Emmanuel Petit, il fedelissimo di Wenger

Emmanuel Petit, il fedelissimo di Wenger

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

petit

Continua la marcia di avvicinamento ai Mondiali che si svolgeranno il prossimo giugno in Brasile: quest’oggi vi raccontiamo di un centrocampista della Francia campione d’Europa e del Mondo, di quella macchina da gol che poteva contare sul fulgido talento di Zinedine Zidane, sull’eleganza di Thuram, sull’intelligenza di Deschamps. In mezzo a questi grandissimi campioni baciati dalla dea bendata del calcio si faceva largo un ragazzone che faceva del fisico e del dinamismo le sue migliori doti: dove non arrivava con una comunque buonissima tecnica di base Emmanuel Petit sopperiva con fisico e agonismo, arrivando a griffare con una sua rete la finale Mondiale vinta contro il Brasile.

IL FEDELISSIMO DI WENGER Nato con la tempra fisica e morale tipica della Normandia il giovane Petit, dopo la permanenza nelle giovanili dell’Argues, ad appena 18 anni viene catapultato in mezzo ai campioni del Monaco di Arsene Wenger: nel club monegasco passerà quasi una decade, collezionando 222 gettoni di presenza assieme ad un bottino di 13 marcature. Quando Wenger va all’Arsenal chiede al suo fedelissimo normanno di seguirlo: nel 1997 il francese approda a Londra, con la maglia dei Gunners, dove si metterà in luce guadagnandosi un posto fisso in Nazionale grazie all’intesa col compagno di squadra Patrick Vieira, col quale forma uno centrocampi più completi che la storia del calcio inglese ricordi.

TRIONFO MONDIALE La coppia Petit-Vieira è titolare nella vittoriosa selezione francese che trionfò al Parco dei Principi nel 1998, alzando la Coppa del Mondo: già nella fase a girone il biondo mediano si distingue per una grandissima rete ai danni della Danimarca che solo 6 anni prima aveva vinto l’Europeo. Il ricordo più emblematico è comunque quello della rete in finale: dopo la doppietta di testa di Zidane al 92′ minuto, sul risultato di 2-0, Petit si fa su tutto il campo in contropiede e, servito col contagiri, batte Taffarel mettendo il sigillo sulla vittoria finale dei galletti.

GLI INFORTUNI Un giocatore che fa dell’agonismo la sua miglior dote deve esser coadiuvato da una perfetta condizione fisica: così, quando il ginocchio comincia a fare bizze, sono guai per il centrocampista normanno ormai sul tetto del mondo calcistico internazionale. Nel 2000, quando cede al richiamo delle sirene milionarie dalla Spagna dopo la fresca vittoria dell’Europeo e si accasa a Barcellona, vivrà una stagione tormentata dagli infortuni in cui collezionerà 23 presenze ed una sola rete. Per uno come lui, abituato a combattere e non a vivere in una gabbia dorata, è il momento di rimettersi in gioco: l’Arsenal del vecchio amico Wenger lo cerca per tutta l’estate, ma lui decide di credere nel progetto dell’ambizioso Chelsea di Abramovich.

IL RITORNO IN PREMIER E IL RITIRO Come detto dal centrocampista al suo arrivo nei Blues “potevo scegliere il meglio (Manchester United, ndr), ma il Chelsea per me rappresenta una sfida. Ranieri vuole un giocatore che sappia cosa vuol dire vincere per reparto, ha scelto me, Desailly e Hasselbaink“. Sull’altra sponda del Tamigi il francese fa da chioccia ad un certo Frank Lampard: l’inglese, appena arrivato dal West Ham, compone con Petit un bel centrocampo, gettando così le basi per il Chelsea che noi tutti oggi conosciamo. Purtroppo gli infortuni non si scordano di lui e nel 2004, a soli 34 anni, il francese è costretto a ritirarsi a causa dei guai al ginocchio.

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