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pirlo italia

“Se il nuovo C.T. vorrà, sarò disponibile a tornare in Azzurro”. Questa frase di Andrea Pirlo, il Michelangelo del calcio italiano che ha inventato capolavori e disegnato preziose pagine di storia, è la scialuppa di salvataggio alla quale il tifoso azzurro di oggi, disilluso, tradito, frustrato, desidera aggrapparsi con le ultime forze che ha in corpo. Probabilmente uno dei migliori (se non IL migliore) della disastrosa spedizione azzurra in Brasile, Pirlo ha promesso di tornare a dare una mano alla sua Patria in caso di bisogno. Ma non tutte le cose sono infinite. Ed è per questo che l’Italia deve lasciare andare Andrea Pirlo, come un genitore deve lasciar vivere all’amato figlio il resto della sua vita.

E’ cristallino immaginare, anche alla sola vista del titolo, i vostri occhi avere una reazione scomposta. “Che pazzia, lasciare a casa quello che ha corso di più per l’Italia in tutto il Mondiale, il Faro del centrocampo, l’uomo più talentuoso”. All’apparenza non può che sembrare follia, forse neanche passeggera. Ma lo stesso Andrea Pirlo è stato probabilmente mosso a dichiararsi pronto per questo sacrificio, in maniera assolutamente romantica, dopo un Mondiale terrificante della Nazionale. Un Mondiale che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di pronosticare. Nemmeno lui, che aveva già chiarito: questo sarà il mio ultimo Campionato del Mondo. Le parole di Pirlo sono quelle di un uomo generoso, disponibile. Ma anche quelle di un individuo consumato dalla delusione, che pur di rimediare al danno fatto da altri e non abbandonare il Sogno di un Azzurro ormai sbiadito sarebbe disposto a rimangiarsi la sua decisione in un tentativo anacronistico di creare qualcosa di nuovo…Dal vecchio. Pirlo è come un Eroe di guerra pronto a servire di nuovo il suo Paese. Epinicio assicurato. Ma la guerra verdeoro è stata persa, e servono energie nuove. Perché l’esperienza serve, ma la freschezza ancor di più. E dunque, ecco almeno 3 motivi (strettamente in correlazione) per i quali Pirlo dovrebbe ripensarci (di nuovo) e chiudere il capitolo del suo romanzo con la Nazionale Italiana di calcio.

 

1) RINNOVAMENTO – Brasile 2014 ha fatto morti e feriti in ogni dove per quanto riguarda l’Italia. Dopo le dimissioni di Prandelli ed Abete, servirà adesso ripartire da zero fin dai vertici per cercare di assistere un movimento calcistico ormai preda di una momentanea ma paralizzante disabilità. Tale rinnovamento può e DEVE coinvolgere anche la squadra. E’ evidente che molti dei calciatori che hanno fatto parte di questo Mondiale non potranno più essere convocati in futuro, che sia per questioni anagrafiche o di spogliatoio. Pirlo rientra certamente nel discorso riguardante la prima tipologia: è un Inventore, un Demiurgo, ha una classe estrema. Ma non è eterno. L’Architetto oggi ha 35 anni: agli Europei ne avrebbe 37, ai Mondiali addirittura 39. Va bene che “form is temporary, class is permanent” ma nelle prossime competizioni ufficiali si rischierebbe di vedere un Pirlo a mezzo servizio, macchiato dall’avanzare di un’età che gli consentirebbe di giocare praticamente solo da fermo e in alcuni di spezzoni di partita. E, francamente, rischiare di vedere un giocatore che ha incantato tutto il mondo passeggiare per il campo come un Balotelli o un Thiago Motta qualsiasi solo per lo sfizio di volersi aggrappare a quel nome così potente, conosciuto e venerato sembra una forzatura enorme. D’altronde Pirlo ha fatto parte della Nazionale Italiana per ben 10 anni, vincendo anche un Mondiale da assoluto protagonista. Pirlo ha l’opportunità di andare via da vincente, “immacolato” da critiche e diatribe. Un congedo con lustro e onore. Qualcosa che molti suoi compagni di sciagura carioca desidererebbero senz’altro. L’amore è restare, ma è pur vero che spesso vince anche chi fugge.

