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prandelli

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. L’argomento di oggi è il discusso 4-1-4-1 di Prandelli, di cui sciorineremo pregi e difetti: è il modulo giusto per questa Nazionale?

DR JEKYLL Dopo la vittoria contro l’Inghilterra, una vittoria meritata anche se non larga, in cui l’Italia si è espressa a buoni livelli dal punto di vista del gioco, abbiamo assistito al fenomeno Mondiale per eccellenza: tutti i 60 milioni di CT in erba italiani sono saliti sul carro del vincitore. Il 4-1-4-1 di Prandelli dopo il pareggio con il Lussemburgo era sembrato lento, inadatto e statico: dopo l’Inghilterra invece in molti si sono lanciati in epinici sul modulo giusto per vincere, sull’assoluta genialità del doppio playmaker.

Senza dubbio utilizzando questo modulo riusciamo a mettere in campo il miglior tasso tecnico possibile: con De Rossi a fare da schermo e Pirlo-Verratti come play avanzati possiamo permetterci di far dialogare per vie centrali i nostri centrocampisti con Balotelli (qualità in cui il milanista eccelle rispetto al diretto concorrente Immobile), creando spazi per le incursioni di Candreva e Marchisio. Andiamo adesso ad analizzare i due nodi focali su cui di dipanano le idee di Prandelli su questo modulo che, a modesto parere di chi scrive, è stato un’alternativa interessante già dalla partita malamente pareggiata a Perugia.

Primo punto, questo modulo è perfetto per giocare contro una difesa schierata e solida, quando le squadre si allungano è meglio inserire Immobile a fare le veci di Balotelli: mentre il bresciano è molto bravo a giocare spalle alla porta, dialogare con i centrocampisti ed aprire le difese il napoletano è devastante quando può puntare la profondità, tenerlo in panchina per farlo entrare a partita sbloccata sarà un leit motiv che vedremo molto spesso, e a ragione, nel corso del Mondiale.

Punto secondo, attenzione alla posizione di Marchisio: la sua tendenza ad accentrarsi alla lunga rende il gioco prevedibile data la propensione della squadra ad affondare solamente sulla fascia destra. In tal caso attenzione al possibile inserimento di Lorenzo Insigne, uno che nel corso dell’anno ha fatto vedere di saper masticare la fase difensiva ad alti livelli, più predisposto ad allargarsi in fascia rispetto all’inserirsi in area. Quello che sembrava un disperato esperimento del nostro CT si è dimostrato essere una scelta ponderata e molto equilibrata dal punto di vista tattico: CT d’Italia, fate lavorare Prandelli, non vi deluderà come non vi ha deluso ad Euro 2012.

Dr Jekyll, Andrea Martelli

MR HYDE Prima di discutere di quali siano le criticità del modulo tattico di Prandelli è necessaria una piccola quanto opportuna premessa. Non sono un denigratore del tecnico di Orzinuovi, anzi ci sono molte cose che apprezzo nel suo modo di allenare, tanto in Nazionale quanto nelle esperienze passate: mi piace il fatto che tutte le sue squadre, Italia compresa, abbiano sempre avuto una identità, che giochino palla a terra e facciano del possesso una delle loro caratteristiche basilari. Eppure il nuovo “vestito” cucito per gli Azzurri in questa trasferta in Brasile non mi convince più di tanto.

In primis non mi convince l’idea di giocare con due registi come Pirlo e Verratti posizionati sulla stessa linea; il numero 21 della Nazionale e della Juventus, per buona parte del primo tempo della gara contro l’Inghilterra, ha stazionato sul centrosinistra, limitando molto il suo raggio d’azione e non venendo mai ad incominciare la manovra sulla trequarti difensiva, come invece fa puntualmente quando indossa la maglia bianconera. Col passare del tempo Pirlo ha sempre di più assunto una posizione in verticale rispetto a De Rossi, tornando ad essere il perno centrale attorno a cui è ruotata tutta la manovra degli Azzurri, cosa che ha peraltro recato enormi benefici rispetto alla posizione precedente.

Verratti, in tutto ciò, si è visto veramente poco, se non in situazione di scarico o giro palla; se l’obiettivo, nell’inserimento tra i titolari del pescarese, era aumentare la capacità di palleggio nella mediana azzurra, allora è stato certamente portato a compimento. Eppure altre soluzioni, penso a Marchisio, avrebbero portato il medesimo risultato con l’aggiunta di poter sfruttare gli inserimenti del nostro numero 8, cosa che ovviamente con Verratti non sono avvenute. La scelta di utilizzare Verratti in una posizione così bassa ha senso se si incarica lo stesso di essere il regista della squadra; inserire il numero 23 solo per gestire il possesso del pallone priva la squadra di altri aspetti importanti, come gli inserimenti, a mio avviso vitali in un modulo del genere. La poca propensione del pescarese all’inserimento mi permette di andare a toccare un’altra problematica di questo 4-5-1 (o 3-1-5-1 in fase di possesso): l’isolamento di Balotelli in attacco.

Mario si è mosso tantissimo durante la prima gara dei Mondiali, venendo a prendere palla soprattutto sulla sinistra, data anche la maggiore propensione di Candreva, sulla destra, a giocare largo sulla fascia; eppure la sensazione è che da solo non possa tenere sempre in piedi il reparto avanzato. Se Prandelli crede che il 4-5-1 sia davvero il modulo che più si adatta a questa Italia, forse bisognerebbe cercare in rosa un giocatore che, come Candreva a destra, abbia più corsa di Marchisio e più propensione a dare una mano a Balotelli. In questo senso sia Cerci che Insigne potrebbero risultare utili.

Mr Hyde, Lawrence Miles