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chilavert portiere

Chi non conosce Josè Luis Chilavert? L’estroso portiere del Paraguay che negli anni ’90 specialmente è diventato famoso per la sua attitudine al gol principalmente da calcio piazzato. El Chila di reti in carriera ne ha segnate ben 62: 54 in squadre di club e 8 con la Nazionale paraguayana. Le sue marcature sono ripartite in 45 realizzazioni su rigore, 15 su punizione e 2 su azione. Il primato nella speciale classifica dei portieri goleador però non spetta a Chilavert. Lìestremo difensore brasiliano Rogerio Ceni conta 115 marcature, ma questa è un’altra storia…

Chilavert, portiere per forza

La carriera di Chilavert tra i pali comincia curiosamente nel cortile di casa. Da ragazzino deve sottostare alla “legge” del più grande subendo l’imposizione del fratello maggiore che lo fa giocare sempre in porta. Josè Luis Felix Chilavert Gonzalez, nato a Luque il 27 luglio 1965, spiccherà il volo proprio da lì, formando al contempo un carattere da leader che lo ha contraddistinto in tutti gli anni in cui è sceso in campo. Chilavert addirittura giungerà in alcune situazioni a battere i calci d’angolo, cosa che probabilmente non sarebbe mai stata permessa ad altri.

Anche per la sua volontà di ferro ed una determinazione non comune ai ragazzi della sua età Chilavert riesce ad esordire, e non è da tutti, nella serie B locale a soli 15 anni con lo Sportivo Luquense, compagine della sua città di origine. Certo, proprio il carattere un po’ troppo formato gli causerà non pochi problemi nel corso della sua lunga carriera, al punto tale da addossargli l’etichetta di irascibile e di provocatore. Nessun ostacolo però infatti il più quotato Guaranì e l’ancor più celebre club argentino del San Lorenzo de Almagro decidono di puntare su di lui. Un giovanottone robusto che incute timore con il suo fisico da pugile può sempre servire.

La montagna di carne

La grossa costituzione di 1,94 cm per quasi 90 kg di peso Chilavert se la terrà pressoché sempre. Anche la stazza da combattente contribuisce nel tempo a fare di lui un leader temuto e rispettato. Un lato divertente di Chilavert è senza dubbio rappresentato dalla sua predilezione nel mettere palla a terra come già faceva il suo contemporaneo omologo René Higuita, forse per una sorta di protesta verso il destino che ne ha fatto un attaccante mancato. Questo suo vizietto gli costerà parecchie ramanzine e non poche panchine.

Chilavert però riesce lo stesso a scolpire il suo nome nella storia del calcio, non tanto per i successi sportivi (che saranno tanti soprattutto nei 9 anni trascorsi al Velez Sardfield) ma quanto per la sua già citata predisposizione ad offendere. Una caratteristica in comune con altri estrosi colleghi come il già citato Higuita o il messicano Jorge Campos. A fare la differenza però è proprio il suo fare da spaccone, oltre ad un piede sinistro come pochi.

Com’è nato il mito Chilavert

Nel 1989 Chilavert compie il grande salto in Europa, un passaggio che ogni giocatore sudamericano sogna. Lo acquista il Real Saragozza, mentre un anno dopo arriva la prima delle sue 74 convocazioni nel Paraguay, distribuite tra 1989 e 2003 con i Mondiali di Francia ’98 e Corea & Giappone 2002. Il debutto col Paraguay avviene nel 1989 proprio contro il suo “gemello” calcistico Higuita: contro la Colombia in una partita di qualificazione ad Italia ’90 è proprio il 24enne Chilavert a prendersi il pallone e a posizionarlo sul dischetto dove ad un minuto dalla fine segnerà il gol vittoria dei suoi…e lì nasce la leggenda.

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Sportivamente i più grandi trionfi li ottiene con il Velez di Carlos Bianchi, con il quale alzerà al cielo quattro titoli di Argentina, una Copa Libertadores, una Intercontinentale a danno del Milan di Capello, poi ancora in serie una Copa Interamericana, una Supercopa del Sud America ed una Recopa Cup, senza contare i tre titoli individuali dall’Istituto di Storia e Statistica del Calcio come miglior portiere dell’anno, il riconoscimento per il miglior estremo difensore del campionato argentino e quello globale per il miglior calciatore sudamericano dell’anno.

Chilavert punizione

Il carcere

“Chila” Chilavert è stato tutto ed il contrario di tutto: trascinatore, capitano, punto di riferimento, colonna portante dello spogliatoio, ma anche rissoso, burbero, attaccabrighe, per quel suo fare presuntuoso che spesse volte lo portava a provocare giocatori e tifosi avversari e molto volentieri anche stampa e giornalisti. Di nemici se ne è creati tanti Chilavert, di ammiratori di più. Nelle fasi finali della carriera si accasa per un biennio allo Strasburgo tra 2000 e 2002 dove riesce comunque a vincere una Coppa di Francia che impreziosisce ulteriormente la sua già fornita bacheca, ma in Ligue 1 sembrano non capirlo, a cominciare dall’allenatore che non vede di buon occhio la sua ingombrante presenza e lo relegherà tante, troppe volte tra le riserve.

Rogerio Ceni, la storia del portiere goleador

Anche la sua professionalità sembra venire meno, con più tempo passato ad apprezzare la gastronomia locale che ad allenarsi. Alla fine arriva lo strappo con lo Strasburgo, ottenuto attraverso la falsificazione di alcuni documenti di idoneità sportiva, ma dopo una multa ed una condanna a sei mesi di carcere per l’illecito riesce comunque a tornare in Sud America accordandosi con il Penarol. Un solo campionato di pemanenza con 14 presenze, e poi arriva la fine della sua comunque straordinaria carriera, con il ritorno all’amato Velez nel 2003-2004: solo 6 le presenze, ma gli applausi non si contano.

Ci piace ricordarlo così

Al di là del calcio Chilavert ha fatto parlare di se per una sua presunta partecipazione ai campionati paraguaiani di sumo quando ancora calcava i campi da gioco, mentre dopo aver appeso guantoni e scarpette al chiodo venne scritturato per un reality show sul calcio in onda sulla televisione americana via cavo…e le sue uscite verbali a vuoto non si contano. Il 15 agosto 2001 sputò in faccia a Roberto Carlos al termine di una partita di qualificazione ai Mondiali 2002 contro il Brasile, accusando il terzino verdeoro di razzismo e gesti osceni nel corso della gara, affermando che l’ex Inter e Real Madrid lo aveva irriso dicendogli: “Indio, abbiamo vinto 2-0”. Se la cavò con sole tre giornate di squalifica.

Nel 2010 è stato fermato dalla polizia del Paraguay dopo essere stato coinvolto in una rissa con l’imprenditore argentino Pablo Martin Seijas per questioni di debiti non pagati…a sorpresa il creditore era lo stesso Chilavert, che nell’occasione affermò di aver usato i pugni solamente per difendersi. Più di recente invece ha annunciato di voler provare dapprima un’esperienza come commissario tecnico del Paraguay, e poi più in là di volersi cimentare in politica, un pò sulla falsariga dei vari Romario e Shevchenko. Ma Chilavert punta in alto, ovvio: vuole fare il presidente della Repubblica.

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