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Sono pochi storicamente i calciatori greci ad aver militato in Serie A, e tra i migliori fra questi non ricordiamo certo Theodoros Zagorakis, compassato regista di centrocampo transitato dalle parti di Bologna nel 2004/2005. La società rossoblu tra l’altro anche dopo la sua cessione avvenuta appena l’anno dopo non intenderà perdere lo status di polis ellenica, visto che fino allo scorso campionato si è affidata al duo Panagiotis Kone-Lazaros Christodoulopoulos mentre dal 2007 al 2011 ha accolto tra i propri ranghi il centrale Vangelis Moras, oggi al Verona.

LE OPERE DI THEODOROS ZAGORAKIS

Theodoros Zagorakis nasce in Tracia a Kavala, nell’estremo nord della Grecia, il 27 ottobre 1971 ed entra nel calcio grazie alla trafila nel settore giovanile della squadra locale, finendo per diventare dal 1988 al 1992 un elemento importante della rosa, tanto che alla fine le presenze complessive con la compagine biancoblu saranno 114 con 6 gol. Poi arriva l’importante chiamata del PAOK Salonicco, club che spesso si è vista anche nelle coppe europee, ed anche qui Zagorakis si rivela pedina di rilievo se è vero che in bianconero resterà fino al 1998.

Dopo 155 partite giocate e 10 gol messi a segno per Zagorakis giunge il momento di tentare l’avventura estera. A scommettere su di lui è il Leicester, che ai tempi divenne nell’immaginario calcistico inglese una piccola squadra dei miracoli alla luce delle due finali di Football League consecutive raggiunte, una persa contro il Tottenham e l’altra vinta avendo la meglio sul Tranmere Rovers.

LA SCUOLA DI ATENE

Le Volpi avevano una rosa molto variegata per contenuti tecnici e per nazionalità dei vari giocatori: si ricordano tra gli altri il gallese scuola Manchester United Robbie Savage, compagno di stanza di Devid Beckham nell’Academy dei Red Devils; il discontinuo turco Muzzy Izzet, il giramondo portiere statunitense Kasey Keller, l’estremo difensore francese Pegguy Arphexad (39 presenze in totale in carriera dal 1989 al 2005, anno del suo ritiro!) ed un Emile Heskey ancora alle prime armi e non ancora criticato quindi per la sua costante cronicità nel segnare.

In panchina c’era quel volpone di Martin O’Neill, oggi alla guida dell’Irlanda. Se il contributo di Zagorakis fu buono, con 50 match all’attivo e 3 gol nel suo biennio in Inghilterra, l’esperienza Oltremanica non si concluse però bene per dei contrasti proprio con l’allenatore, ed alla fine il nostro decise di tornarsene dalle parti di casa. Dal 2000 al 2004 eccolo all’Aek Atene, allora ai vertici del calcio greco a differenza di oggi dove langue nelle categorie inferiori in attesa di rinascere.

L’OLIMPO

I numeri all’ombra del Partenone sono sempre quelli: tanti gettoni di presenza (ben 101), pochissimi gol (solamente 4), ma non era questo il compito di Zagorakis che alla fine ha sempre giocato molto ovunque sia stato, e infatti manco a dirlo, con la maglia della Grecia sono 120 le sue presenze, e ci sono anche gli immancabili 3 gollettini.

L’apice della parabola sportiva di Zagorakis sembra essere la conquista della Coppa di Grecia nel 2001 nel derby contro l’Olympiakos. Non molto dopo giungerà un trionfo ancora più bello ed inaspettato: la conquista degli Europei del 2004 in Portogallo con la Nazionale ellenica della quale era il capitano, una vittoria che coronerà la carriera di Zagorakis, ne celebrerà il decennale dell’esordio con la selezione del suo Paese datato settembre 1994 e gli spalancherà le porte della Serie A, grazie anche al riconoscimento ottenuto dalla UEFA come miglior giocatore del torneo continentale!

LA LEGGENDA DELLA GRECIA DI HERR OTTO, CAMPIONE D’EUROPA NEL 2004

GRECIA, ADDIO AGLI UOMINI SIMBOLO DEGLI EUROPEI

…E GLI INFERI 

Di Zagorakis si ricordano bene anche i tifosi dell’Inter. Hanno infatti visto uno dei suoi rarissimi gol in carriera realizzato a San Siro in Coppa UEFA. Era inevitabile quindi che la sua strada si incrociasse di nuovo con l’Italia. Arriva un bel biennale offertogli dal Bologna, che volle farne il suo Pirlo. Ma in confronto il regista della Juventus era Bolt. Zagorakis infatti si rivelò lentissimo, anche più di un’auto senza ruote chiusa in garage. Al momento del suo ingaggio subito piovvero complimenti per il Bologna. Tra i tanti la capacità di aver trovato un giocatore universale in mediana. Un calciatore capace di costruire il gioco e di pressare l’avversario in fase di non possesso.

Non si videro né l’una né l’altra cosa ed alla fine della stagione la squadra felsinea retrocesse in Serie B. Cosa inevitabile data la scarsa qualità della rosa che era così composta: portieri: Pagliuca e Ferron. Difensori: Juarez, Gamberini, Nastase, Torrisi, Sussi, Petruzzi e Gamberini. A centrocampo: Jonathan Binotto, Carlo Nervo, Christian Amoroso, Giunti, il super discontinuo Meghni, il misconosciuto serbo Vlado Smit (passato anche a Pescara, Treviso, alla Spal, a Gallipoli e a Cagliari con zero fortune) e l’estroso Locatelli, il solo giocatore del Bologna dotato di fantasia. In attacco: Tare, Della Rocca, Claudio Bellucci, Giacomo Cipriani ed un Marco Ferrante agli ultimi calci della carriera.

NIENTE MIRACOLI STAVOLTA

Una svolta di quella scriteriata stagione per l’undici allenato da Carletto Mazzone poteva essere Udinese-Bologna della 20/a giornata di campionato che terminò sull’1-0 per gli emiliani. Bravi a capitalizzare con Tare subito in apertura la loro unica occasione da gol dell’intero match, passando poi 80 e più minuti a difendersi. L’assalto dei friulani con oltre 30 tiri in porta non porterà a nulla. Sembrava la vittoria del cuore, in stile Grecia ad Euro 2004 appunto.

Invece il Bologna sprofondò in B e Zagorakis scappò subito via andandosene di nuovo al PAOK. Due anni dopo avrebbe appeso le scarpette al chiodo per assumere la carica di presidente del club, affiancato dall’ex Perugia ed Inter Zizis Vryzas nel ruolo di vice. Di recente Zagorakis ha tentato la discesa in politica come suoi altri colleghi quali Shevchenko e Romario, annunciando la propria candidatura per il Parlamento europeo. Il 42enne ex giocatore ha concorso ad aprile 2014 per il partito di centrodestra “Nuova Democrazia”. È riuscito a farsi eleggere con la delega a cultura ed istruzione. L’unico exploit della sua vita non è stato solo Euro 2004…

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