Spal, la storia della nobile decaduta di Ferrara

Spal, la storia della nobile decaduta di Ferrara

Nel numero odierno della nostra rubrica ci occupiamo di una delle squadre tra le più celebri del paese, una di quelle che negli anni ’50-’60 metteva spesso i bastoni fra le ruote alle corazzate del massimo campionato italiano. Una società che ha disputato ben 21 campionati in Serie A e 23 in B prima di sprofondare nelle categorie inferiori. Una squadra che è stata una delle più importanti fucine di talenti di metà anni Novanta, guidata dallo storico ct dell’Italia Paolo Mazza e in cui hanno militato, tra gli altri, i vari Capello, Reja, Delneri, Manfredini, Pellissier e Cacia. Oggi scopriamo la storia del calcio a Ferrara, oggi entriamo nel mondo della Spal.

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ORIGINI DELLA SPAL, SOCIETA’ POLISPORTIVA ARS ET LABOR

Il circolo religioso-culturale Ars et Labor, nucleo originale di quella che sarebbe poi divenuta la S.P.A.L, nacque nel 1908 per volontà di un sacerdote salesiano, Pietro Acerbis. Quattro anni più tardi il ramo sportivo si staccò dall’oratorio e si costituì in “Società Polisportiva Ars et Labor” (S.P.A.L.), ma solo dopo la Prima Guerra Mondiale la sezione calcistica disputò la sua prima gara ufficiale: Spal-Triestina 1-4, datata 16 giugno 1919. Tra il 1920 e il 1925 la squadra militò in Serie A, raggiungendo il suo picco massimo con la semifinale del campionato nazionale de 1922, persa contro la Sampierdarenese. Dopo la retrocessione del 1925, la squadra andò incontro ad un periodo piuttosto tribolato, caratterizzato da retrocessioni, cambi di nome e, perfino, di colori sociali (per un periodo la squadra, con il nome di Associazione Calcio Ferrara, adottò maglie a strisce bianco-nere in omaggio ai colori civici della città estense).

Paolo Mazza, il presidente che portò la Spal nell'olimpo del calcio.
Paolo Mazza, il presidente che portò la Spal nell’olimpo del calcio.

GLI ANNI D’ORO DEL DOPOGUERRA

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la società tornò ai suoi colori sociali storici (bianco-azzurro) e al nome S.P.A.L. per volontà del nuovo presidente ed uomo simbolo della società, Paolo Mazza, ribattezzato il “Mago di campagna” per la sua capacità di acquistare sconosciuti in giro per l’Italia trasformandoli in grandi calciatori. Dopo il pronto ritorno in B nel 1951, la Spal, guidata da Antonio Janni, riuscì a conquistare per la prima volta la Serie A a girone unico e vi rimase per 13 anni di fila, disputando diverse annate da ricordare.

Tra queste, indimenticabile resta la stagione 1959/60 in cui la squadra ottenne il miglior piazzamento in assoluto nella Serie A, chiudendo quinta in classifica grazie ai gol di bomber Morbello e alle giocate del fuoriclasse oriundo Oscar Massei che resterà ininterrottamente a Ferrara per ben 9 stagioni inanellando record su record (maggior numero di presenze in Serie A con la Spal e maggior numero di reti segnate nella massima serie). Due anni più tardi, nel 1962, la Spal, dopo aver superato Verona, Vicenza, Novara e Juventus raggiunse la sua prima (e unica) finale di Coppa Italia, perdendola contro il Napoli, allora militante in Serie B per 2-1 (fu il primo trofeo della storia per la squadra partenopea). Tanti furono i giocatori lanciati dalla Spal in quegli anni: Armando Picchi, Giorgio Bernardin, Fabio Capello, Albertino Bigon, Edy Reja e Luigi Delneri su tutti.

Fabio Capello, scoperto da Paolo Mazza e cresciuto nelle giovanili della Spal.
Fabio Capello, scoperto da Paolo Mazza e cresciuto nelle giovanili della Spal.

