Boskov ci fossi stato tu, chissà…

Boskov ci fossi stato tu, chissà…

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“Gioco calcio con cuore, gioco calcio come quando una mamma ama suo figlio, come loro amano i suoi tifosi”. Questa è forse l’immagine fulgida, la diapositiva più rimarcata, della filosofia di Boskov, storico allenatore serbo scomparso nella giornata di ieri dopo una lunga malattia. Accomunato e ricordato dai più con quella maglia, blucerchiata, a cui aveva donato parte della sua carriera, con la quale riuscì nell’impresa di riportare il titolo nazionale, lo scudo, ai piedi della lanterna; Boskov non era però solo un allenatore come quelli che si vedono oggi, era un personaggio, per gli sportivi dei bei vecchi tempi andati addirittura un’icona. Capace di unire generazioni differenti in quel silenzio “onorabile” che si generava non appena lo si vedeva comparire, all’improvviso, davanti alle telecamere, quasi l’ascoltatore non fosse una rana di Galvani, stuzzicato sotto i colpi incessanti del suo “manierismo spicciolo” carico di veridicità che ormai sembra lontano anni luce dal nostro football moderno.

VUJA BOSKOV E IL SUO CALCIO Tralasciando il lato tattico, che non era proprio al centro dell’ideogramma di calcio del tecnico, il vero credo era basato sul gruppo, su quella spensieratezza e voglia di riuscire che rende 11 giocatori (o anche più) una squadra; capace di lottare. In quel “Scendete in campo e sparpagliatevi “  c’era la volontà di superare quella complessità un pò tutta esasperata del calcio italiano e non; alle volte anche lasciandosi andare a vere e proprie peripezie senza peli sulla lingua “In campo sembravamo turisti. Con la differenza che per entrare allo stadio non abbiamo pagato il biglietto”. Passionale, accorato, con tanto cuore, questo era il calcio di “Vuja” Boskov, uno che non correva sotto la curva come Mazzone, ma che, al tempo stesso, profumava di quel valore robusto che appassionava gli italiani come solo Trapattoni era riuscito a fare. Mentre dal punto di vista mediatico, anti-cronologicamente parlando, poteva essere considerato un “Mourinhano” con tanto di battute a effetto che lo hanno reso celebre “Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello” riferito ad un giornalista, e che burlandosi ha provato a raccontarci qualcosa “Nel calcio c’è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono”.

BOSKOV CHE DIREBBE? Chissà allora cosa direbbe lui di questa nostra massima serie, lui che ha sempre dimostrato meritocrazia “Più bravi di Boskov sono quelli che stanno sopra di lui in classifica” Magari si soffermerebbe anche sulla nostra classe arbitrale, abituata alle larghe intese tanto da interloquire con i giocatori, che poco aveva a vedere con la sua inquadratura più secca e perentoria “Rigore c’è quando arbitro dà”; non parliamo poi del suo potenziale rapporto su personaggi al centro del calcio nostrano come Balotelli&co, lui chissà cosa avrebbe detto a riguardo, magari ci avrebbe fatto una gran risata con qualche ricamo, o magari no. Chissà allora che quelle parole “Senza dissiplina vita è dura” non riecheggino in luoghi a noi cari e spingano ad una coesione basata non sul protagonismo, ma sull’abnegazione. Ecco forse ci direbbe così, strizzando un pò il sorriso, bonario, eppure pungente, sicuramente magnetico. Noi lo congediamo allora con un saluto di nostalgia: Ciao Vuja “4-4-2” Boskov ci manchi già, a noi come il tuo pensiero manca alla Serie A.

  “La zona? Un brocco resta brocco anche se gioca a zona. Dov’è lo spettacolo?”