 

2) EREDI – Come si diceva poc’anzi, Andrea Pirlo non è immortale. Di conseguenza, per cercare stabilità nei prossimi anni l’Italia ha bisogno come il pane di trovare un suo erede, o quantomeno un giocatore che possa ricoprire lo stesso ruolo con caratteristiche più o meno simili (perché di Pirlo ce n’è uno solo e trovare una sua copia prima di altri 50 anni pare francamente impossibile). Il nome più caldo è indubbiamente quello di Marco Verratti: il centrocampista del PSG è stato uno dei pochi a chiudere il Mondiale con la sufficienza ed ha mostrato, nelle due gare giocate, quell’ordine e quella personalità che solo i campioni posseggono. Il ruolo di playmaker davanti alla difesa dev’essere suo. Ancora distaccati ma molto futuribili ci sono Daniele Baselli, che quest’anno ha stupito tutti con l’Atalanta, e Marco Benassi, centrocampista di proprietà dell’Inter che l’anno scorso è risultato essere una delle pochissime note liete del Livorno retrocesso. Entrambi fanno parte dell’Under 21 di Gigi Di Biagio e non hanno (almeno non ancora) le caratteristiche tecniche del giocatore della Juventus, ma possono rappresentare delle validissime alternative per la rinascita dell’Italia. Al pari di questi tre giocatori, possono essere considerabili anche le candidature di altri giovani interessantissimi quali Federico Viviani (al Latina ma di proprietà della Roma) e Jacopo Dezi, di cui il Napoli detiene il cartellino. Non sappiamo se queste scommesse saranno vinte o meno, ma bisogna almeno provarci. E restare ancorati al passato per tarpare le ali alle speranze del futuro è la cosa più errata da fare se si va in cerca di rivoluzioni.

 

3) ANDARE AVANTI – Maldini, Paolo Rossi, Vieri, Totti, Del Piero, Baggio, Cannavaro, Nesta. Alcuni dei giocatori più decisivi nella storia della Nazionale Azzurra. Tutti, come potrete tranquillamente intuire, ritirati. Alcuni di questi hanno vinto li Mondiale insieme a Pirlo (Totti, Del Piero, Cannavaro, Nesta), altri praticamente da soli (Rossi), altri ancora il Mondiale non l’hanno mai vinto (Baggio, Maldini, Vieri) pur essendo stati riconosciuti da tutto il mondo come giocatori fantastici ed Idoli Assoluti. Arriviamo al punto: l’Italia è andata avanti anche senza di loro. Così come andrà avanti senza Buffon, Barzagli, De Rossi (anche loro trionfatori a Berlino). Per questo, non si può davvero credere che l’Italia possa non andare avanti senza Andrea Pirlo, che è un Mozart ma non è Uno & Trino. Verranno (ancora…) tempi bui, momenti di confusione, risultati non all’altezza. Ma, come la pioggia primaverile riporta alla vita alberi e piante, anche l’Italia finirà per rialzarsi e tornare a dominare. E lo dovrà fare, inevitabilmente, senza Andrea Pirlo a guidarla.

 

Tali motivazioni potranno non trovare riscontri, risultare opinabili, antipatiche, non patriottiche. Ma la verità è che, prima o poi, tutte le belle storie d’amore finiscono. Ed è anche per questo che bisogna mettere la parola fine a quella tra l’Italia e Pirlo. Un connubio all’apparenza indissolubile ma ormai agli sgoccioli. Un cordone ombelicale che va tranciato di netto senza paura. Per non guardarsi indietro e gioire di ricordi ed imprese che nel futuro potremmo però non avere. Che Pirlo vada per la sua strada, e con lui la sua Leggenda: quella di uno dei più grandi centrocampisti italiani della sua generazione. Perché a volte, con il cuore in tumulto e le lacrime agli occhi, dobbiamo lasciarci alle spalle ciò che amiamo.

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