Sergio Busquets, il perno inamovibile del Barcellona

Sergio Busquets, il perno inamovibile del Barcellona

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

I Mondiali di Brasile 2014 sono iniziati, ed oggi concludiamo il nostro Speciale Mondiali di Una vita da gregario con uno dei centrocampisti perno della Spagna campione di tutto: dopo Simone Barone, Emmanuel Petit ed Andreas Brehme è la volta dello spagnolo Sergio Busquets. Nato nel luglio del 1988 a Sabadell, catalano DOC, si è ritagliato nel corso degli anni uno spazio sempre più importante nei cuori dei compagni e dei suoi tifosi, arrivando ad essere il perno inamovibile del Barcellona, il punto fermo attorno al quale possono sbizzarrirsi due poeti del calcio come Xavi Hernandez e Andres Iniesta.

MAS QUE UN CLUB Figlio d’arte, il padre Carles Busquets Barroso era il secondo di Zubizarreta nel Barcellona di Crujff: nel 2005 approda a la Masìa, e l’azulgrana, come recita il motto, diventa più che un club. La sua nuova casa è la cantera del Barcellona, e dopo tanto lavoro diviene il perno del Barça B guidato da Pep Guardiola, l’uomo che cambierà la sua vita sportiva, portandolo in prima squadra e facendone un perno inamovibile: la sua carriera è in ascesa, e ad oggi nel suo palmares il numero 16 azulgrana può annoverare 4 campionati, 2 Coppe del Re, 4 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA e 2 Mondiali per Club, oltre al Mondiale 2010 e all’Europeo 2012. Molti lo considerano un giocatore sopravvalutato, sottovalutando il fatto che l’intelligenza tattica e l’applicazione in un calcio quasi scientifico come quello moderno rivestono un ruolo d’importanza unica: con l’esplosione del centrocampo Busquets-Xavi-Iniesta si chiudono spazi per altri centrocampisti di livello assoluto come Yaya Tourè e Alexander Song, mentre lo stesso canterano Alcantara è stato costretto ad emigrare in Germania e il figliol prodigo Fabregas è stato spostato nel ruolo di falso nueve per farlo integrare in una squadra dai delicati equilibri.

E’ UN LAVORO SPORCO Il suo compito è essenzialmente, oltre quello di interdittore, quello di permettere a Xavi e Iniesta di esprimersi al meglio delle loro capacità: è lui il punto fermo attorno a cui ruotano a piacimento i due registi, è lui che pulisce i palloni per poi farli ritornare fra i piedi dei compagni più dotati tecnicamente. E’ un gregario nel vero senso del termine: molto raramente si parla di lui, ma l’importanza negli equilibri della squadra se si legge la partita fra le righe è netta, delineata e a tratti imprescindibile. Il concetto stesso di tiqui taca non avrebbe probabilmente raggiunto la sua sublimazione senza un uomo d’ordine come Sergio Busquets.

busquets barcellona inter

MA QUALCUNO DEVE PUR FARLO Non è tutto rose e fiori però: non sempre il numero 16 blaugrana è stato un limpido esempio di correttezza. Passato alle cronache da famoso provocatore, il caso più eclatante è stato in semifinale di Champions League contro l’Inter, quando lo spagnolo si è lanciato a terra dopo un contatto dubbio con Thiago Motta continuando a sbirciare per vedere la reazione dell’arbitro, causando l’espulsione dell’italo-brasiliano. Altro episodio eclatante quello in cui, durante un clasico contro il Real Madrid, ha calpestato l’arcigno difensore blanco Pepe.

STIMA INCONDIZIONATA Quello che stupisce la maggior parte dei detrattori del mediano del Barcellona è l’alta opinione che hanno di lui compagni ed avversari: a partire da Sergio Ramos, avversario di sempre, che ha detto “l’unico giocatore che ruberei al Barcellona è Sergio Busquets“, fino al compagno Xavi, che zittisce i detrattori dicendo che “se parli di lui con chi sa di calcio ti dirà che è un fenomeno“. Importantissimo riconoscimento anche da Del Bosque, che vorrebbe essere nei suoi panni: “Se fossi calciatore vorrei assomigliare a Busquets, ha tutto“.

Importantissima la disciplina e la mentalità di chi sa usare la sciabola oltre che il fioretto, con la calma olimpica di un vecchio saggio: si narra che le sue parole, arrivato nello spogliatoio del Barcellona dei fenomeni assieme al mentore Pep Guardiola dal Barcellona B, siano state “tranquilli, ho già vinto molto con Guardiola“.

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