Andreas Brehme, l’efficienza tedesca

Andreas Brehme, l’efficienza tedesca

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

brehme rigore destro

Continua lo speciale di “Una vita da gregario” sui Mondiali che avranno luogo fra pochi giorni in Brasile: quest’oggi tratteremo uno dei terzini sinistri più forti della storia del calcio, un mancino che ha deciso di tirare, come potete vedere nell’immagine classificata come una delle immagini più memorabili della storia dello sport, di destro il rigore più importante della sua carriera. Non parliamo di un fantasioso argentino o di un irriverente brasiliano, di un estroso artista italiano o di un “loco” spagnolo: parliamo di un efficiente tornante tedesco chiamato Andreas Brehme.

EFFICIENZA TEDESCA Andreas Brehme, classe 1960 nato ad Amburgo: una storia come tante, quella di un ragazzo che ha studiato ed è andato a scuola calcio senza mai mancare un allenamento, che si è dedicato con abnegazione e dedizione a quello che gli riusciva meglio: giocare a calcio. La carriera del biondo ragazzone tedesco ha inizio nel Saarbrücken, squadra tedesca di periferia, ma dopo appena un anno le sue doti vengono notate dal Kaiserslautern: con i rossi di Germania scoccherà la scintilla che porterà ad un’avventura lunga 5 anni (e, come vedremo, anche di più) in cui Andreas collezionerà 154 presenze e 34 reti oltre a svariati assist grazie ad un piede sinistro fuori dal comune.

Ad innamorarsi delle sue prestazione è la più potente squadra tedesca, il Bayern Monaco: in coppia con Lothar Matthaus vince una Bundesliga e perde una finale di Coppa Campioni nel 1987 contro il Porto: fra i due si crea comunque un’intesa eccellente, con il terzino che collezionerà in due anni 63 gettoni di presenza e 7 reti.

LE MAGIE ALL’INTER Arrivato all’Inter come un giocatore poco conosciuto, all’ombra del fenomeno Matthaus tanto che molti pensavano che fosse stato acquistato per 1.8 miliardi di lire per aiutare il più blasonato tedesco ad ambientarsi, ha dimostrato col tempo di essere una pedina imprescindibile nell’Inter dei record, che vinse il campionato a 58 punti. Tra le sue grandissime qualità, oltre ad una fase difensiva eccelsa per un terzino di spinta, un piede mancino fuori dal comune, capace di mettere cross al bacio per i quali Serena ancora ringrazia oltre all’essere, come vedremo più avanti, praticamente ambidestro. Nella sua storia nel club nerazzurro, nel quale diventerà idolo della tifoseria, c’è oltre alla vittoria dello Scudetto la Supercoppa Italiana contro la Sampdoria e una Coppa UEFA ai danni della Roma.

Verrà poi spedito senza tanti complimenti al Saragozza in nome di un rinnovamento alla fine del ciclo ma, con la sua partenza, quasi come una maledizione, quel ruolo di terzino sinistro è rimasto terribilmente fragile nella rosa nerazzurra anni ’90, fatta eccezione per quel Roberto Carlos mandato via troppo presto da Roy Hodgson. Ma prima di tutto questo c’è il Mondiale in quella che è la sua seconda casa: si gioca Italia ’90.

LE NOTTI MAGICHE Militando nella Germania Ovest (nonostante il Muro di Berlino fosse già caduto l’unificazione delle due Germanie è avvenuta nell’ottobre successivo al Mondiale) è stato protagonista delle Notti Magiche di Italia ’90: dopo aver disputato un grandissimo Mondiale, di lui ci si ricorda soprattutto della finale contro l’Argentina di Diego Armando Maradona, che eliminò l’Italia in semifinale. Era l’84° minuto di gioco quando l’arbitro messicano Mendez fischia un rigore a favore dei tedeschi: nonostante la presenza di molti interpreti dai piedi fini come il capitano Matthaus, Rudi Voller e Littbarski, a presentarsi con sangue freddo dal dischetto è proprio il terzino di proprietà dell’Inter.

Il resto è storia: nonostante il suo piede preferito fosse il mancino Brehme va a calciare col destro, battendo il portiere Goycochea e ponendo il sigillo sulla vittoria del Mondiale per la Germania.

IL RITORNO IN PATRIA Dopo la sfortunata avventura in Spagna, che dura appena un anno dopo il piazzamento in seconda posizione all’Europeo del 1992, il biondo Campione del Mondo decide di tornare in patria, dove è pronto ad accoglierlo di nuovo quel Kaiserslautern che l’ha reso grande: la sua avventura dura altri 5 anni in cui collezionerà 120 presenze e 9 reti, durante la quale vincerà ancora una volta la Bundesliga. Si ritira nel 1998, al termine di un’intensa carriera, durante la quale ha sfatato il mito che un terzino non possa essere decisivo per le sorti della sua squadra.

Episodi Precedenti: 

Romeo Benetti – Gabriele Oriali – Gennaro Gattuso – Antonio Conte – Damiano Tommasi – Salvatore Bagni – Paul Scholes – Marcelo Zalayeta – Dino Baggio – Sebastiano Nela – Michelangelo Rampulla – Toninho Cerezo – Simone Barone – Emmanuel Petit