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In molti si ricorderanno di certo di Mario Jardel, paffuto attaccante brasiliano che arrivò in Italia all’Ancona in condizioni pietose ed impresentabili, ma che nei primi anni 2000 aveva incantato l’Europa intera con i suoi tantissimi gol. L’ex punta brasiliana ha rilasciato un’intervista a Lance, giornale al quale rilascia dichiarazioni che normalmente riguardano i Mondiali in Brasile. Stavolta, però, c’è spazio per qualcosa di più personale.

L’ex attaccante di Porto, Sporting Lisbona e Galatasaray, vincitore della Scarpa d’Oro nel 1999 e nel 2002, rivela un particolare privato molto triste: la dipendenza dalla cocaina. Come spiega Jardel, la situazione ha radici lontane: Tutto è iniziato a causa di cattive amicizie, della fine di un rapporto e della depressione. Mi sentivo depresso perché non avevo nessuno che mi stesse vicino in un momento in cui avevo bisogno. Nel 1997, mio padre morì per un problema cardiaco e mia madre, ancora oggi, è alcolizzata. Così nel 1998 a Fortaleza, durante le vacanze, ho sniffato per la prima volta. Giocavo ancora nel Porto“.

Jardel spiega anche come ha evitato, nonostante la dipendenza, di essere beccato dall’antidoping: Facevo uso di cocaina soltanto nelle vacanze. Il medico ed il fisioterapista della squadra ne erano a conoscenza, perché gliene avevo parlato. Ogni giorno, prima dell’allenamento, mi sottoponevano a degli esami e sono stato chiuso un mese in ritiro per recuperare”

Dopo anni di vizi, però, Jardel sta finalmente cercando di disintossicarsi: Vado dallo psichiatra una volta a settimana, frequento la Chiesa, sono evangelico e prendo medicine, anche se sto cercando di farne sempre meno uso. E’ una lotta quotidiana, ma ce la farò. E noi, ovviamente, ce lo auguriamo. Il rammarico è però immenso, specie per via della confessione finale dell’ex punta: “Se non avessi avuto questo problema con la cocaina, starei ancora giocando a calcio. E forse, chissà, in Italia ci si ricorderebbe di lui con meno goliardia e più rispetto.