Nel 1963-64, dopo tredici anni consecutivi in massima serie, la Spal retrocesse in Serie B, tornando prontamente in A l’anno successivo sotto la guida di mister Petagna. Gli estensi rimasero per altre tre stagioni nella massima serie, riuscendo a salvarsi per il rotto della cuffia in due stagioni, sino alla disgraziata annata 1967/68 al termine della quale la squadra retrocesse definitivamente e non tornò mai nel massimo campionato italiano.

GLI ANNI ’70-’80 E LA FINE DELL’ERA MAZZA

Dopo la Serie B arrivò immediatamente la clamorosa caduta in Serie C (stagione 1968/69), categoria in cui la squadra rimase per 4 anni nel corso dei quali si alternarono diversi allenatori Giovan Battista Fabbri, Tito Corsi, Cesare Meucci, Eugenio Fantini e Mario Caciagli che riportò la Spal in B nel 1973 in seguito ad una storica rimonta propiziata dalle reti dell’ala sinistra Franco Pezzato. Nel 1976, al quarto campionato di B, Mazza venne costretto alle dimissioni dalla società in maniera poco elegante, chiudendo col calcio dopo trent’anni di successi. La società passò a Primo Mazzanti che pagò la sua scarsa esperienza e retrocesse di nuovo nel 1977 con Luisito Suarez allenatore, tornando in Serie B l’anno successivo di nuovo con Caciagli al termine di un campionato dominato.

Nella seconda serie nazionale la Spal rimase altri quattro anni,  finché nel 1982 subì una nuova retrocessione in C1, dove piantò le tende per 7 anni nonostante i tentatativi di Galeone prima e Ferruccio Mazzola poi, che non spinsero la squadra oltre due quarti posti (stagioni ’83-’84 e ’86-’87). Al termine dell’annata 1988-1989, gli estensi toccarono il punto più basso dal dopoguerra retrocedendo in Serie C2, chiudendo il girone A al penultimo posto.

La targa che ricorda Paolo Mazza posta nel 1982 sotto la tribuna dello stadio di Ferrara.
La targa che ricorda Paolo Mazza posta nel 1982 sotto la tribuna dello stadio di Ferrara.

 

GLI ANNI NOVANTA

Nella sua prima annata di C2 la Spal ottenne un misero decimo posto, ma nello stesso anno venne rilevata dalla Coop Costruttori, un colosso del proprio settore, con a capo Giovanni Donigaglia che divenne presidente della squadra. A Ferrara esplose l’entusiasmo, vista la grande disponibilità economica di cui la nuova società godeva: la città iniziò a sognare una pronta risalta nel calcio d’élite. I sogni del tifo (che rispose alla grande riempendo il “Mazza” in più occasioni) presero corpo quando la Spal vinse 1-0 lo spareggio di Verona contro la Solbiatese tornando in C1.

L’anno dopo, sotto la guida della coppia Fabbri (allenatore)-Discepoli (vice), la squadra (tra le cui fila militava anche il futuro juventino Michele Paramatti) riuscì a bissare il successo dell’anno precedente, dominando il campionato di C1 e conquistando così la promozione in B con una giornata d’anticipo.

Raggiunta la B, la dirigenza spallina commise l’imperdonabile errore di smantellare la squadra della doppia promozione (emblematiche le cessioni di Zamuner e Torchia), acquistando una serie di elementi blasonati ma forse tecnicamente inadatti al campionato che aspettava i ferraresi, tra cui Marco Nappi, l’ex difensore della Juventus Dario Bonetti e l’emergente Armando Madonna. Nonostante un serrato testa a testa con la Fidelis Andria nell’ultima parte del torneo, la Spal retrocesse immediatamente in C1.
Nei primi 3 anni di C1 i biancazzurri lottarono per la promozione, con due eliminazioni ai play-off subìte dal Como (l´ultima con un clamoroso 3-6 casalingo), mentre nel quarto, dopo un ridimensionamento societario, la squadra perse i play-out contro l’Alzano Virescit retrocedendo in C2. Gianni De Biasi riportò immediatamente in C1 la Spal e l’anno successivo, 1998-99, conquistò la Coppa Italia Serie C battendo in finale il Gualdo Tadino.

Pellissier in maglia Spal.
Pellissier in maglia Spal.

