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Con il Mondiale finalmente terminato è arrivato il tempo di tirare le somme di questo intenso mese di calcio, esultanze, gol, gioie e disperazioni. Iniziamo con il nostro Flop 11, ovvero la formazione di coloro che hanno deluso in questa rassegna brasiliana. Tantissimi i Big nella nostra lista, spiccano soprattutto le molte selezioni europee che non sono riuscite a superare i gironi di qualificazione. Il modulo adottato per questo particolare 11 è il 4-2-3-1.

Portiere – Igor Akinfeev

Ballottaggio con Iker Casillas, un altro che ha rischiato di entrare per direttissima in tale lista, alla fine ha avuto la meglio lui, il signore del “ghiaccio e dell’inverno”, capace di farsi sfuggire ben due palloni, ad ora i più importanti della sua carriera. Pensare che Fabio Capello dopo il primo errore aveva anche preso le sue difese, cosa giusta aggiungiamo noi, salvo poi vedersi beffato nuovamente dalla presa non proprio di “ferro” dell’estremo difensore sovietico. Ci sarà modo e tempo per la ribalta, magari già ai prossimi Mondiali, questa volta però Akinfeev torna in patria “con la coda in mezzo alle gambe”.

Terzino sinistro – Cesar Azpilicueta

Viene da uno dei campionati più importanti del mondo, gioca la Champions League con il Chelsea e il Mondiale con la maglia della Spagna “pigliatutto”, tutti si aspettano fuoco e fiamme dal laterale di spinta dei Blues, eppure lui non incide, nella debacle iniziale della Roja contro l’Olanda si fa vedere solo nei primi 30 minuti, il resto è noia. Nel secondo match contro l’altra Roja, quella sudamericana, soffre il dinamismo e la voglia di vincere dei cileni, alla terza Del Bosque lo tiene in panchina, insomma non è stato il suo Mondiale.

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Centrale di difesa – Pepe

Difensore arcigno dal caratterino non proprio “rose e fiori”, lo sa bene Messi che in un Clasico si vide pestare una mano da lui, lo sa ancora meglio Muller che se lo vede arrivare faccia a faccia dopo uno scontro di gioco alla prima uscita del girone. Doti atletiche notevoli e una caratura internazionale indiscutibile che sembra, però, fare “pari” soprattutto con le “sbandate” estemporanee che rappresentano un grave limite caratteriale del centrale del Portogallo.

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Centrale di difesa – Dante

Gioca una partita soltanto, la semifinale contro la Germania, eppure tanto gli basta per essere inserito in questa specialissima lista. Il Mineirazo è un fenomeno virale da far impallidire film della portata di “Sharknado” o “Piranha”, lui, per sua sfortuna, è uno degli attori principali di una serata che passerà alla storia, anzi è già stata inserita negli almanacchi. Poco presente in partita, il centrale del Bayern Monaco si è presentato in campo al posto di Thiago Silva lasciando negli spogliatoi quella grinta che invece non è mancata affatto ai tedeschi. Con David Luiz forma una coppia degna delle miglior “comiche”.

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Terzino destro – Jordi Alba

Altra chiamata per un terzino spagnolo, Jordi Alba è stato uno delle scoperte più importanti degli Europei 2012, la sua corsa senza sosta, il suo “moto perpetuo” di allora incantò tutti, allenatori, esperti di mercato e Top Club, tanto da ritrovarsi dirottato a Barcellona in brevissimo tempo. Persino noi italiani rimanemmo folgorati da quel laterale così veloce, capace di macinare tutta la fascia sinistra ed arrivare lucido a tirare in porta. Quest’anno la storia è diversa, Jordi Alba sembra la brutta copia, sgualcita, di quello in gol alla finale dell’Europeo, mai un cross importante, una combinazione in fascia, niente di niente, ad onor del vero i suoi compagni non lo aiutano, lui però ci mette del suo.

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Centrocampista centrale – Steven Gerrard

Il capitano dell’Inghilterra, uno dei giocatori più rappresentativi di sempre del calcio d’oltremanica, Steven Gerrard dimostra ancora una volta la scarsa attinenza, sua e dell’Inghilterra stessa, a interfacciarsi con gli impegni di stampo nazionale. Della selezione allenata da Hodgson ci rimarrà ben poco, un concetto di calcio “vetusto”, come vetusti ormai sono i suoi interpreti più rappresentativi, ecco allora fare capolino il capitano del Liverpool e della nazionale, la sua presenza in questa lista denuncia appieno l’ennesimo fallimento della selezione di “sua maestà”.

