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Tra qualche ora il Brasile padrone di casa e la Croazia di Kovac illumineranno il palcoscenico calcistico delle Nazionali, dando finalmente vita al calcio d’inizio dei Mondiali 2014, l’evento più atteso degli ultimi 4 anni. Gli approfondimenti non sono mancati, e conosciamo un po’ tutti la reale valenza qualitativa dei team presenti in questa rassegna carioca. Fare calcoli e pronostici non è affare da Mondiale, lo sappiamo tutti. Ma c’è un sentore, una sensazione, un’idea che spinge forte nella nostra testa: Brasile 2014 potrebbe essere, più di altri, il Mondiale dominato dai 10.

Maradona, Totti, Ronaldinho, Baggio, Platini. Alcuni dei più grandi 10 Mondiali. La fantasia al potere dunque. E poi l’estro, lo scatto, l’intuizione che rompe la noia. Quella molla che rende la gara indimenticabile. Nel paese verdeoro saranno in tanti ad accendere la luce e far funzionare il cervello. Alcuni sono 10 per partito preso, altri ci sono nati con quella maglia addosso. Altri ancora se lo ritrovano un po’ per caso, quasi come un’investitura beffarda del Fato. Perché se sai indossare la 10 della tua Nazionale, allora può fare ogni cosa in mezzo a quel campo. E allora tuffiamoci tra i fantasisti di Brasile 2014, per capire chi indossa questo bellissimo smoking e quanto l’abito elegante può influire in questa immensa e stellare Serata di Gala.

In rigoroso ordine alfabetico di girone, iniziamo dalle squadre del gruppo A. Subito un pezzo grosso, quel Neymar Jr che divide il mondo di tifosi e addetti ai lavori: c’è chi lo reputa un grandissimo talento, chi uno spreco di soldi, un ragazzo estremamente sopravvalutato. Per Neymar, che quest’anno al Barcellona ha fatto bene ma non benissimo, questo può essere il Mondiale della definitiva consacrazione (come per molti altri dei suoi pari numero): l’ex Santos deve raccogliere la pesante eredità di Rivaldo e Ronaldinho. Quel 10 pesa un macigno. Ma il Brasile ha la maglia più spensierata e vincente del Mondo, e gioca in casa. Neymar lo sa, il fallimento non è contemplato. Dribbling, chiusura dell’azione, tecnica da vendere. E qualche tuffo di troppo. Neymar Jr c’è, il 10 pure. Vedremo se lo meriterà davvero.

Per la Croazia c’è un romantico del pallone, uno che appena lo guardi muoversi t’innamori. Luka Modric è un piccolo (solo di statura) genio, il centrocampista che ogni allenatore sano di mente vorrebbe avere in squadra. Può giocare dappertutto, senza perdere freni e lucidità. Alla palla non dà del tu, le mette direttamente il tappeto rosso. Che Kovacic impari come si fa: ha la fortuna di avere uno degli insegnanti più dotati del calcio moderno.

Messico e nuvole. Poche (ma presenti) con un 10 come Giovani Dos Santos. Ex del Barcellona mai troppo rimpianto, una carriera da alti e bassi ma la giusta qualità per guidare la sua Nazionale, giovane e ambiziosa. Ora aiuta il Villarreal a tornare nel calcio spagnolo che conta. Chissà che anche il Messico non possa fare il salto di qualità con lui.

I Leoni Indomabili del Camerun hanno un 10 poco appariscente e conosciuto. Ovviamente solo per ora, scommetteteci. E’ un classe ’92, si chiama Vincent Aboubakar e gioca in Francia, nel Lorient. Già presente a Sudafrica 2010 (fatto assurdo, considerando l’età), il ragazzo ha sangue africano ma piedi europei. Sentiremo ancora parlare di lui.

Gruppo B, Spagna Campione del Mondo. Vorremo cercare nuovi aggettivi per Cesc Fabregas, ma li han finiti tutti. L’esempio perfetto di tecnica e sostanza. Il 10 non è mai stato così concreto e pragmatico. La conferma Mondiale passa anche dai suoi piedi, quelli che fornirono ad Iniesta l’assist per il gol più importante nella storia delle Furie Rosse. Nel Barcellona immeritatamente è uno dei tanti, in qualsiasi altro club del pianeta regnerebbe sovrano come il più grande dei Napoleone. El lindo diez.

