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fred brasile

Dopo il terzo gol della Germania nella disastrosa serata vissuta dall’intero popolo brasiliano, i fischi dello stadio si sono tutti concentrati su Fred divenuto prontamente il simbolo della disfatta verdeoro. Fred tanto criticato fin dalla prima partita è diventato il responsabile dei 7 gol subiti e soprattutto la giustificazione globale per una squadra che è apparsa in realtà semplicemente tanto, troppo presuntuosa.

Basta rivedere i gol della Germania per capire gli errori palesi di Scolari. Tocchi di prima in zona centrale e autostrade lasciate libere al passaggio dei tedeschi. Zero filtro a centrocampo, difesa allo sbando e l’assenza pesantissima del muro Thiago Silva che non ha potuto coprire gli evidenti errori scolastici in serie fatti dai suoi colleghi di reparto. Eppure i fischi erano tutti per il povero Fred. Innumerevoli errori tattici oscurati dalla presenza del povero attaccante lasciato solo, lì davanti, vittima inconsapevole delle scelte di Felipao. Sia chiaro non siamo qui a rivalutare il Mondiale dell’attaccante della Fluminense ma secondo voi chi poteva realmente sostituire questo onesto professionista? C’è in questo momento storico un attaccante (prima punta) di nazionalità brasiliana capace di prendere il suo posto? Analizziamo un po’ la situazione.

In tanti hanno fatto il nome di Diego Costa, soluzione più che plausibile, peccato che l’attaccante sia stato quasi “trascurato” dallo stesso ct, come spesso dichiarato dal nuovo giocatore del Chelsea che poi senza pensarci troppo ha scelto la Spagna. Dopo di lui il vuoto, anzi solo tante idee bislacche: Paulinho del Livorno con zero presenze in campo internazionale e/o l’onnipresente Amauri (ricordiamo ormai italiano ma proposto da pseudo opinionisti) con il suo ricco bottino di 8 gol in 32 partite giocate nell’ultima stagione. Altre ipotesi? Robinho, incubo dei tifosi rossoneri.

Facendo due conti, il quadro appare più chiaro: la verità amara è che dopo Ronaldo il Fenomeno, tanti attaccanti promettenti o presunti tali si sono sciolti alla luce della ribalta. Adriano, Nilmar, Luis Fabiano, Ricardo Oliveira, Pato, Leandro Damiao solo per fare qualche nome. Prime punte mai in grado di raccogliere il testimone del grande ex dell’Inter dopo lo straordinario Mondiale del 2002, vissuto da vero trascinatore. Nel 2006 un gol di Henry spense gli ultimi lampi di un Ronaldo ormai appannato e mise Adriano davanti ad un bivio, essere una stella del calcio o crollare nel tunnel dell’anonimato. Il ragazzo scelse la strada sbagliata. Nel 2010 fu il turno di Robinho e Luis Fabiano ma era evidente che il peso lì davanti fosse già decisamente diminuito. Dopo quattro anni con un Pato sempre più presente in infermeria che in campo, un Adriano ormai desaparecido, Leandro Damiao (mr 25 milioni) con un gol in sei mesi e soprattutto con nessun giovane in grado di esplodere, oscurati dalla stella Neymar proiettata verso l’Olimpo del calcio più da sponsor e social media che dalle prestazioni in campo, è il turno di Fred, attaccante poco appariscente, senza nulla da chiedere e perfetto per interpretare la parte dell’attore non protagonista. Il piano era chiaro: Neymar simbolo del Brasile vittorioso in casa, Fred onesto compagno di squadra.

Una prima partita in sordina, la seconda anche. Ma tanto c’è Neymar a risolvere i match anche se appare evidente a tutti che la squadra non gira, non brilla, sembra dipendente da quel ragazzo del ’92 che tanto ama essere protagonista. Poi arrivano i quarti e ad un tratto la magia svanisce. Neymar infortunato, Thiago Silva squalificato e tutte le lacune brasiliane saltano fuori. Ieri è storia, Scolari non cambia, con presunzione punta sugli stessi uomini e sullo stesso modulo, prestando il fianco alla spietata Germania. E Fred lì davanti a fare legna, ad impegnarsi, a sudare e a rincorrere anche se la differenza fisica e tecnica è abissale. Un attore non protagonista dal quale si aspettava una prestazione da Oscar. No, così non è giusto. Non era nei piani.

Dove un giorno c’era Ronaldo, ora c’è Fred. Il triste declino del Brasile è tutta in questa metamorfosi.

di Claudio Cafarelli (Twitter:)