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Marco_Van_Basten

Dopo aver analizzato la squadra Top e quella Flop di Italia ’90, ecco arrivare il secondo approfondimento sui Mondiali 1990: Memorie Mondiali vi propone l’avventura di due bomber che ebbero nel Bel Paese un destino diverso con la maglia delle loro Nazionali: si tratta di Salvatore “Totò” Schillaci, vera mina vagante dell’Italia, e del fuoriclasse Marco Van Basten, che giocò una competizione assolutamente sottotono.

 

TOP PLAYER: SALVATORE SCHILLACI – Inevitabile il suo trionfo nella categoria per questo Mondiale. Quella di Schillaci e del suo Mondiale è una storia di sogni divenuti realtà. Il ragazzo conquistò i Mondiali dopo le ottime prestazioni offerte con la maglia della Juventus. In teoria Schillaci, che la Nazionale l’aveva praticamente conquistata soltanto in quel momento, partiva come prima riserva di Andrea Carnevale. E poteva anche starci, considerato che in quel Mondiale casalingo l’Italia aveva a disposizione calciatori come Vialli, Baggio, Mancini e Serena oltre che il già citato Carnevale. L’esordio di Schillaci avviene nella prima partita della competizione: Vicini lo butta nella mischia perché la gara con l’Austria non si sblocca. Come nella più bella delle favole, sarà proprio Schillaci a far vincere la gara all’Italia con un colpo di testa decisivo (mica facile, considerando che i centrali dell’Austria erano due spilungoni). Da quel momento in poi, Schillaci non perderà mai più il posto da titolare e, ad eccezione della gara con gli Stati Uniti, segnerà in ogni partita: timbrerà il cartellino contro Austria, Cecoslovacchia, Uruguay, Irlanda, Argentina ed Inghilterra. 6 gol che varranno a Totò Schillaci il titolo di capocannoniere del Mondiale 1990 e l’investimento come miglior giocatore di quel Mondiale, oltre che la definitiva consacrazione in campo nazionale ed internazionale. L’importanza di Schillaci fu fondamentale, poiché l’attaccante palermitano nel suo momento di forma straordinario mise a segno reti che risultarono praticamente tutte decisive (specie quelle siglate nelle gare contro l’Austria, l’Irlanda e contro l’Inghilterra per la vittoria della Finalina per il 3° posto). Nonostante ciò si tentò di far polemica riguardo la sua mancata assunzione di responsabilità riguardo i cinque rigoristi della Semifinale, persa appunto ai rigori contro l’Argentina di Maradona e Caniggia. Schillaci, che non volle andare a tirare dal dischetto, si difese così: “Avevo un problema muscolare ed ero stanco, ho preferito lasciare il compito a qualcuno più fresco di me. Non sono un grande tiratore di rigori: a volte li segno, a volte li sbaglio. Quando prendi la rincorsa, pensi a un sacco di cose e in un momento simile non puoi rischiare. È una grande responsabilità. Avrei voluto calciare, ma non ero al meglio“. Schillaci vinse poi la “paura” tirando contro l’Inghilterra il rigore decisivo che gli consentì di vincere la classifica marcatori. L’attaccante ricorda con alcune sentite parole quella che fu l’esperienza cardine della sua carriera nel mondo del calcio: “Nemmeno un folle avrebbe mai potuto immaginare cosa mi stava per accadere. Ci sono periodi nella vita di un calciatore nei quali ti riesce tutto. Basta che respiri e la metti dentro. Per me questo stato di grazia è coinciso con quel campionato del mondo. Vuol dire che qualcuno, da lassù, ha deciso che Totò Schillaci dovesse diventare l’eroe di Italia ’90. Peccato che poi si sia distratto durante la semifinale con l’Argentina. Una disdetta: abbiamo preso solo un gol in quell’edizione dei mondiali, e quel gol ci ha condannati”. Totò Schillaci andrà anche vicinissimo a vincere il Pallone d’Oro: si posizionerà secondo dietro Lothar Mattheus, che vinse quel Mondiale con la Germania Ovest. Ma poco importa: Schillaci verrà ricordato sempre per quelle sue straordinarie Notti Magiche.

 

FLOP PLAYER: MARCO VAN BASTEN – Alcuni di voi potranno gridare al sacrilegio, ma è giusto inserire Marco Van Basten come Flop Player di quell’edizione. Lo straordinario attaccante del Milan doveva essere il trascinatore dei Paesi Bassi in quel Mondiale, in virtù anche dello Scudetto vinto con i rossoneri e del titolo di capocannoniere della Serie A (vinto con 19 reti) di cui poteva fregiarsi in campo e, specialmente, della vittoria da parte del Milan della Coppa dei Campioni. L’avventura nei Mondiali 1990 fu però orrenda sia per lui che per la sua Nazionale, che non superò i gironi pareggiando 3 partite. Van Basten non riuscì a timbrare il cartellino e, dunque, rimase a 0 gol nel torneo. Qualcosa di clamoroso, se si pensa alla scintillante bravura del calciatore e al fatto che poi, negli anni successivi prima del ritiro, il Cigno di Utrecht si manterrà comunque su alti livelli nonostante il tormento degli infortuni. Sostanzialmente, quello di Italia ’90 è stato uno dei pochissimi passaggi a vuoto nella carriera di Van Basten, probabilmente arrivato totalmente spompato ai margini della competizione. E così, il giocatore che poteva far vincere finalmente un Mondiale all’Olanda finì per essere capo espiatorio della spedizione che aveva visto lui e i suoi compagni affondare quasi immediatamente. E, purtroppo per Van Basten, la possibilità di vincere la Coppa del Mondo non tornerà mai più nel tempo restante della sua splendida carriera.

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