrà Juventus” dal 1969 al 1979, Rampulla muove i primi passi, sportivamente parlando, nella Pattese: nonostante lui volesse fare l’attaccante viene controvoglia dirottato in porta e la squadra raggiunge, nella stagione ’79/’80, la storica promozione dall’eccellenza alla Serie D.

DESTINI INCROCIATI Destino vuole che un giovanissimo dirigente del Varese, tale Beppe Marotta, voglia portare a tutti i costi Michelangelo Rampulla in Lombardia: pur legato alla sua Sicilia il ragazzo fa le valigie e ad appena 18 anni parte per il nord Italia. Al Varese rimane per tre stagioni, esordendo contro il Milan in una partita finita 0-0: il giovanissimo Michelangelo riesce a ritagliarsi spazio grazie all’infortunio del primo portiere e si guadagna la convocazione nell’Under 21 di Vicini. Giunto ai saluti in Lombardia, per la prima volta il suo futuro è a tinte bianconere: nelle due stagioni a Cesena racimola 70 presenze, niente male per un ragazzo con la concorrenza di Sebastiano Rossi e Alberto Fontana, due con un futuro radioso davanti.

LA CREMONESE E IL FAMOSO GOL Dopo essersi fatto le ossa in Serie B Michelangelo è pronto per il grande salto: va vicinissimo a difendere i pali del Napoli di Maradona, ma poi ad avere la meglio è la Cremonese, appena retrocessa dalla Serie A. E’ dalla sua permanenza in grigiorosso che risale il record, rimasto imbattuto per 10 anni, di aver segnato su azione; nella partita fra Cremonese ed Atalanta Rampulla sale in area di rigore su azione di calcio d’angolo, salta più in alto di tutti ed insacca: la sua è la prima rete nella storia della Serie A di un portiere su azione. Il suo record rimarrà imbattuto fino al 2001, anno in cui la performance del portiere siciliano verrà eguagliata da Massimo Taibi con la maglia della Reggina. Dopo 7 anni di onorata carriera nel 1992 Michelangelo viene acquistato dalla Juventus: il sogno si avvera.

10 ANNI DI ONORATA CARRIERA Michelangelo Rampulla approda infine alla Juventus, la squadra di cui suo padre è un grandissimo tifoso: “Quando sono stato ingaggiato dalla Juventus ho fatto felice mio padre: lui è sempre stato più tifoso di me, più tifoso di chiunque altro“. Non è un titolare e spesso vedrà le partite da bordo campo: davanti a lui c’è Angelo Peruzzi, uno dei più grandi portieri della storia del calcio italiano, ma la soddisfazione di Rampulla rimane immutata: “Quella alla Juventus doveva essere un’esperienza fugace e invece a Torino mi sono fermato per 10 campionati, coprendo le spalle a Van Der Sar, Carini e Buffon dopo Peruzzi: ho giocato più di quanto immaginassi e ho vinto tutto quello che c’era da vincere“.

Nel 2002, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo (i guai muscolari di un giovane Buffon erano molti meno di quelli dell’acciaccato Peruzzi) Michelangela resta alla Juventus in veste di collaboratore prima ed allenatore dei portieri poi: l’avventura bianconera finisce nel 2010 quando il siciliano raggiunge il suo ex allenatore Marcello Lippi in Cina, sulla panchina del Guangzhou Evergrande.

Episodi Precedenti: 

Romeo Benetti – Gabriele Oriali – Gennaro Gattuso – Antonio Conte – Damiano Tommasi – Salvatore Bagni – Paul Scholes – Marcelo Zalayeta – Dino Baggio – Sebastiano Nela