Uno degli Eroi del Triplete Interista, Wesley Sneijder, è la stella dell’Olanda di Van Gaal. Da scarto del Real Madrid a Idolo Nerazzurro il passo fu breve. Il Destino gli deve un Pallone d’Oro che, se avesse segnato sullo 0-0 davanti a Casillas nel 2010, a quest’ora sarebbe suo da un pezzo. Quella Finale brucia ancora, e Sneijder ha il destro più caldo che mai. Gli anni saranno passati, ma nel Mondiale il tempo si ferma e l’età non conta nulla. Wesley c’è e vuole prendersi la rivincita, già a portata di girone.

Possibile outsider della competizione, il Cile di Vidal e Sanchez si affida allo stile di Jorge Valdivia: il ragazzo, dopo aver riportato il Palmeiras nel calcio brasiliano che conta, vuole fare lo stesso con la sua Nazionale. Se tra i talenti sopracitati nessuno gli ha strappato il numero magico, un motivo dovrà pur esserci.

Un altro 1992 porta la più pesante maglia dell’Australia: il suo nome è Ben Halloran, gioca nel Fortuna Dusseldorf e vede abbastanza bene la porta, specie in rapporto ai match disputati. La Nazionale l’ha conquistata pochi mesi fa ma si è già guadagnato il primo Mondiale della carriera. In un girone con poco da dire per i suoi compagni, Halloran cercherà di mettersi in mostra come stella nascente dei Socceroos.

Il girone C sembra favorevole alla Colombia. Falcao non c’è, ma il suo compagno di giochi al Monaco non lo farà rimpiangere: l’ennesima plusvalenza del Porto James Rodriguez è un concentrato di tecnica, precisione e accentramento rapido. Il suo è il sinistro più temuto di Francia, i 9 gol in Ligue 1 lo hanno testimoniato sufficientemente. A 23 anni ha Los Cafèteros ai suoi piedi, e quel mancino parlante rischia di avere drammatiche conseguenze per chiunque incrocerà il cammino della Colombia in questo Mondiale.

Tra i più esperti 10 di Brasile 2014 troviamo la rivincita della quantità sulla qualità, l’ellenico Giorgos Karagounis: poco apprezzato all’Inter, il veterano della Grecia ha di fatto ovviato alla iniziale mancanza di tecnica con una buona intensità e grinta da vendere. 135 presenze e un Europeo nel 2004 conquistato sotto gli occhi attoniti del Mondo. Da protagonista. Se c’è qualcosa da non fare, è darlo sportivamente per morto.

Capitolo Costa D’Avorio: non vedrà la porta come un bomber ma Gervinho ha una corsa da ghepardo e se parte devi prendere il motorino per sperare di fermarlo. Fuoriclasse nello scatto, campione del dribbling, maestro del cambio di direzione, profeta della fascia d’attacco, Gervinho è il motore esterno degli africani e la principale fonte di assist per quel mostro di nome Didier Drogba. Garcia ha già fatto un buon lavoro, ma se l’ivoriano verrà maggiormente catechizzato sulla lunghezza della porta avversaria allora non è uno scherzo riconsiderare Gervinho tra i più forti interpreti del calcio africano. Dopo una stagione di rinascita, Brasile 2014 è il grande palcoscenico per limare un sinistro sballato ma comunque mortale.

Dio al Borussia Dortmund, mezza figura al Manchester United. Shinji Kagawa si è un po’ perso per strada ma quando vuole non c’è mediana che lo possa contenere. Il Giappone è ben conscio del suo talento: Zaccheroni grazie a lui ha vinto una Coppa D’Asia . Klopp gli vuol bene come un figlio, lo riporterebbe volentieri a casa. Ma Kagawa ha il dovere di restare in Inghilterra, per dimostrare di non essere stato un fuoco di paglia.

