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kempes

I Mondiali 1978 rappresentano, forse, una delle più brutte pagine della storia dei Campionati del Mondo. Quella che doveva essere una semplice festa sportiva finì per trasformarsi in una mezza farsa condita da timori, paure, dubbi, incertezze. Nell’Argentina del Dittatore Videla, in piena Guerra Sucia (guerra sporca) si consuma, in un silenzio assordante e straziante, il dramma dei desaparecidos: giovani di venti e trent’anni scomparsi, distrutti, uccisi brutalmente da un regime militare che non ha mai contemplato opposizioni di sorta. “Prima eliminerò i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che restano indifferenti e infine gli indecisi.”, spiegò Videla. Cifre ufficiali parlano di 30.000 persone scomparse durante quegli anni, e quasi 4000 omicidi politici. Nel mezzo, un silenzio imbarazzante della comunità internazionale tutta che, con l’intenzione di non “macchiare” di polemiche la manifestazione, finì soltanto per accrescerne le tremende conseguenze. Ormai da anni, i Mondiali 1978 sono ricordati come “I Mondiali della Vergogna“, i Mondiali di chi si è lavato le mani e il volto con il sangue degli innocenti. Come sosterrà anche l’ex ministro degli Esteri argentino, Hector Timerman, “E’ stata la vittoria della dittatura, un successo che è servito a quegli assassini per lavarsi la faccia insanguinata. Considero la vittoria del 1978 una vergogna. Non sento mia quella Coppa. Mio padre era in carcere e io in esilio: non avevo niente da festeggiare. Penso ai desaparecidos, che dalle finestre delle carceri vedevano i loro compatrioti esultare. Io non l’ho fatto, ma è questione di sensibilità“.

Nonostante tutto, in questa nuova puntata di Memorie Mondiali proveremo a parlare anche di quel calcio che avrebbe dovuto essere protagonista ma che si ridusse a mera comparsa. Squadra top fu quell’Argentina che, nonostante tutto, ebbe dei buoni meriti sportivi per quella vittoria. La compagine che fece peggio fu invece la Germania Ovest, che andò incontro ad un discreto flop.

 

TOP TEAM: ARGENTINA – Il Mito di Diego Armando Maradona non era ancora nato, ma la Nazionale Argentina poteva contare su munizioni di lusso per il suo arsenale: gente come Kempes, Bertoni, Luque, Passarella, Ardiles avrebbe fatto la fortuna di ogni rappresentativa. L’albiceleste aveva la ghiotta opportunità di vincere il Mondiale casalingo. Di questo ne era ben cosciente anche il regime. Nella prima fase a gruppi, l’Argentina si ritrova nel gruppo 1 con Italia, Francia e Ungheria. La squadra di casa si classificò seconda, vincendo le gare contro la Francia e l’Ungheria ma perdendo contro l’Italia, che vinse il girone a 6 punti (all’epoca erano ancora 2 i punti assegnati per la vittoria). L’Argentina si qualificò in virtù del secondo posto e affrontò la seconda fase a gironi nel gruppo B, del quale facevano parte anche Brasile, Polonia e Perù. L’Argentina parte benissimo vincendo per 2-0 contro la Polonia, ma poi impatta sullo 0-0 contro gli odiati “cugini” brasiliani. Grosso danno: il Brasile ha una differenza reti migliore e, a parità di punteggio, andrebbe in Finale. I verdeoro fanno il loro dovere vincendo l’ultima gara contro la Polonia ma l’inganno è dietro l’angolo: nella gara tra Argentina e Perù si consuma l’evento che verrà chiamato La Marmelada Peruviana: l’Argentina vincerà clamorosamente per 6-0, con una pessima prestazione del portiere Peruviano Quiroga (guarda caso, di origine argentina) e si verrà a scoprire solo dopo (anche se nel durante si era giustamente malignato riguardo il risultato) che il regime argentino e quello peruviano si accordarono per dare vita ad una delle combine più eclatanti della storia del calcio. Entrambe le nazioni negarono fino allo stremo, ma la realtà apparve ben chiara sin da subito. Precedentemente alla gara, l’autobus del Perù che doveva portare i giocatori allo stadio (giocatori che, nel corso della notte, erano stati disturbati in maniera molto rumorosa dai supporters locali) coprì il breve tragitto di 15 minuti in addirittura 2 ore. Argentina e Brasile chiudono a pari punti ma, in virtù della differenza reti migliorata nell’ultima, indecente partita, l’Argentina si ritrova in Finale mentre il Brasile dovrà giocare la finalina per il 3° posto contro l’Italia, vincendola.

