Toninho Cerezo, piedi educatissimi e cervello fino

Toninho Cerezo, piedi educatissimi e cervello fino

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

EP. XII – TONINHO CEREZO

boskov toninho

Nella settimana dell’addio a Vujadin Boskov, indimenticato e indimenticabile maestro di calcio e di vita, dedichiamo questa puntata di “Una vita da gregario” a uno dei centrocampisti della Sampdoria scudettata del mister serbo, uno dai piedi educatissimi e dal cervello fino: parliamo di Toninho Cerezo, metodista di centrocampo dall’acume tattico unico nel suo genere, i cui sei anni in blucerchiato sono coincisi proprio con quelli di Boskov.

Figlio di un clown circense Toninho cresce calciando il pallone per le strade della città, per i campi improvvisati e nelle spiagge oceaniche di Belo Horizonte: come molti bambini prima e dopo di lui ha maturato il suo talento non in una scuola calcio ma è cresciuto guidato dall’istinto di chi è predestinato a fare questo mestiere. Scovato a giocare a pallone nelle strade da uno dei tanti osservatori sparsi in giro per il Brasile a tesserarlo è l’Atletico Mineiro che, dopo averlo mandato per una stagione a Manaus, lo fa tornare a casa base. Nel club brasiliano Cerezo resterà per 10 anni, conquistandosi la maglia della Nazionale carioca nel ’78 e nell’82: è proprio nel Mundial spagnolo che viene notato dal presidente della Roma Dino Viola che farà carte false per portarlo a giocare nella capitale fresca di Scudetto.

IL TRIENNIO ROMANO

A Roma Toninho va a comporre un centrocampo da sogno con Falcao, Ancelotti e Bruno Conti: nel corso della stagione i giallorossi sono comunque costretti ad inchinarsi alla Juventus di Platini che vincerà il tricolore, accontentandosi della Coppa Italia. Nonostante la sua andatura sgraziata presa in giro a più riprese dai commentatori di calcio il brasiliano mostra di avere un’intelligenza tattica fuori dal comune che lo porta a “vedere autostrade dove altri vedono sentieri“, sempre per ricondursi al Boskov-pensiero. Il suo addio ai colori giallorossi arriva dopo il pasticcio di Lecce che costa lo scudetto alla squadra di Eriksson, dove il brasiliano faceva coppia con Boniek: ad acquistarlo la Sampdoria dei gemelli del gol Vialli e Mancini.

SODDISFAZIONI BLUCERCHIATE

Tutti lo credevano un trentaduenne sul viale del tramonto quando arriva all’ombra di Marassi: mai previsione fu più sbagliata. La sua permanenza in blucerchiato, come abbiamo detto, dura sei anni: dopo quattro stagioni il brasiliano riesce nell’impresa, sfumata a più riprese con la Roma, di vincere lo Scudetto. Arriverà alla finale di Coppa Campioni facendo valere la sua tecnica e la sua sapienza calcistica: dopo quella sfortunata finale le energie fisiche e mentali per reggere un calcio logorante come quello europeo vengono meno e Toninho Cerezo decide di tornare in patria, dove viene accolto a braccia aperte.

UNA SECONDA GIOVINEZZA

Chi pensa che la sua carriera sia finita, trentottenne, con l’addio all’Italia si sbaglia di grosso: ancora una volta quel caracollante centrocampista stupisce tutti e si prende la sua personalissima vendetta contro il Barcellona che l’ha battuto in Coppa Campioni. Arrivato al San Paolo va a giocare la Coppa Intercontinentale, vincendola proprio contro gli azulgrana che si erano conquistati il diritto di giocarla dopo aver battuto la Sampdoria: nella sua carriera c’è tempo ancora per qualche soddisfazione quando, ormai quarantenne, mette a segno il gol che porterà in vantaggio il San Paolo, strappando di nuovo l’Intercontinentale, questa volta dalle mani del Milan di Arrigo Sacchi.

Decide di appendere gli scarpini al chiodo all’età di 42 anni, dopo aver passato un anno nell’America Futbol Club di Belo Horizonte concludendo poi il suo personalissimo giro del mondo proprio dove aveva iniziato, nel suo Atletico Mineiro.

Episodi Precedenti: 

Romeo Benetti – Gabriele Oriali – Gennaro Gattuso – Antonio Conte – Damiano Tommasi – Salvatore Bagni – Paul Scholes – Marcelo Zalayeta – Dino Baggio – Sebastiano Nela – Michelangelo Rampulla