D come Diego Forlàn. Il termine “poliedrico” forse l’hanno coniato per lui: prima punta, seconda punta, esterno d’attacco e trequartista, calcia senza distinzioni con destro e sinistro. Mettiamoci pure il calcio di punizione e il tiro da fuori, per essere sicuri di fare le cose per bene. Il passaggio a vuoto all’Inter non rovina una carriera straordinaria tra Manchester United, Villarreal, Atletico Madrid e Nazionale. Per uno scherzo del Karma è parso sempre destinato a non apparire mediaticamente rispetto ai suoi partner d’attacco (Van Nistelrooy, Riquelme, Aguero, Cavani-Suarez), ma spesso è stato lui a figurare meglio. Il Mondiale 2010 fu uno dei punti più alti della carriera. Questo (che rischia di essere l’ultimo) può esserne il colpo di reni.

La Cenerentola Costa Rica proverà a proporre la classe del suo giocatore più rappresentativo, quel Bryan Ruiz che in Olanda ha vinto spesso e volentieri e che con la sua Nazionale ha segnato 12 gol. Rispetto ai suoi compagni di girone non sembra poter stupire ma il calcio è strano e decisamente pazzo per pensare di poter regalare a Ruiz un Mondiale indimenticabile. Bisogna sempre sperare.

Wayne Rooney è, tra gli attaccanti, il 10 più particolare ed atipico: corre come un matto, senza alcuna sosta, sembra un terzinaccio vecchio stampo tutto galoppate e ripiegamenti. Non gli daresti quella maglia neanche se te la pagasse con l’oro puro. E invece la merita e dovrebbe averla ad occhi chiusi e cuore aperto, perché è uomo squadra e segna gol che noi solo alla PlayStation. Il vero leader della Nazionale Inglese, la forza fisica di Hulk nel corpo di Bruce Banner. E poi padronanza del gioco aereo, scatto lungo disarmante, un Hummer Rooney dai piedi buoni. Brutti i Mondiali giocati fino ad ora, ma i Tre Leoni si aggrappano a lui. E fanno bene: The Wonder Boy sarà l’ultimo a crollare.

Obiettivamente, nessuno avrebbe potuto indossare la 10 per l’Italia meglio di Antonio Cassano. E’ tutto giusto: la 10 va data ad un pazzo, uno senza schemi, che magari corre poco ma che di occhi ne ha almeno 2 in più rispetto ai calciatori normali. Fantasista da ultima mezz’ora, Cassano partecipa per la prima volta ad un Mondiale di calcio (uno scandalo, se si guarda al suo talento). Ha sbagliato ovunque è andato, ma si è sempre fatto perdonare sul campo. Fantantonio è all’ultima spiaggia con una Nazionale che sembrava persa dopo l’Europeo e che è invece tornata reale dopo una stagione pazzesca col Parma. Il suo Credo è quello meno appariscente ma più propedeutico al gioco Azzurro: il Dio Assist, ad ogni costo. Gli attaccanti stanno già aspettando, e anche noi. El Pibe de Bari, il ragazzo nato nei minuti in cui l’Italia vinceva il 3° Mondiale e che ha sfiorato la morte per un soffio rischiando di tenere aperti troppi conti, è pronto dopo tanti anni di distanza a chiudere il cerchio.

cassano

Il piccolo Granit Xhaka (solo perché ha un fratello maggiore, altro che stazza poco opportuna) ha preso in consegna il 10 della Svizzera: dietro il legno di Behrami, Inler e Dzemaili, in trequarti un piede non troppo stiloso ma che sa fare bene il suo lavoro in un calcio in cui i fuoriclasse si contano sulle dita delle mani e dove il tatticismo regna sovrano. Xhaka forse non sarà mai un campione (e ci andiamo cauti, perché il ragazzo c’è comunque vicino) ma se la Svizzera passerà il suo raggruppamento, quello E, inevitabilmente parte del merito sarà sicuramente suo.

L’Ecuador spera che il 10 a Walter Ayovi sia stata la scelta giusta: il calciatore in forza ai messicani del Pachuca ha il giusto grado di anzianità per indossarla, forse non la qualità giusta. Poco male, sia lui che la sua Nazionale sembrano aver pochissimo da chiedere a questa rassegna sportiva: Ayovi, classe ’79, dopo Brasile 2014 mollerà probabilmente baracca e burattini. Valencia sta già pensando al numerino…

Pur priva di Ribery, la Francia può contare su Karim Benzema: l’asso del Real Madrid non sarà Zidane ma quel 10 gli sta proprio bene. Si muove tanto, è potente, la tecnica di base abbonda così come il fiuto del gol e l’impatto di testa. Non vediamo in questa Nazionale un giocatore più completo dell’ex Lione. Dopo la Decima col Real Madrid, arriverà la Deuxième avec la France? Intanto, a prescindere, si candida come uno dei protagonisti del Mondiale.