GLI AMARI ANNI DUEMILA

Dopo la separazione con De Biasi a causa di alcune incomprensioni con la società, la squadra di Ferrara visse diversi campionati piuttosto anonimi, legati ai tanti problemi economici che colpirono la società, passata nel frattempo al cosentino Paolo Fabiano Pagliuso (poi arrestato). Dopo una serie di piazzamenti a metà classifica nonostante diversi buoni giocatori in rosa (Sergio Pellissier, Daniele Cacia, Luca Altomare e Tommaso Tatti su tutti), nella stagione 2004-05 la panchina venne affidata a Massimiliano Allegri che concluse la squadra ad un dignitoso 9° posto.L’estate successiva, la gloriosa vecchia Spal fallì viste le pessime condizioni finanziarie.

Grazie all’interessamento di Gianfranco Tomasi, imprenditore edile di Comacchio, nel 2005-06 nacque la Spal 1907 che, grazie al Lodo Petrucci, poté iscriversi in C2. Nel primo anno la squadra non andò oltre la salvezza, mentre nei due successivi campionati furono allestite formazioni che ambivano al vertice, composte dai vari Nicola Bisso, David Sesa, Christian La Grotteria e Cristian Servidei. Dopo due tentativi andati a vuoto (sconfitte nei playoff contro Paganese e Portogruaro) e il passaggio della società nelle mani di Cesare Butelli, nel 2008 la squadra ottenne il ripescaggio in Prima divisione.

Tre annate relativamente tranquille e ancora caos: nel 2012 arrivò la retrocessione in Seconda divisione dopo i play-out contro il Pavia e, a luglio, il secondo fallimento. Dopo l’esclusione della Spal 1907 dai campionati, il Sindaco di Ferrara si mobilitò e invitò tutti i soggetti potenzialmente interessati alla ripartenza del calcio a Ferrara a farsi avanti: rispose la cordata guidata dall’imprenditore sammarinese Oreste Pelliccioni che iscrisse la nuova Real Spal in D. Il club puntò su David Sassarini, tecnico conoscitore della categoria, e su calciatori ferraresi in cerca di rilancio e legati alla piazza per disputare un campionato di vertice. Già a dicembre sorsero, però, i primi problemi societari che portarono i calciatori, vittime di una situazione economica non più sostenibile, ad un clamoroso sciopero. La squadra chiuse il campionato al 7° posto solo per onor di firma.

LA NUOVA S.P.A.L. 2013 E IL DOPPIO SALTO DI CATEGORIA

Proprio quando il terzo fallimento in pochi anni sembrava certo, il 12 luglio 2013, grazie all’intervento della famiglia Colombarini, la Spal si è fusa con la  Giacomense, da cui ha ereditato il titolo sportivo. La nuova Spal 2013 è stata così ammessa in Seconda Divisione, ha chiuso il campionato al 6/a grazie alle reti di bomber Varricchio e l’anno prossimo disputerà il campionato di Serie C unica. Un raggio di sole, dopo la tempesta degli scorsi anni, è apparso nel cielo di Ferrara. Dopo la promozione in Serie B conquistata con due giornate d’anticipo nel 2016 i ferraresi effettuano il doppio di categoria: nel 2016/2017 lottano contro Frosinone e Verona per toccare con un dito il cielo della massima categoria italiana e il 13 maggio 2017 conquista matematicamente la promozione in serie A dopo 49 anni.

Artefice della del doppio salto è Leonardo Semplici. Approdato a Ferrara nel dicembre del 2014, Semplici subentra a Brevi con la squadra al dodicesimo posto in classifica, a soli quattro punti dalla zona retrocessione. Al debutto in panchina, la SPAL viene sconfitta in casa per 2-0 dalla Carrarese e a fine partita lo stesso allenatore toscano è vittima di una feroce contestazione da parte dei tifosi. Chiuderà la stagione al quarto posto. L’anno successivo Semplici vince con la SPAL il campionato di Lega Pro 2015-2016 e la Supercoppa di Lega Pro 2016. Nel 2017 questi successi gli permettono di conquistare la Panchina d’oro per la Lega Pro.

Nella stagione 2016/2017, al suo primo campionato di serie B, Leonardo Semplici guida la squadra ad un’incredibile promozione.  L’ultimo campionato di Serie A disputato dalla Spal risale alla stagione 1967-1968.