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brasilecroazia2006

Memorie Mondiali fa tappa ai Mondiali 2006 di Germania. Il ricordo è ancora impresso nella mente, quell’impresa non andrà più viaa: l’Italia, senza alcun favore dei pronostici e in pieno scandalo Calciopoli, vince la sua 4a Coppa del Mondo nel tripudio generale al termine di una cavalcata che passerà, inevitabilmente, alla Storia del Calcio. Discorso ben diverso per la Croazia che, pur ricca di un’ottima rosa, non riesce a superare il suo girone. Approfondiamo.

 

TOP TEAM: ITALIA – Come la debacle di Sudafrica 2010, anche questo straordinario successo ha radici lontane: l’Italia necessita di riscatto, dopo le ultime due competizioni giocate in maniera disastrosa (fuori agli Ottavi di Finale nel 2002 contro la Corea del Sud ed eliminata al girone dal biscotto Svezia-Danimarca all’Europeo 2004). Dopo la fallimentare esperienza di Giovanni Trapattoni, viene ingaggiato come C.T. Marcello Lippi. L’ex allenatore della Juventus ha già individuato il centro del suo progetto: Francesco Totti. La sua più grande dote però è stata quella di creare un gruppo compatto che agisse intorno al fuoriclasse della Roma, un agglomerato che pur potendo contare su un paio di singoli con grandissime qualità ha scelto la strada della coesione e dell’abbraccio metaforico. Lippi ha il pregio di indovinare anche convocazioni che si riveleranno decisive come quelle di Simone Perrotta, Marco Materazzi e Vincenzo Iaquinta. Paradossalmente, il successo dell’Italia arriva dai tumulti che precedentemente si erano scatenati nel nostro calcio: già citata Calciopoli, è giusto osservare anche come in una delle ultime gare di Serie A Totti si sia infortunato in maniera abbastanza grave. Il numero 10 Azzurro fu ritenuto a rischio Mondiali ma Lippi decise di portarlo, non al meglio della condizione. Tra infortuni e contestazioni, l’ardore e la grinta del gruppo si cementarono e l’Italia arrivò in buona forma (sia fisica che mentale) all’appuntamento tedesco. Gli Azzurri si trovano nel girone E, composto anche da Ghana, Stati Uniti e Repubblica Ceca. Nella partita inaugurale del gruppo, l’Italia non si fa trovare impreparata e vince per 2-0 contro gli esordienti al Mondiale, reti di Pirlo e Iaquinta. All’Italia basta una vittoria contro gli Stati Uniti per passare il turno ma le cose si complicano: gli azzurri vanno in vantaggio con Gilardino ma quasi subito arriva il pareggio degli States con l’autogol nefasto di Cristian Zaccardo (che dopo quella topica non metterà più piede in campo per tutti i Mondiali 2006). Si trattò del primo gol preso dall’Italia in quel Mondiale, l’unico della fase a gironi (in totale Buffon ne subirà due, l’altro in Finale, e fu proprio la granitica fase difensiva della Nazionale a garantire il successo a fine competizione). La gara è un tornado di agonismo: De Rossi si fa espellere per una gomitata che riduce in brandelli lo zigomo di McBride e verrà squalificato fino alla Finale. Ci saranno due cartellini rossi anche per la Nazionale Usa e il match terminerà in 10 vs 9. L’Italia rischierà di perderlo più volte ma riuscirà a mantenere l’imbattibilità . Diviene così decisivo il match contro la Repubblica Ceca di Nedved e Poborsky: gli Azzurri soffrono ma portano a casa partita e passaggio del turno come prima in classifica per 0-2. Le reti saranno siglate da Marco Materazzi, che segnerà così il suo primo gol al Mondiale 2006 (anche per lui appuntamento direttamente in Finale per il secondo) e sostituirà l’infortunato Nesta per il resto della competizione, e da Pippo Inzaghi (Barone sta ancora aspettando quella palla da insaccare…). La squadra di Lippi mantiene fede alla tipica usanza italiana di “soffrire nei gironi”. Adesso però inizia un’altra storia, è dentro o fuori. Agli Ottavi c’è l’Australia del Mago Hiddink.

