Vujadin Boskov, la carriera di un grande maestro di calcio

Vujadin Boskov, la carriera di un grande maestro di calcio

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 Vujadin Boskov, ex giocatore ed allenatore di calcio, ci ha lasciato all’età di 82 anni a seguito di una lunga malattia.

CALCIATORE – Nato nel 1931 a Begec, un villaggio a 15 km da Novi Sad in Voivodina (Serbia), gioca per ben 14 anni come mediano nel Vojvodina di Novi Sad, non vincendo nulla perché i campionati jugoslavi erano ad esclusivo appannaggio di Stella Rossa, Partizan, Hajduk e Dinamo. Con la Nazionale jugoslava colleziona 57 presenze nei ruoli di mediano o mezzala, arrivando secondo all’Olimpiade di Helsinki e disputando due Mondiali. Nel 1953, a 22 anni, viene convocato dalla FIFA nella formazione del Resto d’Europa per una gara da disputare a Wembley contro l’Inghilterra. Successivamente, all’età di 30 anni, sbarca in Italia andando a giocare con la Sampdoria, ma rimane a Genova solo un anno a causa di problemi fisici. Poi migra in Svizzera, dal 1962 al 1964, giocando con gli Young Boys, di cui diviene poi anche allenatore.

ALLENATORE – Boskov gira il mondo: diventa l’allenatore della Nazionale jugoslava, del Feyenoord e del Real Saragozza, fino a quando il Real Madrid gli affida la prestigiosa panchina dei Blancos nel 1979. Conquista subito il titolo in Liga nel 1980, poi inizia la gran cavalcata verso la Coppa dei Campioni del 1981. Ai sedicesimi di finale rifila 7 reti in totale agli irlandesi del Limerick (1-2 e 1-5); agli ottavi segna altri 3 gol nella doppia sfida contro gli ungheresi dell’Honved. Ai quarti supera senza problemi i russi dello Spartak Mosca (0-0 all’andata; 0-2 al ritorno), mentre in semifinale incontra l’Inter, vincendo al Bernabeu 2-0 contro i nerazzurri e perdendo di una sola lunghezza a San Siro. La finale si gioca contro il Liverpool al Parco dei Principi: il gol vittoria arriva all’82esimo con Alan Kennedy, terzino sinistro del Liverpool, che regala così agli inglesi la “Coppa dalle grandi orecchie”. Dopo la delusione della finale persa, nel 1986 Boskov diventa allenatore della Sampdoria, dopo un solo anno sulla panchina dell’Ascoli, aprendo a Genova un ciclo indimenticabile per tutti i tifosi blucerchiati. Nella stagione 1987/88 vince la Coppa Italia, battendo il Torino in finale; nel 1990/1991 la Samp vince il primo scudetto della sua storia: con la vittoria che valevano 2 punti, i doriani raggiunsero quota 51 con un distacco di +5 sulle due squadre milanesi. Un anno d’oro che permette a Boskov anche di raggiungere nuovamente la finale della Coppa Italia 1990-1991 e di vincere la Supercoppa italiana, 1-0, nella partita singola disputata a Genova con rete di Roberto Mancini. Alla prima apparizione assoluta in Coppa dei Campioni, nel 1991-1992 arriva anche la finale dove l’allenatore serbo incontra di nuovo il Barcellona che aveva già sconfitto i blucerchiati in Coppa delle Coppe: sarà il centrocampista olandese Koeman a decidere la finale ai tempi supplementari con una punizione da fuori area, regalando così una nuova delusione al maestro jugoslavo in finale. L’anno successivo, nella stagione 1992/1993, Boskov arriva a Roma, poi sbarca a Napoli, poi ritorna a Genova per un solo anno, infine termina il ciclo italiano sedendosi sulla panchina del Perugia dove conquistò una difficile salvezza. Conclude la sua carriera sulla panchina della sua Nazionale. È stato docente alla scuola per tecnici e allenatori di Coverciano, all’epoca in cui la dirigeva Italo Allodi.

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