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Tempo di semifinali alla Coppa del Mondo di calcio. In Brasile ormai il numero di squadre della fase finale si è finalmente ristretto a 4, indi per cui non ci rimane che studiare tranquillamente, con dovuto anticipo, i prossimi scontri che eleggeranno le finaliste. Il primo confronto è Brasile-Germania, semifinale della manifestazione che terrà con il fiato sospeso l’Europa e il Sud America. I dati su cui ci basiamo, riportati anche nella grafica, sono relativi all’ultimo match giocato dalle due compagini, Brasile-Colombia e Germania-Francia, ed elaborati da HuffingtonPost sulla base di dati OPTA.

BRASILE-GERMANIA DIFESA Partiamo dalla fase difensiva, entrambe le formazioni sono solite avvalersi dello schieramento a 4, i verdeoro possono vantare due centrali di livello assoluto, David Luiz e Thiago Silva, con due terzini puramente di spinta, Marcelo e Maicon (Dani Alves); la Germania risponde con Boateng e Hummels, notevole controparte, con due laterali “sui generis” come Howedes, non propriamente un fluidificante, e Lahm. Il capitano della Germania merita un discorso tutto a parte, essendo il catalizzatore del gioco teutonico, capace di spingere e cucire le trame sia in fase di disimpegno che nelle sortite offensive, cosa questa che si accentua quando viene spostato al centro per agire da regista aggiunto. Non è un caso che lo stesso Neuer, libero aggiunto dei tedeschi, in barba a Julio Cesar, estremo difensore decisamente più “Old Style”, cerchi con maggior decisione il capitano del Bayern che Howedes, che non può vantare la stessa caratura tecnica. Nelle file verdeoro i terzini sono i veri manovratori del gioco di Scolari, sono loro a spingere per far alzare il baricentro della squadra, il loro è un movimento a “stantuffo” che termina sulla trequarti dove, in linea di massima, si cerca lo scarico sull’accorrente trequartista di turno che cerca “l’uno contro uno” con il difensore avversario.

BRASILE-GERMANIA CENTROCAMPO Entrambi composti, “a bocce ferme”, da due giocatori, in linea di massima di fatica, Fernandinho e Luiz Gustavo/Paulinho per Scolari, Schweinsteiger/Khedira per Loew. Sono i filtri delle due selezioni, pronti ad abbassarsi per dare copertura e spezzare il gioco avversario, oltre a permettere lo scarico ai difensori centrali/terzini in caso di difficoltà. Si può notare, sempre dalla grafica, come i mediani brasiliani abbiano un raggio d’azione più basso rispetto a quelli teutonici, Fernandinho in tal senso si scambia spesso la posizione con David Luiz, nel caso di sortita in avanti di quest’ultimo. Khedira e Schweinsteiger stazionano più in alto, all’altezza del cerchio di metà e campo, e sono soliti abbassarsi, difficilmente però tendono a sovrapporsi alle posizioni di Hummels e Boateng, centrali meno propensi dei brasiliani a lanciarsi in avanti. Sulla linea mediana del campo possiamo registrare anche un’altra tendenza asincrona tra le due selezioni, i trequartisti di Scolari, in linea di massima Oscar, tende ad abbassarsi e chiedere palla a centrocampo per dettare fin da subito il passaggio in profondità, caratteristica che non trova riscontro propriamente nella Germania dove Kroos, il regista silenzioso teutonico, tende a cucire il gioco in posizione più avanzata, mischiandosi, scambiandosi con Ozil, Gotze e Muller, con uno di quest’ultimi che a turno chiede la profondità buttandosi nello spazio.

BRASILE-GERMANIA ATTACCO Entrambe impiegano 3/4 giocatori in maniera “pseudo fissa” per proporre le proprie offensive. Giocatori molto mobili quelli della Germania, più statici ed esplosivi quelli del Brasile. Se è vero che la formazione di Scolari può vantare un peso offensivo maggiore, dovuto soprattutto alle potenzialità di Hulk nel tiro e nella fisicità spicciola di Fred, la Germania può sopperire con tantissima tecnica individuale e un’organizzazione tattica tra le prime al mondo, frutto soprattutto dei tanti anni passati dai suddetti giocatori a giocare insieme. Il Brasile presenta la tipica attinenza a compattarsi e allinearsi sul fronte offensivo, cosa questa comune a tutte le squadre che possono vantare un terminale offensivo che offre punti di riferimento, il che porta allo sviluppo di una manovra non propriamente veloce e fluida, quanto più lenta e incentrata sugli spunti personali dei tanti campioni presenti nell’11 verdeoro, costretti ad azzardare l’uno contro uno o a ricercare il cross una volta arrivati sul fondo. La Germania è un 4-2-3-1 di nuova generazione, con un falso nueve che alterna profondità a movimenti a rientrare, permettendo l’inserimento laterale di terzini e trequartisti, con conseguente mancanza di punti di riferimento che in avanti provoca la tipica “uscita dei centrali avversari” con conseguente apertura di spazi in cui i velocisti tedeschi si rivelano essere letali, Muller su tutti.

BRASILE-GERMANIA CONCLUSIONI Sarà una partita che si risolverà sulla trequarti offensiva della Germania, il Brasile, privato della sua stella Neymar e del suo capitano Thiago Silva, potrebbe tendere per una tattica difensiva strizzando l’occhio al contropiede manovrato dai velocisti che annovera, Marcelo-Oscar-Maicon-Alves su tutti. La Germania, a meno di situazioni particolari fin da principio, ovvero gol nei primi minuti per l’una o l’altra parte, baserà il suo gioco sul possesso palla, delegando i soliti Khedira e Schweinsteiger a far man bassa di palloni coprendo le spalle a Lahm e Kroos. I difensori brasiliani potrebbero trovare più di un problema sui movimenti di Ozil e compagni, il che ci rimanda all’eterno scontro tra forza fisica e tecnica, questa volta a parte invertite però, con il Brasile “modificato geneticamente” più propenso a chiudere con vigore che non a spingere, e la Germania tutta tecnica e corsa a fronte di connotati atletici non proprio assoluti.

 

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)