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Oggi MaiDireCalcio vi racconta le storie di alcuni calciatori diventati idoli nei loro Paesi.  Sono personaggi apparentemente secondari di un Mondiale, fondamentali e trascinatori invece per l’intero popolo che li segue e che ripone in loro nuovi sogni e speranze. Parliamo dei grandi bomber delle “piccole” nazionali della Coppa del Mondo.

 

Lars

HENRIK LARSSON (SVEZIA): più di quindici anni al servizio della nazionale svedese, la bellezza di tre Coppe del Mondo e tre Europei giocati, il numero di 37 reti in oltre 100 presenze. Larsson non è un svedese puro. Nato a Helsingborg ma originario di Capo Verde, Henrik debutta con la Svezia nel 1993, conduce i suoi compagni svedesi ad uno storico terzo posto al Mondiale del 1994 (battendo 3-0 e con un suo gol la Bulgaria nella finalina). Torna a segnare in un Mondiale a Germania 2006, contro l’Inghilterra, una rete fondamentale che permette alla nazionale scandinava di accedere agli ottavi di finale. Larsson, insieme a Scheva, probabilmente è tra questi calciatori che abbiamo citato quello con il cursus di club più vincente e glorioso, avendo giocato in squadre come Celtic, Barcellona, Manchester United e vincendo tra i tanti trofei anche una Champions League.

 

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JAN KOLLER (REP.CECA): una statura da dio marmoreo lo distingue dagli altri comuni calciatori. I suoi 202 cm per 100 kg lo rendono più che un ariete un colosso d’area di rigore. Il bomber della Repubblica Ceca è considerato uno dei migliori attaccanti della storia, grazie anche ai 55 gol in 91 partite con la nazionale ceca (una media di un gol in nemmeno due partite!). Disputa un unico Mondiale, quello del 2006, nel quale giocherà, a causa di un infortunio, un unico match, quanto basta per segnare un gol decisivo per la vittoria contro gli Stati Uniti.

 

Group H Saudi Arabia v Ukraine - World Cup 2006

SAMI AL-JABER (ARABIA): Super-Sami o Platini del deserto, così veniva chiamato dai suoi tifosi, è uno dei giocatori asiatici più vincenti in assoluto. Con l’Arabia Saudita oltre ad aver vinto 3 Coppe del Golfo e una Coppa d’Asia ha partecipato alla bellezza di quattro Mondiale. Alle spalle ha una carriera infinitamente lunga, una caterva di presenze in nazionale (166) ed un notevole bottino di gol (44). Appare al grande pubblico ai Mondiali ’94, nel quale l’Arabia otterrà una storica qualificazione agli ottavi. Gran parte del merito è suo, al Marocco segnò un calcio di rigore decisivo per superare i gironi. Ai Mondiali di quattro anni dopo si ripete, mettendo a segno una rete al Sudafrica. Chiude la sua carriera con la Nazionale nel 2006, realizzando un’altra rete, stavolta alla Tunisia.

 

Mustapha_Hadji

MUSTAPHA HADJI (MAROCCO): non è un bomber come quelli precedenti, ma la sua storia e la sua carriera valgono per fare un’eccezione. Partecipò con la Nazionale marocchina ai Mondiali ’94 e ’98, in quest’ultimo si mise in luce grazie ad una brillante prestazione contro la Norvegia. Hadji in quella partita fece letteralmente impazzire gli scandinavi, segnando una bellissima rete dopo aver disorientato un difensore con dei veloci doppi passi. “Mous”, soprannominato così quando da ragazzo si trasferì in Francia, era un giocatore dalla grande accelerazione, dotato anche di una notevole visione di gioco. Qualità che non passarono inosservate agli osservatori inglesi, che poco dopo la Coppa del Mondo francese lo portarono a giocare nel Regno Unito.

 

Football - 2011ACQ - Ghana v Swaziland - Accra Sports Stadium

ASAMOAH GYAN (GHANA): questo giocatore affascina particolarmente per la sua incredibile precocità. Esploso a nemmeno 18 anni, con un passato in Italia (Modena e Udinese), Baby Jet ha ancora 28 anni e una storia da continuare. Noi quindi possiamo raccontare quello che ha fatto al momento, come i 39 gol con la maglia del Ghana (più di quelli di Abedi Pelè), i tre al Mondiale in Sudafrica nel 2010, probabilmente l’apice della sua carriera. Asamoah ha lasciato il segno anche nella Coppa del Mondo anche nel 2006, al debutto, realizzando una rete contro la Repubblica Ceca,  prima rete di un ghanese nella storia dei Mondiali. Proprio questo aspetto lo consolida come iniziatore della migliore generazione del calcio nazionale. La pennaperò non è stata ancora posata. I Mondiali brasiliani sono alle porte, il Ghana e Gyan ci saranno.
Hernandezs

LUIS HERNANDEZ (MESSICO): capelli biondi e lunghi da rock star, sguardo accattivante e carattere determinato. Nonostante gli anni ormai passati, noi Luis Hernandez lo ricordiamo così. Con quell’immagine che risale al 1998, nei Mondiali francesi dove segnò ben 4 gol. Una rete in particolare colpisce molto. 0-0 tra Germania e Messico, la partita è addormentata, ammazzata dal caldo e dal ritmo lento. All’improvviso si accende una luce. Un’azione veloce dei messicani fa capitolare la palla ai suoi piedi. Hernandez inizia una serpentina travolgente in area di rigore, mette a sedere un difensore tedesco con incredibile naturalezza e piazza in rete un tiro preciso. L’intero stadio, tra messicani e non, esplode in un boato assordante. Questo era Luis Hernandez, El Matador messicano.

 

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SEBASTIAN ABREU (URUGUAY): l’Uruguay, con un palmares di tutto rispetto  tra cui figurano ben due Mondiali vinti, non può proprio definirsi “piccola” nazionale, però per un giocatore come Abreu possiamo fare un’eccezione. Il suo profilo infatti è molto originale e affatto scontato. Non il migliore della storia dell’Uruguay ma certamente importante, con 26 gol in 70 presenze, due partecipazioni ai Mondiali e una Coppa America vinta. El Loco, il suo soprannome, si addice molto alla sua personalità. Tutti i tifosi uruguaiani non possono scordare il suo rigore tirato con un cucchiaio nei quarti dei Mondiali 2010 contro il Ghana, che permise alla Celeste di accedere alle semifinali. Solo un folle potrebbe tirare l’ultimo rigore, quello decisivo, con un rischiosissimo cucchiaio, davanti a più di 80’000 persone in quel momento.

LA PRIMA PUNTATA – I BOMBER DELLE PICCOLE da Hakan Sukur a Wanchope

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