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I sospetti aleggiavano da tempo ma, nelle ultime ore, sembra siano uscite anche le prime prove: l’assegnazione del Mondiale del 2022 al Qatar sembra essere avvenuta anche grazie alla corruzione di alcuni funzionari della Fifa. A dare la clamorosa notizia, per primo, è stato il Sunday Times, venuto in possesso di milioni di documenti, tra cui lettere, e-mail e trasferimenti bancari; tra la sera di ieri e la mattinata di oggi, 1 Giungo, la notizia è così rimbalzata tra tutti i maggiori siti di informazione sportiva, investendo con  un‘immane ondata di fango la Fifa.

Secondo i documenti, ormai non più così segreti, al centro della storia ci sarebbe Mohamed Bin Hamman, rappresentante Fifa del Qatar e ex presidente della Asian Football Confederation, la Uefa d’Asia per intenderci, già squalificato a vita da ogni attività calcistica nel 2011 dalla Fifa per violazioni al codice etico salvo poi vedersi annullata la squalifica, nel 2012, dal Tribunale Arbitratale dello Sport di Losanna. Bin Himman, stando a quanto riportato, sembrerebbe aver effettuato trasferimenti per circa 5 milioni di dollari, più di 3,5 milioni di euro, verso altri funzionari in cambo del loro supporto alla candidatura qatariota. Per quanto la maggior parte dei riceventi non avesse diritto di voto in sede di assegnazione dell’evento, si intuisce come la strategia di Bin Hamman fosse quella di creare un grande gruppo di supporto a favore del Qatar con l’intenzione di influenzare l’opinione, ed il voto, dei quattro rappresentati africani facenti parte del comitato decisionale. Sembra, inoltre, che Bin Hamman abbia elargito 305.000 euro a tal Reynald Temarii, tahitiano rappresentante dell’Oceania all’interno del comitato, sostenendogli di fatto le spese processuali dopo che questi era stato sospeso dalla Fifa dopo essere stato colto in flagrante mentre cercava di corrompere altri funzionari. Temarii, in quanto provvisoriamente sospeso, non avrebbe potuto votare all’interno del comitato; tuttavia, grazie ai fondi di Bin Hamman, il funzionario dell’Oceania è riuscito a far ritardare la sua espulsione dal comitato stesso, impedendo la sua sostituzione con un altro rappresentante dell’Oceania, dichiaratamente favorevole all’assegnazione del Mondiale 2022 all’Australia, la contendente del Qatar. Altri nomi di funzionari corrotti dal qatariota sono inclusi nella miriade di pagine possedute dal Sunday Times; uno di questi è Jack Warner, di Tinidad, già costretto a rassegnare le dimissioni da vice- presidente della Fifa sempre per storie di corruzione, questa volta di funzionari caraibici.
Micheal Garcia, nominato a capo delle investigazioni, sta già da tempo conducendo delle indagini sull’ipotesi di corruzione sull’assegnazione dei Mondiali sia del 2018, in Russia, che del 2022; è sicuro che dopo queste nuove, scottanti rivelazioni, il suo operato sarà ancor più sotto i riflettori. Il suo compito non sarà solo quello di far chiarezza sull’assegnazione dei Mondiali ma, anche, quello più difficile di restituire fiducia ad un mondo che, di sportivo, sembra avere sempre meno sfaccettature.

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