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Centrocampista centrale – Xavi Hernandez

Quanto dispiace inserire Xavi in questa formazione, la sua è, ormai, una figura leggendaria del calcio iberico e mondiale, vincitore di tutto, ben 22 trofei nel proprio “kernel”, eppure neanche lui riesce a salvarsi da cotale graticola, formato Brasile 2014. La Spagna crolla sotto i colpi di Olanda e Cile, ma a venir meno sono sopratutto le certezze di Del Bosque e dello spogliatoio spagnolo, letteralmente svuotato da quel carisma che i vari Piquè, Xavi e Iniesta erano soliti offrire come punto di appoggio. Il ricambio generazionale avverrà anche per le “Furie Rosse”, a farne le spese saranno proprio i senatori, e Xavi non può certo dirsi estraneo a questa vicenda.

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Centrocampista/trequartista – Yaya Tourè

L’elefante dallo strapotere fisico, il centrocampista tuttofare che fa sognare i tifosi dei Citizen non riesce ad esprimere al meglio il suo potenziale nella rassegna brasiliana. Ci aspettavamo una Costa D’Avorio più volenterosa e cattiva, con un attacco da far invidia a molte altre selezioni e un centrocampo tosto capitanato proprio da Yaya Tourè; non è andata così, anzi è stato tutto l’opposto con buona pace della fortunata, e scapestrata, Grecia che si è ritrovata agli Ottavi di finale senza nemmeno sapere il perchè.

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Attaccante esterno – Mario Balotelli

Nota dolente del calcio nostrano. Mario Balotelli si era presentato in Brasile con il favore dei media internazionali, la popolazione brasiliana l’aveva abbracciato e tutto sembrava andare per il meglio, soprattutto dopo il gol contro l’Inghilterra all’esordio. Poi il sogno è finito ed il ragazzo si è risvegliato “tutto bagnato”, quell’errore contro il Costa Rica è stato la “sliding door” azzurra, di lì in poi c’è stato solo declino per l’attaccante del Milan, ai margini del gioco in campo, del gruppo della nazionale, abbandonato al rientro in patria persino dal suo mentore Prandelli. Il risultato di tutto questo? Un altra foto su Instagram con il solito piglio da scapestrato. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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Attaccante esterno – Cristiano Ronaldo

Il Pallone d’oro 2014 non riesce a consacrarsi in questa rassegna brasiliana, anzi mette a nudo tutte le proprie problematiche di gioco dimostrando al Mondo intero come a calcio si giochi in 11. Tecnica e prestanza fisica non sono messe in discussione, Cristiano Ronaldo è, insieme a Messi, il giocatore più forte del Mondo al momento, c’è poco da dire, però la “stecca” a questa Mondiali è notevole, un solo gol per lui, quando tra l’altro serviva a poco o nulla.

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Punta centrale – Fred

I brasiliani amano il calcio e la propria nazionale, almeno così è stato fino alla semifinale contro la Germania, se sei un giocatore verdeoro e tutti ti odiano un motivo ci deve essere. Fred è il chiaro esempio di come nel calcio non esistano schemi certi, la punta del Fluminense, da sempre chiodo fisso di Scolari è stato il catalizzatore di tutte le critiche del popolo brasiliano. Poco mobile, tecnicamente modesto e poco impiegato nella manovra, in poche parole un “fantasma”. Per lui un solo gol contro il Camerun, poi l’oblio, culminato qualche giorno fa con l’addio alla maglia della sua nazionale.

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Allenatore – Cesare Prandelli

Sembrava doveroso “donare” un CT adeguato a questo 11, chi meglio di Cesare Prandelli allora per guidare la formazione Flop? Il tecnico nostrano ha denunciato tutti i suoi limiti, caratteriali e tecnici, lungo il corso della manifestazione. Incapace di saper gestire un gruppo eterogeneo, poco aperto a cambi di modulo e di formazione a fronte di risultanti da sempre non proprio incoraggianti. L’ostracismo dimostrato nei confronti di coloro si trovavano a scontrarsi con le sue decisioni e la scarsa attinenza a criticare il proprio operato sono alla base del fallimento del suo ciclo. La stessa conferenza stampa di dimissioni, con tanto di accenni alla politica e ai soldi dei contribuenti, è stato l’ennesimo “gargarismo” in cui si celano mancanza di stile e autocritica.

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Stefano Mastini (@StefanoMastini1)