In Italia monta qualche polemica sul solito dualismo Totti-Del Piero, che anche Lippi non riesce a vedere in campo insieme dal 1′. Lo juventino merita una chance, anche solo per le condizioni non ottimali del Pupone, e Lippi gliela concede nella gara contro i Socceroos. Gli Australiani si rivelano avversari tosti, imbrigliando l’Italia in una ragnatela tattica che non prevede falle e vie di fuga. Per giunta, Materazzi lascia i suoi in 10 nel secondo tempo e Del Piero non incide minimamente. La gara sembra trascinarsi ai supplementari. Ma la storia dei Mondiali 2006 è anche quella di un ragazzo (di cui parleremo nella seconda parte di rubrica, domani) che ha sfidato il Destino e ha vinto, sotto tutti i fronti. Al 94′ di Italia-Australia inizia la leggenda di Fabio Grosso: slalom sulla sinistra, dribbling in area e calcio di rigore (in vero, piuttosto dubbio). Grosso resta a terra, non tradisce espressione mentre tutti vanno ad abbracciarlo. Sul dischetto si presenta Francesco Totti, subentrato nel frattempo a Del Piero. La responsabilità è enorme. Il primo piano degli occhi di Totti è quello di tutti gli italiani che aspettano la sentenza. E questa arriva, sotto forma di condanna per Schwarzer e i canguri in giallo: l’Italia vince in extremis e va ai Quarti di Finale. Nella mente dei calciatori e dei tifosi balena una strana idea: magari si può arrivare fino in fondo. L’entusiasmo corre sul filo del rasoio ma si fa fatica a contenerlo. Ai Quarti, l’avversario è di quelli abbordabili: l’Ucraina di Shevchenko. E difatti l’Italia liquida gli antagonisti con un 3-0 senza inganni che porta le firme di Zambrotta e, finalmente, anche quelle di Luca Toni. L’entusiasmo cresce ma in Semifinale c’è il peggior avversario possibile da incontrare: quella Germania padrone di casa che con noi rimedia sempre un pugno di mosche e non vede l’ora di batterci, umiliarci, distruggerci. Al Westfalenstadion i tedeschi partono a razzo, ma la nostra Nazionale regge l’urto e passa al contrattacco. Nei tempi regolamentari, l’Italia coglierà anche due legni che ancora gridano vendetta. Tutto bloccato però, supplementari. I rigori fanno paura ma ancora una volta Fabio Grosso decide di dare uno schiaffo all’anonimato e sale in cattedra: al 119′ riceve da Pirlo e lascia partire un mancino a giro che beffa Jens Lehmann. Applicazione tattica, sinistro beffardo e corsa esultante alla Tardelli versione ’82. Grosso entra di diritto nel cuore dei tifosi. E non ha ancora finito. Non ha terminato però neanche l’Italia, che al 122′ con la Germania spaccata in due infligge il colpo di grazia ad un’intera nazione con la rete di Alex Del Piero, che finalizza con un colpo da maestro un contropiede splendido, maestoso, veloce, sfibrante, devastante. Un contropiede all’italiana. 0-2 e Germania in lacrime: a Berlino ci andiamo noi.

