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E’ un Gigi Buffon a tutto tondo quello che si è confessato sulle pagine  di Repubblica. Il portiere passa in rassegna vari momenti della propria vita privata o para-calcistica di cui si è reso protagonista definendoli errori; dalla scritta “boia chi molla” ai tempi del Parma alla scelta del numero 88 (considerato antisemita), passando per le scommesse clandestine e un diploma di ragioneria comprato, fino alle dichiarazioni sul gol-non gol di Muntari: “Ho commesso molti errori– spiega il numero uno azzurro-sono stato ignorante e l’ignoranza non è una giustificazione ma bisognerebbe saper perdonare la gioventù. Ci sono dichiarazioni che non rinnego come quella sul gol di Muntari, peccherei di ipocrisia”.

LE SCOMMESSE– Quello delle scommesse invece è un vizio del quale è stato più volte accusato, soprattutto alla vigilia degli Europei 2012: “Il gioco ha sempre rappresentato e continuerà a rappresentare un piacere e uno svago. Purtroppo in Italia il concetto di gioco d’azzardo rimane tabù. Si preferisce l’associazione triangolare gioco-dipendenza-rovina. Siamo un Paese democraticamente giovane ma  bigotto e bacchettone e col vizio del luogo comune”.

LA DEPRESSIONE– Infine Buffon torna su una delle pagine peggiori della sua vita, la depressione: “Era la stagione 2003-2004, la Juventus era senza obiettivi. Mi sentivo solo come mai prima, non ero fidanzato, mi rincoglionivo davanti a internet. Sono precipitato nel vuoto, non riuscivo a ghermirmi.  Nel letto mi stringevo la testa alle ginocchia e piangevo. Non mi hanno salvato né il calcio né l’analista. Ho cominciato a leggere, a visitare mostre d’arte, a interessarmi a quanto accadeva nel mondo. Tre mesi dopo ho cominciato ad assaporare i primi frutti di un mio personalissimo rinascimento”.

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