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Gli inglesi avranno pure inventato il football, ma a giudicare dalle difficoltà croniche della loro nazionale non sembrerebbe. Mondiale casalingo del 1966 a parte, i Tre Leoni hanno regalato ben poche gioie ai propri supporters, infilando una delusione dietro l’altra negli ultimi 50 anni. Dalla tripletta di Geoff Hurst ad oggi, la squadra della Regina non è andata oltre un paio di semifinali Mondiali, senza centrare mai più una finale (nemmeno agli Europei). Colpa certamente dei giocatori, leoni in patria e timidi agnellini fuori dall’Albione, ma anche di commissari tecnici inadeguati. Emblema di questa schiera non può essere che Steve McClaren, 53enne allenatore del North Yorkshire.

LO STRATEGA DI MIDDLESBROUGH – Dopo una discreta carriera da calciatore (principalmente tra le fila dell’Hull City), nel 1992, in seguito ad un brutto infortunio, McClaren appende le scarpe al chiodo e passa dal campo alla panchina. Comincia allenando le riserve del’Oxford United per poi passare al Derby County, dove è l’assistente di Jim Smith. Quattro ottimi anni, conditi dalla promozione dei Rams in Premier League, destano l’attenzione di sua maestà Alex Ferguson che assolda il 37enne Steve al posto di Brian Kidd come suo assistente. McClaren è quasi un talismano, i Red Devils non perdono una partita e a fine stagione conquistano il treble. Dopo aver appreso da Sir Alex i trucchi del mestiere, McClaren nel 2001 si sente maturo per “camminare da solo” e mezza Inghilterra sogna di accaparrarsi l’allenatore che, a neanche 40anni, è già il vice di Eriksson nella nazionale maggiore. Alla fine la spunta il Middlesbrough e il giovane tecnico, dopo un paio d’annate d’ambientamento, centra il bingo, guidando il Boro alla conquista del trofeo più prestigioso della sua storia: la League Cup del 2004 (2-1 al Bolton nella finale di Cardiff). L’anno successivo McClaren conduce il Middlesbrough al miglior piazzamento finale in Premier League nella storia del club (7º posto) e, in un escalation di gioco e risultati, nell’annata 2005/2006 raggiunge la finale di Uefa (persa 4-0 contro il Siviglia).

GOD SAVE THE STEVE – Dopo i Mondiali di Germania 2006, conclusisi con l’eliminazione dei Tre Leoni ai quarti di finale per mano del Portogallo, lo stesso Eriksson indica il nome del suo sostituto: un po’ a sorpresa è proprio lui, Steve McClaren. L’ex allenatore del Middlesbrough commenta a caldo: “E’ il giorno più bello della mia vita. Sono orgoglioso di quanto ho fatto, voglio gustarmi ogni singolo minuto di quest’avventura. Obiettivi? Teniamo i piedi per terra, ma non abbiamo mai vinto gli Europei. Sarebbe ora di affermarci in questa manifestazione”. Certo Steve, sarebbe ora. Peccato che prima di prenotare il viaggio per l’Austria o la Svizzera (paesi sede di Euro2008) ci sia da superare il girone di qualificazione comprendente le non irresistibili Croazia, Russia, Israele, Macedonia, Estonia e Andorra. Un’ “impresa” scontata anche per una nazionale da sempre deludente come quella inglese. Il percorso di qualificazione è invece disastroso, ma grazie all’insperata vittoria ottenuta da Israele a spese delle Russia, all’Inghilterra basta un pareggio a Wembley contro la già qualificata Croazia per strappare il pass europeo. A Londra diluvia, l’Inghilterra in campo dorme si fa battere 3-2, lasciando il secondo posto del girone E alla miracolata Russia. McClaren assiste a quella ingloriosa sconfitta coperto da un ombrello, diventando per tutti, da quel momento in poi “the wally with a brolly” (“lo scemo con l’ombrello”). I tifosi il giorno dopo si scatenano: “Servivano lacrime, sudore e sangue e invece quell’ inetto pensava a ripararsi la testa da quattro gocce. Che cosa avrebbe detto Churchill?”, urla un fan in una trasmissione radio della Bbc. Ma non solo: in pieno humor inglese, i supporter  iniziano a spedirgli ombrelli a casa, tanto che lo stesso McClaren, intervistato dal Sun, confida: “Ho ricevuto talmente tanti ombrelli che potrei aprire un negozio… Ormai se mi offrono un ombrello in un ristorante non lo prendo perché so che c’è una taglia pronta per una mia foto con un ombrello: 10.000 sterline. Ma l’ombrello a Wembley mi serviva solo per poter scrivere, senza che gli appunti si inzuppassero. Prima non l’avevo mai usato”.

I tabloid non sono da meno e commentano impietosamente ogni gesto compiuto da McClaren durante il match contro i croati, come l’aver preso una tazza di tè:

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“L’ unica coppa che questo scemo con ombrello ha saputo portare alla nazionale” (Daily Mail).

Il giorno dopo il ct viene ovviamente licenziato al termine di una riunione lampo, ma agli Europei ci va lo stesso nelle vesti di commentatore per la Bbc, “con tanta tristezza” alleviata da una buonuscita di oltre 3,5 milioni di euro. Mica scemo.

LA RINASCITA (?) – Nel 2008 McClaren torna sulla piazza e diventa il nuovo allenatore del Twente. In Olanda ottiene buoni risultati, guidando i rossi di Enschede alla conquista del loro primo campionato. Ma è un fuoco di paglia. L’11 maggio 2010 passa al Wolfsburg, ma con la squadra fuori dalla Coppa di Germania e dodicesima in classifica dopo 21 giornate, viene esonerato a febbraio. Steve allora torna in patria e firma un triennale col Nottingham Forest, club inglese che milita nella seconda divisione inglese con forti ambizioni al salto di categoria. A novembre la squadra è terz’ultima in classifica generale e si dimette. McClaren non si arrende e cerca di ritrovare sé stesso al Twente, ma i cavalli di ritorno, si sa, non portano tradizionalmente bene e l’avventura-bis in Olanda dura solo un anno. Il 3 luglio 2013 torna nuovamente in patria, ingaggiato come vice di Harry Redknapp alla guida dell’ambizioso Queens Park Rangers, ma dopo appena due mesi saluta tutti: la voglia di una guidare una squadra in prima persona è troppa e accetta le lusinghe del Derby County, subentrando al posto di Nigel Clough, esonerato dopo la sconfitta nel derby contro il Nottingham Forest. McClaren conduce i Rams ai play-off promozione per la prima volta dopo 7 anni e, il 24 maggio scorso, torna a Wembley per la finalissima proprio contro il Qpr. Ovviamente la perde, ma i buoni risultati conseguiti gli valgono la conferma sulla panchina del Derby. D’altronde privarsi di un tecnico come lui sarebbe un suicidio:

Ho lavorato al massimo livello, so come si gestisce un gruppo -ha dichiarato al Mirror dopo il suo esonero dall’Inghilterra-. Ho avuto successo e so come raggiungerlo di nuovo. Capello ct della nazionale? Sono più importanti i giocatori. Poi che sulla panchina ci sia uno straniero o un alieno con tre teste non è importante”. 

In effetti ne basterebbe una Steve. Pensante.

 

Lorenzo Palmieri

 

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