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Un giovanissimo Lorenzo Insigne in azione con la maglia della Cavese (Ph. LaCavese.it)
Un giovanissimo Lorenzo Insigne in azione con la maglia della Cavese (Ph. LaCavese.it)
Un giovanissimo Lorenzo Insigne in azione con la maglia della Cavese (Ph. LaCavese.it)

Una storia mondiale partita dai campi spelacchiati della vecchia serie C fino ad arrivare ai manti perfetti che in Brasile attenderanno le trentadue partecipanti alla coppa del Mondo. Questa la parabola fiabesca di Lorenzo Insigne che non più tardi di cinque anni fa i suoi dribbling e i suoi tiri a giro li riservava alla Primavera del Napoli finché non è stato notato da una vecchia volpe del nostro calcio: Giuseppe Pavone.

INSIGNE-LAZIO 5-2-Il periodo storico è il finire del 2009, il luogo è un paesino della provincia napoletana, Palma Campania. Qui soleva giocare le partite del campionato Primavera il Napoli, di cui Insigne faceva parte, e qui qualche volta si allenava la Cavese, di cui Pavone era il direttore sportivo. E proprio in una di queste circostanze, la carriera di Insigne ha vissuto un punto di svolta. A raccontarlo è proprio Pavone che, intervistato dal quotidiano locale Le Cronache del Salernitano, ripercorre le fasi salienti della sua grande intuizione: “Un sabato mattina dopo aver assistito all’allenamento della Cavese, mi dissero che di lì a poco avrebbe giocato il Napoli Primavera. Quindi decisi, un po’ per curiosità, di restare a vedere la partita. Non rimasi per vedere Insigne, non lo conoscevo, ma solo per godermi la partita e magari vedere qualche ragazzo. Era un Napoli-Lazio, la squadra capitolina era davvero forte ma la partita finì 5-2 per il Napoli. Praticamente fu Insigne-Lazio 5-2 e lì mi accorsi di questo ragazzo davvero forte”.

IL BALLOTTAGGIO– Quello però fu solo un primo approccio tra Pavone e Insigne che si sarebbe concretizzato qualche settimana dopo. “Arrivò gennaio– prosegue Pavone- e avevamo bisogno di fare qualche cambiamento soprattutto in attacco. La gente invocava un centravanti ma io sapevo che avevo bisogno di una punta esterna che facesse da raccordo tra centrocampo e attacco. Insigne questo lavoro lo faceva benissimo partendo da sinistra e pensai subito a lui. Però ero indeciso tra Insigne e Bellomo dello Spezia che all’epoca era nella Primavera del Bari. Il caso volle che ci fosse Bari-Napoli quella settimana e l’andai a vedere per guardarli da vicino entrambi. Scelsi Insigne perché era più pronto e vedeva meglio la porta. Solo che il responsabile del settore giovanile del Napoli, Caffarelli, non voleva darmelo perché doveva fare il Viareggio col Napoli. Alla fine ci accordammo affinchè facesse il Viareggio lì e poi venisse da noi, infatti arrivò a metà febbraio. Da lì cominciò il nostro sodalizio, lo portai a Foggia con me l’anno dopo dove conobbe Zeman che a sua volta lo volle a Pescara l’anno successivo, il resto è storia nota”.

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