Il 9 Luglio del 2006 si svolge così la Finale dei Mondiali di Germania. Il nostro avversario è forse quello più odiato di tutti: i cugini della Francia. I transalpini di Domenech sono stati trascinati nel corso della competizione dalla verve di Zidane ed Henry, così come dalla velocità e la classe del nuovo astro nascente del Marsiglia Frank Ribery. La gara inizia e l’Italia va subito sotto: Malouda è bravo ad incunearsi in area e guadagnare un rigore che Zidane trasforma con un pallonetto da brividi che colpisce la traversa e poi entra in rete. Lippi predica calma e l’Italia non si scompone. Così, pochi minuti dopo, arriva il pareggio di Marco Materazzi che su angolo di Pirlo violenta in elevazione Patrick Vieira (non proprio uno basso) e mette a segno l’1-1. Il resto del match è come tutte le Finali equilibrate della Storia del Calcio: tattico, rognoso, poco emozionante. La Francia farà qualcosa di più dal punto di vista tecnico, anche se all’Italia verrà annullato un gol di Toni. L’episodio chiave della gara però, e forse di tutto il Mondiale, arriva al 111′ supplementare: all’improvviso, Materazzi viene inquadrato a terra dolorante. I replay prontamente chiariranno la situazione: Zidane lo aveva appena colpito con una testata. L’arbitro argentino Horacio Elizondo (che confesserà in seguito di non aver visto nulla e di essersi affidato all’istinto) espellerà il numero 10 francese sancendo fine, di fatto, alla sua carriera da calciatore con un disonore che l’ex talento di Juventus e Real Madrid si era di fatto cercato da solo. L’immagine di Zizou che scende le scale degli spogliatoi dando le spalle alla Coppa del Mondo sarà l’istantanea del Mondiale francese. Si va ai rigori. Psicologicamente la Francia è a terra. Più di tutti, quel David Trezeguet che ci aveva purgato agli Europei del 2000. Dal dischetto, l’ex bomber della Juventus coglierà la traversa a Buffon spiazzato. Stavolta però la palla non rientra in porta e, in effetti, quell’errore condannerà la Francia. Domenech, con cui i rapporti erano già tesi, non lo convocherà mai più in Nazionale. Sul 4-3, il Fato regala ancora una volta a Fabio Grosso l’opportunità di una vita. E il terzino italiano non sbaglia: l’Italia, dopo 24 anni, è Campione del Mondo per la quarta volta. Sotto le note di Seven Nation Army comincia la festa, per una vittoria magica e inaspettata. Non hanno vinto i più forti, ma hanno vinto i migliori.

golmaterazzi

FLOP TEAM: CROAZIA – Sulla scia del bellissimo Mondiale di Francia ’98 e della dignitosa esperienza del 2002 (nella quale i croati sconfissero anche la nostra Nazionale ai gironi), la Croazia punta ad una conferma importante nei Mondiali 2006. Il C.T. Kranjcar può contare su una rosa qualitativamente di buon livello: oltre alle conoscenze italiane Robert Kovac, Simic e Tudor, i croati possono annoverare tra le loro fila il bomber Dado Prso, il fantasista in erba Luka Modric, il 10 Niko Kovac (attuale allenatore croato), oltre che i giovani attaccanti Klasnic e Olic. Il gruppo della Croazia (F) presenta sostanzialmente un solo ostacolo, ovvero il Brasile Campione del Mondo in carica. Le altre squadre del girone, Giappone e Australia, sembrano assolutamente inferiori. Prevedibilmente, la Croazia perde la prima gara contro il Brasile per 1-0 (gol di Kaka). Nonostante l’affermazione carioca, i croati dimostrano grande compattezza e la sconfitta viene definita da molti come “ingiusta”. I tifosi croati non si preoccupano, avevano già messo in conto il passaggio agli Ottavi come seconda del raggruppamento. La seconda gara contro il Giappone appare una mera formalità. Sfortunatamente, gli orientali chiuderanno il bunker anti atomico e la gara terminerà sullo 0-0. Dalla speranza allo sconforto ci si arriva in pochi attimi. La Croazia adesso rischia. L’unica maniera per arrivare agli Ottavi è quella di vincere contro l’Australia, uscita facilmente sconfitta dal match contro il Brasile. La missione sembra avere fine positivo quando Srna al 2′ mette in riga i canguri. Al 38′ arriva però il pari di Moore, su calcio di rigore. La Croazia si catapulta in avanti e, dopo una forte pressione, torna in vantaggio al 56′ con Niko Kovac. E’ il gol che può dare la qualificazione. Purtroppo, i ragazzi di Kranjcar non hanno fatto i conti con Harry Kewell che al 79′ sigla il gol del definitivo 2-2. La Croazia, con soli due punti, viene così a sorpresa estromessa dal Mondiale 2006, una competizione che doveva essere l’ideale conclusione di un percorso iniziato nel 1998. Ma a volte i progetti falliscono, e quella Croazia ne fu una lampante quanto inattesa testimonianza.

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