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Jurgen Klinsmann

Il senso di appartenenza è qualcosa di molto personale: ci si può sentire parte di un Paese che ti ha adottato o cresciuto, sentirsi accettato da una comunità nonostante una cultura ed una provenienza differente, oppure soltanto essere innamorato di luoghi e costumi unici di cui non si può più fare a meno. Se spesso si parla di “oriundi” che scelgono la propria nazionale per convenienza, dall’altra parte ci sono uomini (prima che calciatori) che si riconoscono in un contesto senza dimenticare le proprie origini, sentendosi effettivamente parte di due mondi anche se le circostanze portano a rappresentarne soltanto uno. Appartenenza, ma anche professionalità: a volte il proprio mestiere porta a girare il mondo e può accadere che qualche luogo possa rimanere nel cuore.

Lo zio d’America- Questo è il caso di Jurgen Klinsmann, tedesco d.o.c. ma trapiantato negli U.S.A. e diventato un po’ americano dentro. L’ex giocatore tra le altre di Inter e Sampdoria ha chiuso la sua carriera in una piccola squadra della California e da allora è rimasto sostanzialmente legato al Paese stelle e strisce fino ai giorni d’oggi. Ha sposato una donna americana, ha preso casa negli States mantenendo lì la residenza anche nel periodo in cui ha allenato la nazionale tedesca e, udite udite, ha fatto in modo che la Germania assumesse dei preparatori atletici americani. La federazione, come molti dei  tifosi della Mannschaft, arricciò il naso ma acconsentì alle richieste di Klinsmann. Ad oggi Jurgen non è più c.t. ma i preparatori yankee sono ancora al loro posto, con Joachim Low che si guarda bene dal farli partire nonostante la richiesta del suo vecchio amico alla guida della nazionale americana.

“Two is megl che one”- In occasione del match che ha visto scontrarsi il suo passato ed il suo presente (e probabilmente anche futuro), Klinsmann non ha fatto sconti di alcun tipo: il suo legame con gli U.S.A. è ormai forte abbastanza da fargli onorare, come ogni bravo americano, la bandiera a stelle e strisce cantando l’inno nazionale, ma quando è toccato a quello tedesco Klinsmann non ha saputo resistere, intonando anche le parole che simboleggiano la sua “vecchia patria”. “Deutschland uber alles…” è da tempo che questa strofa non viene più cantata, ma siamo sicuri che, almeno un po’,  nel cuore dell’ “americano” Klinsmann sarà sempre così.