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Roger Federer, a poche settimane dal ritorno in campo nella Rogers Cup a Toronto, torna a parlare, intervistato dal quotidiano spagnolo “El Pais”, ed in particolare si sofferma sul tennis moderno: “Il tennis è molto cambiato rispetto a quando sono arrivato sul circuito e c’erano giocatori come Sampras. Mi sento molto vicino a quel tennis, classico e tradizionale. Oggi tutti sono fortissimi, sanno servire bene, sanno giocare a rete, sulla linea di fondo, si muovono bene. Il tennis è diventato più uno sport di corsa che di accelerazioni e talento. Avere talento non basta nel tennis di oggi, è il lavoro quello che ti porta in alto. Da questo punto di vista, io con il mio stile di gioco parto in svantaggio. Ho dovuto effettuare diversi aggiustamente nel corso della mia carriera, però sono contento di non aver perso il mio stile di gioco. Forse si tornerà a giocare in un altro modo tra vent’anni ma nell’immediato futuro vedo quasi impossibile un ritorno allo stile degli anni ’90.”

Quando invece gli viene chiesto se si sente, come molti affermano, “perfetto” Roger risponde: ” Sono quello che sono. Può capitare che la gente pensi che io sia un ragazzo perfetto ma non lo sono affatto. Ho i miei problemi come tutti e faccio spesso anche delle figuracce che mi servono da insegnamento. Sono orgoglioso però di rappresentare bene il mondo del tennis e di essere il volto di tanti sponsor. Mi diverte. Se non provassi questa sensazione, ti assicuro, che abbandonerei tutto. A questo punto della mia vita, voglio fare ciò che realmente mi piace. Non intendo dipingermi come una persona perfetta. E’ vero sono una persona educata, rispettosa e sono consapevole di essere un esempio per i bambini. Però se questo porta a pensare che io sia perfetto…la verità è che non lo sono.”

A conclusione dell’intervista ancora una smentita sulla possibilità che il ritiro sia vicino: “Vado avanti. E’ vero, ho dei bambini e sono loro la mia priorità però il tennis è qualcosa che realmente mi piace. A mia moglie piace viaggiare, alle bambine anche. Non so cosa accadrà tra un anno, tre o cinque, non so rispondere. Mi piacerebbe prevedere il futuro e scoprire il momento del ritiro, ma per ora continuo a giocare finchè posso. Tutto dipende da come mi sentirò in futuro fisicamente e mentalmente. Molti tennisti finiscono la carriera stanchi di viaggiare e anche di giocare ed hanno il desiderio di fare altro. Per me la cosa più importante è continuare a vincere in campo e divertirmi mentre lo faccio, in modo che lo sforzo del fare e del disfare le valige sia ripagato. Se così non fosse, allora è meglio fermarsi. Gioco perchè amo il tennis e non perchè qualcuno mi obbliga a farlo.”

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