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Il coreano Seol è il tipico esempio di come si possa diventare famosi pur senza essere chissà quale grande fenomeno. Complice la quasi omonimia con la capitale del suo paese, Seoul, e lo svolgersi proprio da quelle parti dei Mondiali 2002, quando lo stato asiatico fu organizzatore dell’evento assieme al Giappone (e fu la prima volta in cui la Coppa del Mondo veniva disputata parallelamente in due nazioni diverse) il nostro fu scelto dalla Nike per quella che è diventata nell’immaginario collettivo come una delle campagna pubblicitarie più famose di sempre: la Gabbia. Queste le squadre, queste i campioni:

Triple Espresso: Henry – Totti – Nakata. The Onetouchables: Vieira – van Nistelrooy- Scholes. Toros Locos: Ljungberg – Saviola – Luis Enrique. Cerberus: Davids – Thuram – Wiltord. Os Tornados: Ronaldo – Figo – Roberto Carlos. Funk Seoul Brothers: Denilson – Ronaldinho – Seol Ki-Hyeon. Tutto Bene: Cannavaro – Rio Ferdinand – Rosicky. Equipo del Fuego: Claudio Lopez – Mendieta – Crespo.

AH, IL MARKETING… – E Seol, all’anagrafe Seol Ki-Hyeon da Jeongseon, dove venne al mondo l’8 gennaio 1979, si trovò nella circostanza ad essere capitano del suo terzetto completato dai due funambolici brasiliani Denilson e Ronaldinho. Quasi come a dire: che ci sta a fare uno come lui lì? E allora per giustificarne la presenza ecco che la franchigia prende il nome da lui e dalle sue origini: i Funk Seoul Brothers. Ma fintanto che si tratta di uno spot ridiamoci su, perché quell’anno successo di peggio visto che la FIFA elesse al termine dei Mondiali come miglior difensore della manifestazione e terzo miglior giocatore in assoluto del torneo tale Hong Myung-Bo (qualcuno ricorda il suo volto?), oggi allenatore della Nazionale sudcoreana da lui guidata con modesti risultati nelle scorse settimane ai Mondiali in Brasile. Sarà perché i coreani sono simpatici, o forse è solo business…

NON SEGNI MAI – Tornando a Seol, va detto che la sua carriera non è stata un granché: comincia nel Kwangwoon University, dove a metà 2000 viene notato dai belgi dell’Anversa, che solamente un anno dopo lo cedono al più quotato Anderlecht, e lì trova come compagni di squadra il megabidone ai tempi del Napoli, Bertrand Crasson, il talento perennemente in erba Walter Baseggio, la meteora rumena ex Siena Alin Stoica, il possente ivoriano Arouna Dindane, il giramondo croato Ivica Mornar e l’esperto capitano Yves Vanderhaeghe…non proprio fulmini di guerra ma al cospetto dei quali Seol risulterà poco più che un comprimario nei suoi 4 anni passati in Jupiler League, con un bottino medio di 18 gol segnati in 72 partite, non tutte da titolare. Dal 2004 al 2006 Seol se ne va quindi in Inghilterra, dove a credere in lui è il Wolverhampton, e qui in un biennio racimolerà 69 caps con sole 8 reti, abbastanza però per guadagnarsi la convocazione anche ai Mondiali di Germania 2006 oltre che alla Coppa d’Asia 2004.

 

SOLO E PENSOSO I PIU’ DESERTI CAMPI… – Seol in Inghilterra trascorre in tutto 5 anni senza molti alti: dopo i Wolves si accasa per una stagione al Reading giocando molto e segnando poco, e successivamente arriva la più grande delle opportunità avute sull’Isola grazie alla chiamata del Fulham. I Cottagers guidati dal già allora attempato Roy Hodgson erano una confusionaria accozzaglia di calciatori provenienti da ogni parte del mondo: norvegesi, finlandesi, danesi, statunitensi, senegalesi, algerini, francesi, serbi, tedeschi, gallesi, irlandesi, neozelandesi, russi, canadesi, ghanesi, australiani, portoghesi, qualche inglese e persino qualcuno da Trinidad & Tobago (il quarto portiere Tony Warner, niente a che vedere con Ed). Sembra una enorme barzelletta, con il solo reparto d’attacco composto da ben dieci elementi. Seol dovette vedersela con la concorrenza dei compassatissimi Jari Litmanen, Erik Nevland, Brian McBride, David Healy e con i carneadi Hameur Bouazza, Bradley Hudson-Odoim, Collins John, Eddie Johnson e l’ex Modena Diomansy Kamara.

IL COREANO STANCO – L’aver giocato in 16 occasioni segnando anche una marcatura dal 2007 al 2009 è una impresa che ha del miracoloso, Seol però ne ha abbastanza per convincere se stesso a tornare dalle parti di casa, non prima di aver assaggiato una meta esotica come può esserlo l’Al-Hilal in Arabia Saudita nel 2009. Di anno in anno Seol cambia squadra militando in serie con le compagini coreane di Pohang Steelers, Ulsan Hyundai ed Incheon United, con cui ha un contratto in scadenza il 31 dicembre 2015, anche se a quanto ci è dato sapere l’ormai 35enne Seol sembra non abbia più calcato i campi da gioco dal gennaio 2012. Resta però nella storia della Nazionale della Corea del Sud come uno dei calciatori più presenti grazie alle 83 presenze collezionate dal 2001 al 2008 con anche 19 gol all’attivo. Ad ognuno il suo.