Dopo la “dipartita” sportiva di Suazo, l’Honduras ha trovato il suo 10 in Marvin Chavez: il trentenne Hijo del Viento dovrà cercare di ritagliarsi, per quanto possibile, un piccolo spazio insieme alla Bicolor. Ma, in fondo, anche solo esserci sarà bello.

Lionel Messi ha un peso assurdo sulle spalle. Il suo 10 è il più importante tra tutti quelli del Mondiale, e lo sarà per sempre. Quella maglia Dio l’ha cucita e pensata per un altro uomo, un ambasciatore di talento sportivo. Messi ne è conscio e la pressione diventa sempre più grande, a maggior ragione dopo la tragica avventura nel Mondiale 2010 in cui la Pulce chiuse addirittura senza reti. Maradona è quasi raggiunto, ma serve quell’ultimo scatto. Quell’atto finale che annulla le distanze, che riapre il cuore degli argentini. La certezza che un altro uomo può vincere un Campionato del Mondo da solo. Serve Il Prescelto, l’esteta che unisca freddezza, magia, stile, eleganza, teatralità e pazzia in una miscela folgorante per riportare l’Argentina sul Trono Mondiale. E quell’apparente utopia di folle talento, attualmente, non può che essere Leo Messi. Perché il treno passa una volta sola, e sembrava già passato. Ma non per chi ha questo potere. Non per uno come lui.

Presente insieme all’Albiceleste nel girone F, nella Bosnia tra un Pjanic e un Dzeko spunta il 10 che non ti aspetti: Zvjezdan Misimovic può passare sotto traccia ma il termine scarso non avvicinateglielo neanche per scherzo. Recordman di presenze della neonata rappresentativa, Misimovic avrà il compito di lanciare i suoi più dotati compagni davanti alla porta. Non gli risulterà difficile: in una Bundesliga al Wolfsburg, in Germania, collezionò in una sola stagione ben 20 assist. Mica male per un giocatore ombra.

L’Iran, il miracolo del C.T. brasiliano Carlos Queiroz, ai Mondiali affiderà il 10 a Karim Ansarifard, definito dal magazine World Soccer (assieme al sito Goal.com) uno dei più fulgidi talenti giovanili al pari di Wilshere ed Hernandez. Ragazzo che fa del fisico e della bravura aerea i suoi punti di forza, è stato svariate volte paragonato alla leggenda Iraniana Ali Daei e addirittura a Thomas Muller. Se si rivela tutto azzeccato, potremmo essere di fronte ad un nuovo grandissimo rappresentante del calcio futuro.

L’esperienza di Obi Mikel servirà alla Nigeria per cercare di dare l’assalto al secondo posto nel girone. Ad un occhio poco osservatore delle dinamiche calcistiche Mikel potrebbe apparire un centrocampista poco più che normale. Crediamo però ci sia ben poco di normale nell’essere veterano del Chelsea e della Nazionale di appartenenza a 27 anni. Metronomo di indiscutibile concretezza, cercherà di mettere ordine nella sua linea mediana. A far gol ci penseranno gli altri.

Il gruppo G è sinonimo di Germania e, a quanto pare, di Lukas Podolski: dopo anni di troppi infortunio e di potente anonimato, Podolski pare essere tornato sulla cresta dell’onda. All’inferno e ritorno, senza mai arrendersi. La 10 può anche meritarsela. Però, solo per stavolta, concedeteci una digressione sul 1o “spirituale” della Nazionale Tedesca. Signori e signore, Mesut Ozil: acquisto più costoso della storia dell’Arsenal (50 milioni di euro), El Mago de Oz ha tutto quello che vorremmo avere noi poveri mortali: visione di gioco, passaggio smarcante, mancino fatato, grande dribbling palla al piede. Il cuore di un turco e di un tedesco fusi insieme: veramente difficile trovare qualcosa di più prezioso. Tecnica, sentimento, furbizia, disciplina tattica, abnegazione: mettetevi comodi sul divano per assistere ad uno spettacolo di grandezza disarmante. Sublime non è il termine giusto, ma è la prima cosa che viene in mente.