L’ultimo atto della competizione vede la squadra di César Luis Menotti affrontare l’Olanda (che aveva segnato il 1000° gol della storia dei Mondiali con Rensenbrink), priva di Johan Crujiff (si pensò per via di polemiche con la dittatura di Videla, ma in realtà per un episodio di furto e violenza da parte di alcuni ladri che minacciarono lui e la sua famiglia, avvenimento che quasi fece ritirare il fuoriclasse olandese dal mondo del calcio) ma comunque ricca di talento, anche se alla fine di un ciclo (che si paleserà proprio dopo tale Finale) che aveva portato una rivoluzione nel mondo del pallone ma nessuna vittoria a livello di Nazionale. La gara sembra equilibrata, e termina 1-1 nei tempi regolamentari. Ai supplementari però l’Argentina si imporrà per 3-1 vincendo così la sua prima Coppa del Mondo. Gli olandesi, in aperta polemica con l’arbitraggio del fischietto italiano Gonella, abbastanza di parte (stavolta niente combine, ma un “normale” processo di “protezione” verso la squadra che ospita il Mondiale), al fischio finale tornarono immediatamente negli spogliatoi. Al di là delle polemiche, la squadra dell’Argentina riuscì a vincere i Mondiali 1978 anche grazie alla grinta e all’organizzazione di gioco, oltre che ad un grande attacco (il migliore di quel Mondiale, con 15 reti fatte) che vide in Mario Kempes il finalizzatore principale (non a caso l’argentino fu il capocannoniere della competizione con 6 reti). E’ inevitabile però che, per molti argentini, l’unico vero Mondiale vinto sia quello del 1986. Perché il Campionato del Mondo si può vincere anche e soprattutto con la democrazia.

 

FLOP TEAM: GERMANIA OVEST – Il Muro di Berlino è ancora integro e intatto. Di conseguenza, anche dal punto di vista sportivo la Germania è separata in due. Nel corso degli anni, nel calcio è sempre venuto fuori lo strapotere della Germania Ovest, Nazionale vincente (come volevano gli standard tedeschi) che difatti arrivò ai Mondiali 1978 come Campione del Mondo in carica e vice-Campione d’Europa. La squadra, come al solito competitiva, era allenata dal C.T. Helmut Schon. Sin dalla prima fase a girone, si vede che qualcosa comincia a scricchiolare nei meccanismi teutonici: la squadra approda al turno successivo ma da seconda, scavalcata dalla Polonia (piccola rivincita per i polacchi, almeno nel calcio) in virtù proprio del pari contro i polacchi e contro l’abbordabilissima Tunisia e dell’unica (ma roboante) vittoria contro il Messico per 6-0. Nella seconda, decisiva fase a gironi la Germania si ritrova nello stesso gruppo di Italia, Olanda e Austria. Dopo i pareggi contro la nostra Nazionale e contro gli Orange, alla Germania serve una vittoria contro gli odiatissimi cugini per cercare l’approdo almeno alla finale per il 3° posto. E invece, visto che il calcio è spesso beffardo, la Germania sarà protagonista dell’ormai rinomato “Miracolo di Cordoba”, entrato di diritto nella cultura popolare: a pochi minuti dal termine, la Germania è virtualmente qualificata per la finalina e l’Austria si trova a 0 punti. Con grande clamore, però, l’attaccante austriaco Krankl (Scarpa d’Oro e futuro vice-Pallone D’Oro) dopo una bella azione personale trafisse il portiere tedesco Maier per la doppietta personale e il gol decisivo della gara, condannando la Germania ad una sconfitta storica che consegnò all’Austria la prima vittoria sulla Germania in 47 anni. Per i tedeschi quella sconfitta fu vista come una vergogna assoluta e, ancora oggi, negli scontri diretti tra le due Nazionali i tifosi austriaci trovano il modo di rinfacciare a quelli tedeschi il clamoroso crollo argentino.

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