Il ricordo di Boskov: le sue frasi e gli aneddoti più famosi

Claudio Cafarelli
28/04/2014

Il ricordo di Boskov: le sue frasi e gli aneddoti più famosi

boskov

Istrionico, umano, mai banale ma soprattutto schietto. Vujadin Boskov era un allenatore in grado di conquistare tutti, di essere simpatico anche al più acerrimo nemico, una persona genuina che resterà nel cuore di ogni appassionato di calcio. Tante le sue frasi e i suoi commenti mai banali in grado di caratterizzare e spettacolarizzare la vigilia e il post di una partita. In tanti ricordano la sua “dedica” a Benny Carbone, fantasista del suo Napoli nel 94/95 “Benny Carbone con le sue finte disorienta avversari ma pure compagni” o quella a Gullit quando arrivò a Genova  “Gullit è come cervo che esce di foresta” e quando tornò al Milan “Gullit è come cervo ritornato in foresta”. Forse grazie alla tv, oltre alle frasi diventate classiche del calcio come “Rigore è quando arbitra fischia”, il tormentone più famoso è stato “Chi ha sbagliato? Pagliuca?” che fece parte di una sigla di Mai Dire Gol. L’ex portiere della Samp spiegò come nacque il tutto “L’anno dopo lo scudetto giochiamo a Bari, prendiamo un gol e Boskov chiede: ‘Chi ha sbagliato, Pagliuca?’ Il nostro medico Chiappuzzo, che era in panchina, gli dice no. Ma c’erano le telecamere di Mai dire gol e ‘Chi ha sbagliato, Pagliuca’ è diventato un tormentone. Ma ci abbiamo riso tutti su”.

Ma sono tanti anche gli insegnamenti che Boskov è stato in grado di trasmettere nei tanti anni di attività. “L’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto” amava ripetere e ricordava sempre che comunque il calcio è un’arte imprevedibile “Pallone entra quando Dio vuole”. Difendeva a denti stretti la sua categoria e spesso con amara ironia era in grado di fare il quadro della situazione “Nel calcio c’è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono”. Poi altre perle di saggezza sul mestiere: “Ci sono allenatori che pretendono di far mangiare ai loro giocatori prosciutto di San Daniele e formaggio Bel Paese. Poveri noi e poveri loro” o “Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla scala di Milano” e “Gli allenatori sono come le gonne: un anno vanno di moda le mini, l’anno dopo le metti nell’armadio”. Impossibile non avere aneddoti sui calciatori affrontati o avuti nelle sue squadre. Particolare il giudizio su Perdomo centrocampista del Genoa “Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo”. (Perdomo rispose sul campo facendosi ammonire dopo soli trenta secondi). E Boskov cercò anche di rettificare le sue parole dichiarando “Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane”. Straordinario. E come non segnalare il suo pragmatismo assoluto sulle tante chiacchiere che ruotano attorno al calcio espresso in una dichiarazione che lasciò di stucco tutti i giornalisti “La zona? Un brocco resta brocco anche se gioca a zona. Dov’è lo spettacolo?”. E davanti alle critiche ecco una stilettata di gran classe “Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello”.

E poi, ecco l’elenco delle certezze boskoviane:

Chi non tira in porta non segna.

Grandi squadre fanno grandi giocatori. Grandi giocatori fanno spettacolo e migliore calcio.

La mia grossa preoccupazione è prendere un gol meno dell’avversario.

Partita finisce quando arbitro fischia.

Quando segnano gli avversari c’è sempre qualche distrazione dei difensori.

Rigore c’è quando arbitro dà.

Se vuoi fare una brutta figura, parla con gli arbitri, scoprirai le tue debolezze di carattere.

Squadra che vince, non si cambia.

Squadra che vince scudetto è quella che ha fatto più punti.

Tedeschi sono come tedeschi, montenegrini come montenegrini.

Un 2 a 0 è un 2 a 0, e quando fai 2 a 0 vinci.

Ma Vuja amava utilizzare queste espressioni anche quando parlava di se stesso: “Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro a Marassi perdo tre chili”, “Più bravi di Boskov sono quelli che stanno sopra di lui in classifica.

Concludiamo con le nostre preferite: una rappresenta in toto la carriera del grande mister “Se mettessi in fila tutte le panchine che ho occupato, potrei camminare chilometri senza toccare terra” e l’altra dimostra tutta la saggezza e l’esperienza di un grande uomo di calcio “Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri”.

CIAO VUJA!