SHARE

figc

La strada per l’elezione del nuovo presidente FIGC è irta e piena di ostacoli, a causa specialmente delle divisioni tra le parti chiamate ad esprimersi in merito. La cosa non sorprende visto che in Federazione quasi mai c’è stata unità di intenti o progettualità, basti pensare a semplici punti come la decisione giunta praticamente alla fine di dove e quando disputare la finale di Supercoppa Italiana l’anno scorso tra Juventus e Lazio, con una soluzione finale giunta solo dopo settimane di roventi polemiche e scambi di accuse. E fossero solo questi i veri problemi dell’italico sistema calcio…! Per la successione a Giancarlo Abete (che detto tra noi non è che avesse bisogno dell’ennesimo flop dell’Italia in una manifestazione internazionale per dimettersi) non c’è il nuovo che avanza, ecco il 71enne Paolo Tavecchio, al quale alcuni contestano la mancanza di importanza politica in ambito europeo, lui che invece nella politica vera c’è stato (con la DC) e risponde a Barbara Berlusconi che non è vecchio e gioca regolarmente a calcio. Il problema è: Tavecchio, hai davvero le energie necessarie per prendere di mano il calcio italiano e portarlo di nuovo almeno dove si respira?

NEMICI UNITI – Ora Andrea Agnelli e Claudio Lotito hanno ricevuto l’ingrato compito di redigere un cronopercorso entro il prossimo 24 luglio per cercare di trovare un’intesa comune tra tutti i presidenti della Lega Serie A trincerati dietro le loro personalissime idee, in modo tale che l’elezione del nuovo capo della FIGC risulti efficace e sincera e veda sulla poltrona di via Allegri un uomo forte e capace di innovare. Tornando alle questioni di mera politica, Tavecchio è sostenuto dall’altro grande “non giovane” Mario Macalli, da ben 17 anni presidente della ex Serie C, ora Lega Pro (a noi piaceva di più la vecchia denominazione), oltre che dal duo Lotito-Galliani, a loro volta spalleggiati da Mario Beretta, il numero uno della Lega Serie A. Invece il giovane ma “arrogante” Agnelli (come sostenuto da più parti, in ultima istanza proprio da Macalli) vorrebbe a capo della FIGC una persona giovane, magari un ex calciatore, che possa fare affidamento su altre figure con una consolidata esperienza manageriale. Da qui le proposte Vialli, Costacurta e Fabio Cannavaro, dopo che Demetrio Albertini si è fatto da parte (ma l’ex milanista mai sarebbe stato eletto, troppo riformista nonostante la vicinanza ad Abete). Secondo la nostra modesta opinione, dato lo scenario attuale, la figura più adatta a sobbarcarsi l’onere di guidare la FIGC sarebbe Andrea Abodi, presidente della Lega Serie B, che però ha dichiarato di non volere e potere candidarsi (“Ho ancora molto lavoro da fare nel mio attuale compito”).

PROBLEMI, PROBLEMI OVUNQUE – Finora si è deliberato senza sostanziali litigi solo su aspetti collaterali del calcio come l’introduzione delle bombolette spray da affidare agli arbitri per tenere a giusta distanza la barriera sui calci di punizione e l’inserimento del quarto sponsor sulle maglie da gioco. E’ quando vanno prese le decisioni più grosse che il teatrino calcio manda in scena le solite manfrine. Intanto la Serie A resta a 20 squadre con l’inevitabile strascico di un inabissamento del livello tecnico, la B addirittura a 22 e con la coda di eventuali play off e play out che, perdonateci, non rendono per niente avvincente e meritocratica la classifica finale; intanto i nostri giovani continuano ad andarsene all’estero (l’ultimo in ordine di tempo è Leonardo Pavoletti all’Hoffenheim) perché scarsamente tutelati; intanto gli stadi italiani crollano; intanto i settori giovanili non hanno un supporto federale pari a quelli della Germania; intanto anche quest’anno i debiti strangolano società del calcio professionistico come Siena e Padova (l’anno scorso è toccato a Piacenza e Triestina) senza che ci sia una tutela od una regolamentazione capace di impedire simili epiloghi; intanto la Serie A continua ad essere l’ultimo grande campionato d’Europa a partire in grande ritardo (il 31 agosto) ed anche questa che sembra una piccola sciocchezza è un aspetto che invece può fare la differenza nella prima parte della stagione per i club nostrani impegnati nelle coppe; intanto il 9 settembre partono le qualificazioni ad Euro 2016 e l’Italia (nel frattempo sprofondata al 14° posto nel Ranking FIFA) se tutto va bene avrà un nuovo ct da appena due settimane. Nel caso che si fa, richiamiamo Prandelli?

SHARE