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agroppi

Ci sono allenatori che rimangono nei cuori dei loro tifosi, altri invece che vengono ricordati più come una sciagura che come un valoroso condottiero. E’ il caso di Aldo Agroppi, tornato alla Fiorentina dopo il buon quarto posto del 1985-86, che ha guidato verso la retrocessione una squadra nella quale militavano Batistuta e Baiano, Effenberg e Brian Laudrup.

IL TORO NEL CUORE Nato a Piombino, nel cuore della Toscana in provincia di Livorno, città venuta alla ribalta delle cronache per il caso legato alla Costa Concordia, fa una buona carriera da calciatore: nel Torino colleziona più di 200 presenze e 15 reti da coriaceo centrocampista di rottura nella stessa squadra di Pulici e Graziani. Esordisce nel 1967, il giorno della triste morte di Meroni (“vorrei che non avessimo vinto quel giorno, in quel caso non avremmo avuto la giornata libera e probabilmente sarebbe ancora vivo“) di cui ha un bellissimo ricordo, e segna anche un gol del derby che rimarrà indelebile: “Il più bello della mia carriera“. L’anno del suo approdo al Perugia batte la Juventus all’ultima giornata facendo vincere al “suo” Torino uno storico Scudetto. La Juventus, per lui sanguigno toscano della provincia di Livorno, è l’avversaria di sempre: lo è stata da giocatore e lo sarà da allenatore, oltre ad esserlo ancora da opinionista (Agroppi infatti è solito intervenire su Rai Sport).

UN AVVIO BRILLANTE… Inizia la sua carriera in panchina allenando le giovanili del Perugia, ultima squadra da giocatore: dopo due anni inizia la sua carriera da allenatore prima a Pescara e poi a Pisa, che nonostante l’acerrima rivalità storica con Livorno porterà in Serie A. L’anno dopo allena il Padova, ma si dimette dopo 3 mesi a causa della depressione, torna poi ad assaporare l’erba dei campi già l’anno successivo con il Perugia, con in quale perderà una sola partita ma mancherà la promozione in Serie A per un solo punto. L’anno successivo è quello del salto in Serie A alla guida della Fiorentina, con la quale conclude la stagione con un quarto posto nonostante la presenza in squadra di grandi giocatori come Passerella e Berti, Antognoni e Oriali. Quello alla guida della Fiorentina è però l’ultimo ricordo felice dell’Aldo Agroppi allenatore, dopo la stagione ’85-’86 inizia una vertiginosa caduta conclusasi con una tragedia sportiva per la città di Firenze.

…E UN FINALE DEPRIMENTE L’anno dopo infatti affronta una stagione falcidiata dagli infortuni con il Como che gli costa l’esonero, mentre l’anno dopo viene chiamato dall’Ascoli, dove si presenta in maniera non molto rassicurante dicendo: “Sono di Piombino e non di Nazareth, per i miracoli rivolgetevi laggiù“. La sua avventura con i bianconeri finisce con le minacce della tifoseria e una bomba carta alla porta di casa, che lo convince a ritirarsi dall’attività.

Purtroppo per i tifosi della Fiorentina, che ricordano come un incubo il suo ritorno, viene richiamato sulla panchina gigliata da Cecchi Gori dopo due anni d’inattività. La Viola, 12° nel precedente campionato, era stata trasformata in una squadra d’alta classifica grazie ad una campagna acquisti dispendiosa da parte del presidente, che però non è garanzia di successo: con Batistuta e Baiano, Effenberg e Laudrup, Agroppi conduce la squadra ad una clamorosa retrocessione. Neanche l’arrivo della coppia Chiarugi-Antognoni, che vince 6-2 l’ultima partita (la Fiorentina era costretta a vincere e sperare per salvarsi), salva la squadra dall’onta della retrocessione.

Si dedica infine alla carriera da opinionista, durante la quale ha sempre qualche brutta parola per gli avversari di sempre della Juventus (“Conte? E’ convinto di essere diventato indispensabile per le vittorie della Juve quando invece l’allenatore conta molto meno dei giocatori. Urla tanto e lo faceva anche quando lo esoneravano…“), mentre nei recenti speciali Mondiale su Rai Sport si è accapigliato con l’allenatore del Verona Mandorlini, reo di aver cantato “Ti amo terrone” dopo la promozione in Serie A: “Chi ha offeso il sud dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa“.