Il Portogallo è dominio di Cristiano Ronaldo (e per lui sprecare altre parole sarebbe quasi un’offesa, basta il nome), ma chissà che non possa essere Vierinha la sorpresa di questo Mondiale. Anche lui piccolo folletto, è arrivato all’improvviso e si prende anche l’eredità di Rui Costa. Teoricamente non parte titolare ma con la spinta del Pallone D’Oro può imparare qualche trucco del mestiere: d’altronde, se arrivi e prendi la 10 a ridosso di una Coppa del Mondo devi avere quantomeno una bella personalità.

Il 10 del Ghana lo conosciamo abbastanza bene: Andrè Ayew, uno dei due figli marsigliesi di Abedì Pelè, è un esterno veloce e aggressivo, che fa dell’impostazione della manovra e della finalizzazione del gioco le sue doti migliori in mezzo al campo. Lo metti a destra, a sinistra o al centro e lui li manda comunque tutti al manicomio. Non ce ne vogliano i francesi ma il ragazzo è ormai pronto per il salto in un club di valore superiore. Magari il prezzo si alzerà proprio durante Brasile 2014…

Stati Uniti che, orfani di Donovan, hanno visto Mikkel Diskerud appropriarsi della 10 indossata da quello che è da poco il miglior marcatore della Storia della MLS. Diskerud, norvegese ma naturalizzato statunitense dal 2008 e giocatore del Rosenborg, ha in mente il progetto ambizioso di convincere il C.T. Klinsmann di aver fatto la scelta giusta. Che Donovan andasse portato ci son pochi dubbi, ma il ragazzo merita di sicuro una chance e i gol nelle amichevoli pre Mondiali giustificano il rischio corso. Le chiavi della Nazionale Usa sono già nelle sue mani.

Ultimo raggruppamento, lettera H. Il più forte Belgio della Storia ha un trascinatore e uno solo: Eden Hazard. Semplicemente devastante, ottimo rigorista, una progressione che fermi solo col fallo, l’uomo è sempre saltato e può solo guardarsi indietro mentre ancora i tacchetti son piantati a terra. Per via del suo scintillante ed indiscutibile talento è stato paragonato a Cristiano Ronaldo. Ancora non ci siamo, ma la strada sembra quella giusta. I Diavoli Rossi sono un ricettacolo di talenti come non se ne vedevano da ventenni, ma Hazard è la Stella Polare che deve illuminare la strada dei suoi in terra carioca. Non fallirà. Predestinato.

Sofiane Feghouli col numero 10 dell’Algeria è l’emblema della migliore predisposizione verso i giovani del calcio estero nei confronti di quello italiano: in pochissimi se lo ricordano ma questo talento africano sostò per qualche mese a Lecce. Ovviamente, senza mai giocare. Adesso il ragazzo di proprietà del Valencia è entrato nella cerchia dei tantissimi “nuovi Zidane”. Speriamo che questo paragone mortale non porti sfiga anche a lui come già fatto con molti altri (uno su tutti, il suo connazionale Mourad Meghni)

La Russia di Capello ha un 10 che è un bijoux: il classe 1990 Alan Dzagoev è un trequartista vecchio stile che può essere schierato anche da esterno, con capacità sui calci piazzati fuori dal comune e qualità negli assist semplicemente uniche. Ricorda un po’ il primo Arshavin. Per ora fa le fortune del CSKA Mosca, ma il suo approdo nei campionati principali d’Europa è ormai prossimo. Il Mondiale, in tal senso, potrebbe essere decisivo.

L’ultimo numero 10 della nostra rassegna è quello della Corea del SudPark Chu Young: attualmente svincolato, il coreano è ricordato principalmente per una discreta esperienza al Monaco e per una sola presenza all’Arsenal. Cliente scomodo per quanto riguarda lo scatto breve, meriterebbe di certo una squadra se paragonato a molti calciatori presenti in questa rassegna Mondiale. La troverà, non prima però di cercare di evitare brutte figure con la sua Nazionale.

 

I talenti non mancano. Il Mondiale è alle porte. Noi siamo pronti, e anche i “Magnifici 10”. E allora, buon calcio e buon Mondiale a tutti. Anzi, buon 10.