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Agostinelli

Voleva fare il cantante Andrea Agostinelli, ma una palla di cuoio si è ben presto frapposta tra lui e il suo sogno.

Entrato giovanissimo nella prima squadra della Lazio, allenandosi al fianco dei vari Wilson, Chinaglia e D’Amico, il ragazzetto di Ancona viene ben presto ribattezzato “piccolo Re Cecconi” per la somiglianza fisica col biondo numero 8 biancoceleste. Dopo la tragica morte di quest’ultimo, Agostinelli ne raccoglie l’eredità e, nelle sue prime stagioni, conferma quanto di buono si dice sul suo conto: pressing a tutto campo, corsa e visione di gioco. Un centrocampista completo, destinato inequivocabilmente ad un futuro radioso. Almeno così sembra. La realtà, però, è ben diversa e l’inizio carriera alla Lazio resterà l’apice della carriera di un giocatore che appena lascia Roma non sembra più lui. Andrea girovaga per mezza Italia tra A, B, C1 e C2 senza più trovare gloria, ad eccezione di una parentesi con l’Atalanta tra il 1982 e il 1985. A Napoli gioca poco e viene coinvolto nell’inchiesta sul calcio-scommesse (venendo assolto), a Pistoia retrocede in B, a Lecce perde gli spareggi promozione e a Genova non si ambienta. Nel 1990 passa alla Lodigiani in Serie C2, chiudendo in bellezza con la conquista, nel 1992, della promozione in C1 all’età di 35 anni.

Neanche il tempo di appendere gli scarpini al chiodo che Agostinelli si ritrova in panca e, nel giro di pochi anni, si impone come uno dei più interessanti tecnici emergenti del panorama nazionale. Per la verità l’inizio non è proprio entusiasmante, ma nonostante l’anonimo nono posto in D col Latina e la retrocessione dalla C2 con l’Astrea dell’anno successivo (1995-96), Agostinelli non demorde. Riconfermato al timone della squadra di proprietà della Polizia Penitenziaria, il tecnico nel 1997 conquista il double, aggiudicandosi campionato e Coppa Italia. Un’annata non indimenticabile al Mantova in C2 (8°) non compromette il suo approdo in C1: è la Pistoiese a volerlo e Agostinelli stupisce tutti, conducendo una squadra senza nomi altisonanti ad una storica promozione in B al termine dei play-off. Il vero miracolo, però, l’allenatore marchigiano lo compie l’anno successivo riuscendo a mantenere gli arancioni in cadetteria nonostante i 4 punti di penalizzazione. Agostinelli è uno dei migliori allenatori in circolazione, ormai è chiaro. Se ne accorgono anche i Moggi: nel 2000 il tecnico entra in orbita Gea e saluta Pistoia, trasferendosi all’ambiziosa Ternana. In Umbria l’allenatore si conferma, lottando per il vertice e proponendo un calcio offensivo e spettacolare, dove a farla da padrone sono i vari Miccoli, Grabbi e Borgobello. Alla fine la promozione non arriva a causa di un netto calo fisico della squadra nella seconda parte della stagione, ma il gioco proposto dalla Ternana entusiasma i dirigenti del Torino che sembrano aver messo gli occhi addosso al tecnico di Ancona. Il passaggio in granata di Agostinelli non si concretizza ma il grande salto pare solo questione di tempo.

Purtroppo per il giovane tecnico, però, da quel momento in poi la carriera da allenatore ricalcherà quella dell’Agostinelli giocatore, avara di soddisfazioni malgrado un brillante avvio. Dalla stagione 2001-02 in poi, il mister dalla chioma bionda e fluente raccoglierà più esoneri che punti, imboccando un tunnel di esperienze negative senza più intravedere la luce. Nel 2001 la Ternana lo esonera dopo due disastrosi mesi, ma nonostante ciò il Piacenza gli dà fiducia e lo fa esordire in A l’anno successivo. Mai scelta fu meno lungimirante: a febbraio, con la squadra in piena zona retrocessione, la società lombarda lo solleva dall’incarico. Poi Napoli, dove Agostinelli (chiamato simpaticamente “Nino” dai tifosi vista la sua passione per il canto e il caschetto biondo alla Nino D’Angelo), viene cacciato dopo circa due mesi conditi da un’infinità di pareggi e dagli “attestati di stima” di numerosi suoi colleghi come Galeone, che non esitò a definirlo un “sopravvalutato”. Dopo una salvezza col Crotone e un altro esonero alla Triestina, “Magostinelli” (come veniva chiamato a Pistoia) scende di categoria accettando la proposta della Salernitana in C1. Sotto la sua guida i campani guidano la classifica, ma la squadra gioca talmente male da indurre la società ad approfittare del primo momento di difficoltà per esonerarlo. Per due anni non lo chiama più nessuno, fino a quando il Portogruaro, alla disperata ricerca di punti per non abbandonare la B, gli affida la guida tecnica in luogo dell’esonerato Fabio Viviani. I veneti chiuderanno il campionato al penultimo posto salutando la categoria, mentre per Agostinelli il PM Stefano Palazzi chiederà 3 anni di squalifica per un suo nuovo coinvolgimento nel calcio-scommesse (alla fine verrà squalificato per un mese). Altri due anni di stop, nei quali si è diviso fra telecronache per Mediaset Premium e ospitate in emittenti private romane (o meglio laziali), prima della sua ultima deludente esperienza dello scorso anno a Varese: obiettivo play-off fallito e ennesimo esonero. Forse Sanremo avrebbe riservato maggiori soddisfazioni al “Nino D’Angelo” della panchina…

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