SHARE

juventus pogba

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Per questa puntata l’argomento è la cessione di Paul Pogba: farebbe bene la Juventus a cedere il suo più giovane talento monetizzando o sarebbe un passo indietro nella campagna di rafforzamento della squadra?

“Qualsiasi riflessione che si prefigga di convincere del perché sia conveniente per la Juventus vendere Pogba deve partire da una constatazione tanto ovvia quanto imprescindibile: qualsiasi squadra voglia comprare il francese deve pagarlo tanto, anzi tantissimo. La cifra che ha circolato maggiormente in questi mesi gira intorno ai 70 milioni di euro e, diciamocelo, sono 70 milioni che farebbero comodissimo ad una società come la Juventus.

Il primo motivo che guarda in maniera favorevole alla cessione dell’attuale centrocampista bianconero è proprio il fatto che, con i soldi ricavatici, la Juventus avrebbe la possibilità di ritoccare una rosa che necessita qualche aggiustamento. Se davvero Conte vuole nella prossima stagione cambiare modulo, passando alla difesa a quattro, almeno un terzino di caratura internazionale (possibilmente sinistro) deve essere acquistato; inoltre c’è da capire quanto alcuni senatori possano ancora dare alla causa bianconera: i vari Pirlo, Barzagli, Buffon non sono eterni e, per sostituirli con giocatori all’altezza, c’è bisogno di liquidità; infine qualcosa può essere migliorata anche nel reparto avanzato. Da questo punto di vista l’operazione Llorente, arrivato a parametro zero, è stata certamente azzeccata; tuttavia non sempre son disponibili sul mercato giocatori svincolati o in scadenza di contratto, soprattutto in attacco. Prima o poi, in quel reparto, un po’ di soldi dovranno essere investiti e la cessione di Pogba permetterebbe di farlo.

Il secondo motivo a favore della cessione di Pogba è di natura puramente tattica. Che il classe ’93 sia uno dei giocatori più forti in circolazione pare abbastanza assoldato; eppure, per il ruolo in campo, non pare essere un giocatore indispensabile. Parliamoci chiaro, al netto delle capacità del francese di adattarsi a ruoli differenti, una mezz’ala, per quanto forte possa essere, difficilmente cambia in maniera determinante gli equilibri in campo. Un conto è avere un bomber da 25 goal a stagione; un altro è avere una mezz’ala, certo fortissima, ma pur sempre una mezzala. Infine, se arriva l’offerta giusta, Pogba deve essere venduto quest’anno. La capacità di una dirigenza è dimostrata dalla capacità di vendere i propri giocatori nel momento in cui fruttano di più; Benfica, in questo particolare aspetto, docet.
Se la Juventus fosse già sul tetto d’Europa, o avesse le carte davvero per giocarsela con i top team, dovrebbe fare di tutto per tenersi un giocatore come Pogba.

Il problema è che, come noto, ai bianconeri manca ancora qualcosa per tornare ad avere la caratura di un tempo; che senso ha, allora, avere in rosa un Pogba se poi l’organico complessivo non ti permette di avere la meglio del Galatasaray o del Benfica? Per tornare ad essere grande la Juve deve ricostruirsi un’impalcatura stabile, granitica; Pogba, purtroppo, deve essere sacrificato alla causa.”

Dr Jekyll, Lawrence Miles

“Eccoci qui a parlare ancora una volta di fantamercato: giusto tenere Pogba o meglio sacrificarlo sull’altare del bilancio? Negli scorsi mesi abbiamo assistito a un dibattito mediatico senza precedenti con il ragazzino francese che veniva sballottolato per tutta Europa, dalla Francia alla Spagna passando per l’Inghilterra, dai fantasiosi “esperti” di mercato che scrivono sui maggiori quotidiani nazionali. Perchè si, Paul Pogba è un ragazzino del 1993, uno che a 20 anni fomenta i sogni dei maggiori sceicchi europei.

Partendo dal presupposto che secondo i giornali la Juventus avrebbe circa 70 milioni di buoni motivi per dire si alla cessione e che se tali 70 milioni esistessero il gioiellino francese sarebbe già su di un aereo di sola andata per una nuova avventura, sono due i capisaldi che troviamo alla voce “non si vende Pogba“, come cantano i tifosi della Juventus. Diffidate di chi vi dice che “la Juve ha venduto Zidane per rifarsi la squadra“: quella Juventus ha venduto Zizou all’apice della sua carriera, non quando era un giovane di belle speranze, e con quella cessione ha potuto acquistare giocatori di livello assoluto. Con 70 milioni, in un mercato in cui ne spendi 60 per Cavani, 40 per Higuain e quasi altrettanto per Thiago Alcantara, è impensabile rifarsi una squadra: vendendo Pogba non comprerai Thuram, Nedved e Buffon, ma al massimo arriverai ad un campione da 40 milioni e ad un onesto mestierante da una 15ina di milioni, non certo qualcuno che può farti fare il salto di qualità.

Punto secondo, la Juventus deve migliorarsi a livello europeo: tirare la coperta sulla testa ti scopre i piedi, c’è poco da fare. Il Marchisio visto quest’anno non da garanzie, Pirlo deve fare i conti con l’età che avanza e dopo il quartetto come quinto c’è Simone Padoin: in vista del 4-3-3 urgerebbe rimpiazzare il francese con una mezzala di livello in modo che uno starnuto non comprometta una stagione, oltre alle ormai note carenze sull’esterno destro di attacco e sul terzino sinistro. C’è una sola via per tornare a fare la voce grossa in Europa e non sudare contro squadre obiettivamente di un’altra categoria come Galatasaray e Benfica: tenere i propri campioni e continuare ad investire, un tassello alla volta, vendendo solamente quando un giocatore, attorno ai 28 anni, è nel momento più fulgido della sua maturazione professionale.

Per la squadra di Antonio Conte sarebbe una perdita importantissima a livello di personalità e potenziale: altri “ragazzi” quasi suoi coetanei vivono di alti bassi ancora alla ricerca della loro dimensione, vagano fra campo e panchina oppure sono più occupati a pensare alla loro vita privata che al rendimento in campo. Alle volte fa arrabbiare i suoi tifosi perché, abituati al suo talento e alla tracotante superiorità che mostra nei momenti di forma, sembra quasi che giochi con sufficienza: non ci rendiamo conto che quella non è poca voglia di giocare, ma la “normalità” di un giocatore che prenderà 6 dove un altro avrebbe preso 7.”

My Hyde, Andrea Martelli